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Guerra

Un missile a raggio intermedio per l’Iran?

Il successo ottenuto lo scorso 22 aprile dall’Iran quando, grazie al lanciatore Qased, è stato messo in orbita il satellite Noor, ha provocato stupore e irritazione in Occidente, specialmente negli Stati Uniti. A sorprendere è stata sia le capacità del...
Iran satellite vettore (La Presse)

Il successo ottenuto lo scorso 22 aprile dall’Iran quando, grazie al lanciatore Qased, è stato messo in orbita il satellite Noor, ha provocato stupore e irritazione in Occidente, specialmente negli Stati Uniti. A sorprendere è stata sia le capacità del lanciatore spaziale sia la similitudine di questo con il missile balistico Shahab-3. Ciò è stato un “campanello d’allarme” per la neo costituita Space Force statunitense, tant’è che il lancio è stato oggetto di un’attenta e ampia analisi al fine di verificare se il Qased possa essere riconvertito in missile balistico a raggio intermedio.

I passi avanti nella missilistica

Nella simulazione computerizzata delle traiettorie è emerso che le industrie iraniane con il Qased abbiano fatto un passo avanti importante, andando a impiegare i punti di forza dello Shahab-3 nello sviluppo del lanciatore spaziale utilizzando anche caratteristiche tipiche dei missili balistici. Questo potrebbe creare un potenziale problema per la Nato perché, basandosi sulle sui dati tecnici pubblici, è emerso che il Qased -superando i 2.000 chilometri di raggio utile – potrebbe raggiungere senza difficoltà i Paesi dell’Europa centrale e parti di quella settentrionale, mettendo “sotto tiro” anche l’Italia e la Germania. Un allarme che rappresenta chiaramente più di un problema per gli Stati Uniti e per la Nato, anche perché è evidente come in Iran siano riusciti a migliorare le capacità balistiche e l’affidabilità dei vettori. Un ulteriore esempio di questi passi avanti è stato l’attacco del gennaio scorso in risposta all’uccisione del generale Qasem Soleimani, quando 12 missili hanno colpito la base statunitense di Ayn al Asad in Iraq senza provocare ingenti danni.

Ciò nonostante il raid missilistico è stato un “avvertimento” agli alleati degli Stati Uniti dell’area, specialmente rivolto a Israele e Arabia Saudita. Entrambi i Paesi, infatti, rientrano nella portata massima ufficiale di 2mila chilometri dei missili balistici dichiarata da Teheran. Ma lo sviluppo di un lanciatore di nuova generazione ed effettivamente affidabile potrebbe cambiare le carte al tavolo, perché l’Iran potrebbe riconvertirlo a uso militare andando così ad incrementare il raggio di azione delle forze missilistiche. Tema questo caro agli Stati Uniti che negli ultimi anni hanno accusato il governo di Teheran di utilizzare lo sviluppo dei lanciatori spaziali come copertura delle reali intenzioni, ovvero di realizzare missili balistici a raggio intermedio e in futuro intercontinentali.

Tra similitudine e differenze

Le differenze tra i due vettori sono principalmente nel propulsore poiché per colpire bersagli terresti è necessario avere una potenza maggiore, cruciale per trasportare un carico utile maggiore rispetto a quello di un satellite. Questa similitudine tra missili balistici e lanciatori venne -e viene tuttora- sfruttata negli Stati Uniti e nell’allora Unione Sovietica, con lo sviluppo dei secondi vincolato alla realizzazione dei primi. Il punto di partenza anche in Iran è stato lo stesso con lo Shahab-3 base per lo sviluppo del Qased. Sulla base di questa reciprocità il passo potrebbe essere anche inverso, con le aziende iraniane che sfrutterebbero i risultati ottenuti nel lanciatore per modificare e migliorare il missile balistico. Nella riconversione le difficoltà sarebbero pressoché identiche a quelle già affrontate, negli anni ’50 e ’60, dagli Stati Uniti e dall’Unione Sovietica e riguarderebbero il propellente utilizzato e i booster.

A far aumentare le incertezze è che lo Shahab-3 il Qased sono entrambi sotto il controllo della Forza aerospaziale del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, essendo inclusi nel programma missilistico iraniano. Questo, ovviamente, non da la certezza che il Qased sia considerato come punto di partenza per lo sviluppo di un missile balistico a raggio intermedio, ma i risultati ottenuti nell’unico lancio effettuato e la base comune con lo Shahab-3 potrebbero spingere il governo di Teheran su questa strada. Se dovessero esserne confermate l’affidabilità e le capacità, allora il “problema missilistico iraniano” non sarebbe più una questione solo mediorientale ma diventerebbe di portata europea.





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