La Turchia, secondo i dati Eurostat rilasciati a gennaio, ha aumentato del 26% le sue forze dell’ordine negli ultimi 10 anni: un dato in controtendenza rispetto alla media europea, che ha invece registrato un caldo del 10% nell’ambito della sicurezza. Il Paese anatolico può infatti contare su 307 mila poliziotti e 200 mila gendarmi, ma il presidente Erdogan è intenzionato ad aumentare ulteriormente il numero di agenti nel più breve tempo possibile. È in questo contesto che si inserisce la tanto discussa legge sui cosiddetti guardiani notturni (o bekci) che ha portato ancora una volta maggioranza ed opposizione allo scontro in aula. Ma chi sono questi guardiani e che ruolo avranno nella Turchia di Erdogan?
I Bekci
I guardiani notturni, come suggerisce il nome, sono cittadini turchi assunti dallo Stato per aiutare polizia e gendarmeria nello svolgimento delle loro funzioni. Secondo quanto affermato più volte dall’Akp, i bekci hanno principalmente il compito di controllare le strade nelle ore notturne per garantire la sicurezza dei cittadini. Questa particolare figura era stata abolita nel 2008, ma il partito del presidente Erdogan ha reintrodotto i guardiani notturni nel 2016 per aumentare il controllo in specifiche città del sud-est a maggioranza curda. Inizialmente erano stati assunti solo 2.400 persone, ma con il passare degli anni il loro numero è via via aumentato fino a raggiungere la 21 mila unità. Si tratta di forze di sicurezza di ottomana memoria, spesso rappresentate con un velo di nostalgia negli stessi film turchi, che erano solite girare per le strade armate solo di bastone e fischietto. La loro rinascita nel 2008 aveva già suscitato numerose critiche, ma il dibattito si è nuovamente infiammato a causa di una legge che ne aumenterà drasticamente i poteri. I guardiani notturni potranno infatti usare armi da fuoco, perquisire le persone, identificarle, fermare soggetti ritenuti sospetti, aiutare le altre forze dell’ordine durante le manifestazioni e persino raccogliere prove dalla scena del crimine. Come evidenziato da coloro che si sono opposti a questa legge, i bekci arriveranno ad avere gli stessi compiti e poteri di polizia e gendarmeria, senza però ricevere un’adeguata preparazione. Per loro infatti è previsto un addestramento di soli 90 giorni, troppo pochi per poter svolgere correttamente i compiti che saranno loro affidati. Non a caso a lanciare l’allarme sull’aumento dei compiti dei bekci non è stata solo l’opposizione, ma anche le associazioni che si battono per la tutela dei diritti civili: il timore è che i guardiani notturni diventino una sorta di polizia del buon costume e che a pagarne le conseguenze sia quella parte di società ben poco gradita al presidente.
Una milizia privata?
Il vero timore dell’opposizione però è un altro. I guardiani notturni, come detto, sono stati introdotti per volere dell’Akp di Erdogan e secondo i loro detrattori la maggior parte dei suoi componenti sono giovani vicini al partito del presidente. A ciò si aggiunge un altro dettaglio molto importante: i bekci, a differenza delle normali forze dell’ordine, devono rispondere direttamente al Governo. Con la nuova legge, tra l’altro, i loro poteri aumenteranno e non è chiaro quali regole di condotta dovranno rispettare né su quali meccanismi giuridici i cittadini potranno far leva nel caso in cui si ritenessero vittima di aggressione o abuso di potere. Secondo l’opposizione, l’intento del presidente Erdogan è di trasformare i guardiani in vere e proprie milizie secondo il modello dei Basij iraniani, la forza alle dirette dipendenze dell’ayatollah Khamenei. In questo modo il capo di Stato potrebbe contare su gruppi armati di fiducia da usare sia durante le manifestazioni contro il suo Governo, sia in scenari ben più gravi come quello di un nuovo colpo di Stato.
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