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Politica

La Turchia parla con la Russia ma guarda agli Stati Uniti

Domenica 14 giugno il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, e il capo della Difesa, Sergei Shoigu, si sarebbero dovuti recare a Istanbul per prendere parte ai colloqui con la controparte turca sul futuro della Libia e della Siria. L’incontro...
Turchia Erdogan (La Presse)

Domenica 14 giugno il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, e il capo della Difesa, Sergei Shoigu, si sarebbero dovuti recare a Istanbul per prendere parte ai colloqui con la controparte turca sul futuro della Libia e della Siria. L’incontro è stato però annullato all’ultimo minuto e rimandato a data da destinarsi.

I due Paesi si trovano su posizione diametralmente opposte in entrambi gli scenari, ma sono riusciti fino ad oggi ad evitare un conflitto diretto mantenendo stabili i loro rapporti diplomatici. La Turchia, tra l’altro, si era molto avvicinata negli ultimi tempi alla Russia, ma Ankara sembra sempre più intenzionata a riallacciare i rapporti con Washington. O per lo meno a porsi ad un’equa distanza dalle potenze russa e americana.

Turchia e Russia

Le relazioni tra Turchia e Russia si sono intensificate da quando entrambi i Paesi sono impegnati nella guerra in Siria e più recentemente in quella in Libia. Ankara e Mosca hanno spesso dovuto raggiungere un accordo per evitare che la situazione sul terreno degenerasse, tanto in Siria quanto in Libia. Va infatti ricordato che nel primo caso la Turchia è schierata nel nord siriano in sostegno dei cosiddetti ribelli, che hanno fatto di Idlib la propria roccaforte. La Russia invece è entrata nel conflitto nel 2015 in difesa dal presidente Bashar al-Assad, già sostenuto dalle milizie iraniane. Recentemente – come spiegato su InsideOver da Mauro Indelicato – la tensione tra le due parti è tornata a salire proprio a Idlib dove, dopo alcuni mesi di tregua, sono ripresi i combattimenti.

In Libia la situazione è ugualmente tesa. La Turchia ha fatto da poco il suo ingresso nello scenario libico in difesa del Governo di accordo nazionale (Gna), l’unico riconosciuto a livello internazionale, mentre la Russia continua a sostenere il generale Khalifa Haftar. Nelle ultime settimane, proprio grazie all’intervento turco, la situazione sul campo si è ribaltata: Haftar ha dovuto mettere fine alla campagna per la conquista di Tripoli e accettare la proposta di cessate-il-fuoco avanzata dall’Egitto. A rifiutare la tregua però sono stati Fayez al-Serraj e la Turchia, forti delle vittorie conseguite contro l’Esercito Nazionale libico del generale. Ankara, dopo che per diverso tempo la sua proposta di inserirsi nel conflitto libico era stata respinta dal Gna, ha tutto l’interesse a vedere sconfitto nel più breve tempo possibile Haftar, per poter così godere degli accordi siglati con al-Serraj. E che comporteranno non pochi problemi per altri Stati mediterranei, primi fra tutti la Grecia.

Turchia e Stati Uniti

Come detto, negli ultimi tempi la Turchia si era sempre più avvicinata alla Russia: un esempio su tutti è quello della vendita degli S-400 russi ad Ankara, che ha avuto come diretta conseguenza la sospensione dell’acquisto degli F-35 americani e il relativo raffreddamento delle relazioni tra Turchia e Stati Uniti. Ankara però non ha ancora attivato il sistema missilistico russo, lasciando quindi un margine di manovra alla diplomazia americana per cercare di convincere la controparte turca a rinunciare agli S-400 in cambio di F-35 e Patriot. Gli Usa infatti non hanno mai rinunciato al riavvicinamento con la Turchia, né Ankara ha mai voluto mettere seriamente in pericolo le relazioni con l’alleato atlantico, come confermano le ultime notizie. L’8 giugno infatti il presidente turco e il suo omologo americano hanno avuto un colloquio telefonico definito da Recep Tayyip Erdogan come “l’inizio di una nuova era” nelle relazioni Usa-Turchia. Per gli americani, recuperare i rapporti con Ankara vuol dire prima di tutto poter contare su una forza regionale in grado di porsi come ostacolo all’espansione iraniana e russa in Medio Oriente; per la Turchia significa avere dalla propria parte un alleato potente a cui rivolgersi in caso di escalation nel Mediterraneo. Sempre guardando alla cronaca recente, c’è un altro episodio che sottolinea il riavvicinamento turco-americano: la condanna di un dipendente del Consolato americano a Istanbul.

L’arresto di Metin Topuz aveva portato gli Usa a stabilire delle restrizioni sui visti turchi, mentre la recente condanna è stata sì criticata aspramente dal Segretario di Stato Mike Pompeo ma non è stato preso alcun provvedimento contro la Turchia. Un dettaglio non trascurabile, anche considerando che la vicenda è avvenuta dopo il colloquio telefonico tra Trump ed Erdogan.

La Turchia tra Russia e Usa

Il riavvicinamento agli Stati Uniti non deve però far pensare che la Turchia abbia deciso di voltare le spalle alla Russia. Ankara cerca da tempo di mantenersi in equilibrio tra Oriente e Occidente, sfruttando da una parte l’appartenenza all’alleanza atlantica e il desiderio di Washington di avere un alleato in chiave anti-iraniana e anti-russa nella regione; dall’altra la rivalità russo-americana per mantenersi in buoni rapporti con la Russia, nonostante gli interessi spesso divergenti. Obiettivo finale del presidente turco è conquistare quel riconoscimento a livello internazionale che renda la Turchia una potenza regionale con cui sia Russia che Usa devono trattare quando si parla di Medio Oriente e Mediterraneo, come dimostra il ruolo sempre più preponderante assunto da Ankara in Libia.





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