La recessione dell’economia globale scatenata dal Covid-19 sta minacciando la stabilità del Kazakistan. Il crollo dei prezzi del petrolio e del gas naturale e l’impatto del virus sulla Cina, costretta a rallentare l’espansione della Nuova Via della Seta in Asia centrale, potrebbero indebolire la nazione guidata dal presidente Tokayev. Astana è stata costretta a ridurre le esportazioni di petrolio verso la Cina, dove la domanda interna si è contratta a causa della diffusione del virus, mentre la produzione è stata tagliata di 390mila barili al giorno per adempiere ai termini dell’accordo OPEC+. Le conseguenze rischiano di essere pesanti: un indebolimento della valuta nazionale ed un aumento della disoccupazione. La speranza è quella di potenziare l’Astana International Finance Center (AIFC), un hub finanziario che sta ricevendo importanti iniezioni di liquidità da istituti come la Banca Mondiale e che potrebbe facilitare la ricostruzione dell’Asia Centrale in assenza della Cina.
Quale guturo
L’Astana International Financial Centre mira a connettere le economie dell’Asia Centrale, del Caucaso, dell’Unione Euroasiatica, della Cina Occidentale, del Medio Oriente e dell’Europa. Questo obiettivo può essere raggiunto grazie alla posizione strategica che il Kazakistan ricopre sullo scenario globale e viene facilitato dalla presenza di diversi organismi interni. L’AIFC Management Council è l’organo di vertice e vede la partecipazione di leader finanziari internazionali di alto profilo ed è presieduto dal Presidente del Kazakistan. L’AIFC Authority, invece, si occupa di sviluppare un piano strategico complessivo, di promuovere la struttura sui mercati e di attrarre nuovi partecipanti. Tra gli organi più importanti c’è anche il Centro Internazionale per gli Arbitrati che ha la funzione di risolvere le dispute che le parti hanno deciso di risolvere tramite arbitrato. L’AIFC ambisce a divenire uno dei 20 centri finanziari asiatici più importanti nel giro dei prossimi dieci anni ed adotta l’inglese come lingua ufficiale per le proprie attività.
Le prospettive
Il futuro dell’Asia Centrale potrebbe dunque passare da Astana, che potrebbe ergersi a potenza dominante nella regione approfittando dei problemi interni della Russia. Mosca è alle prese con una grave epidemia interna da Covid-19, deve pensare anche all’export energetico verso l’Europa e potrebbe dunque lasciare mano libera nell’area all’esecutivo kazako. Secondo Arne Elias Corneliussen, fondatore e direttore della Global Geopolitical Analysis, l’economia russa è però forte e resiliente ed il Paese dovrebbe continuare ad esercitare anche in futuro la propria influenza sulla regione. La Cina, invece, potrebbe non mollare la presa: gli investitori della Repubblica Popolare potrebbero approfittare della situazione internazionale ed investire in Asia centrale. Pechino intende coinvolgere le nazioni dell’area nella propria sfera d’influenza economica e ciò potrebbe garantire alla regione un adattamento più facile alla realtà del mondo post Covid-19. Il miglioramento della situazione sanitaria in Cina, peraltro, ha consentito a Pechino di rafforzare la propria immagine e di inviare aiuti medici all’estero: quattro nazioni dell’Asia Centrale li hanno accettati. Il Covid-19 potrebbe dunque rafforzare la volontà cinese di procedere con la Nuova Via della Seta in futuro.
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