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Gli esigui accantonamenti delle banche Ue sono un rischio?

Le banche statunitensi, per ora, battono in quanto a prudenza le concorrenti europee. Nelle ultime settimane la tempesta economico-finanziaria legata alla crisi del coronavirus ha spinto tutti gli istituti di prima fascia del pianeta a accantonare riserve strategiche per prevenire...
Economia Stati Uniti borsa

Le banche statunitensi, per ora, battono in quanto a prudenza le concorrenti europee. Nelle ultime settimane la tempesta economico-finanziaria legata alla crisi del coronavirus ha spinto tutti gli istituti di prima fascia del pianeta a accantonare riserve strategiche per prevenire fasi di dura emergenza.

Tuttavia, in questa occasione il realismo delle majors statunitensi, tradizionalmente spericolate, è stato superiore a quello delle controparti di oltre Atlantico. Negli Stati Uniti, del resto, complice un modello economico rivelatosi ben presto difficile da sostenere, sotto gli occhi di tutti si stanno palesando le problematiche legate alla crisi del coronavirus: in poche settimane il numero di disoccupati ha toccato quota 22 milioni, il crollo del Pil nel primo trimestre è stato vicino al 5%, il secondo trimestre è previsto destinato a concludersi con dati da incubo (-20/-30% secondo alcune stime) e l’amministrazione Trump ha rapidamente esaurito la spinta del primo intervento da 2 trilioni di dollari.

Mentre Trump e i suoi varavano lo stimolo keynesiano all’economia in difficoltà le principali banche statunitensi si premunivano di fronte al rischio di un prolungato inverno. Con gli utili dimezzati o ridotti a un terzo molti istituti hanno accolto l’appello del Financial Times a congelare la distribuzione di dividendi in favore di un crescente accantonamento precauzionale, superiore anche a quello messo in campo nel 2008. Come scrive Il Fatto Quotidiano, le sette principali banche americane (JPMorgan, Bank of America, Citi, Wells Fargo, Us Bancorp, Goldman Sachs, Pnb) hanno costituito per coprire i rischi di perdite sui crediti e le inadempienze legate all’epidemia di Covid-19 nel primo trimestre fondi di garanzia dal valore complessivo di 27 miliardi di dollari. “Data la probabilità di una recessione molto forte, era necessario costituire delle riserve di credito”, ha dichiarato Jamie Dimon, ad di JPMorgan.

La mossa è estremamente ragionevole. Le banche si trovano di fronte al rischio di ricevere una pressione crescente sul fronte della domanda di denaro e liquidità da parte di imprese e cittadini, specie in una fase di acuta crisi: l’elevata volatilità e il rischio di controparte giustificano accantonamenti tanto ampi, specie in un sistema dove la leva tra risorse liquide impiegate e fondi mobilitati nel complesso è elevata come negli Stati Uniti.

L’Europa in questo contesto procede a velocità diversificate. Nell’area extra-euro, colossi come Hsbc e Credit Suisse hanno preso consapevolezza del problema e stanno provvedendo a fortificare le loro riserve. In confronto, fa notare il Fatto, “i 500 milioni di euro di accantonamenti per coprire i rischi di credito, annunciati il 27 aprile da Deutsche Bank, sembrano irrisori. La principale banca italiana, Unicredit, particolarmente esposta alla crisi a causa del blocco dell’ economia italiana, ha fatto la stessa scelta, mettendo da parte solo 900 milioni di accantonamenti, in attesa di vedere come va. Sandanter, il principale istituto bancario spagnolo, ha preso un po’ più di precauzioni, accantonando 1,6 miliardi di euro aggiuntivi. Tutte le banche hanno rinunciato per il momento a distribuire i dividendi, ma solo su richiesta della Bce, che ha chiesto una sospensione fino al primo ottobre”.

Le banche europee risultano maggiormente dipendenti dall’umoralità dei loro azionisti e non possono lanciare un messaggio negativo che farebbe dubitare della loro tenuta sistemica. Resta poi il problema dei crediti deteriorati e delle garanzie richieste in termini di accantonamenti futuri in caso di avanzamento delle politiche di apertura alla liquidità condotte dai governi. Se si concretizzasse l’ipotesi di una “bad bank” in cui scaricare i crediti deteriorati e i titoli tossici, il sistema europeo potrebbe resistere anche senza acantonare miliardi su miliardi di riserva contro il rischio di controparte e il potenziale default dei clienti. Ma l’asimmetria appare una costante, in questa fase, senza la certezza di un intervento poderoso e profondo della Bce a sostegno delle economie europee. Esser sorpassate per prudenza dalla finanza Usa, per le banche europee, è un campanello d’allarme: l’Unione potrebbe non aver visto che l’inizio di una crisi grave e mordente, e per il futuro sarà doveroso attrezzarsi.





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