I rapporti tra Stati Uniti e Turchia negli ultimi tempi sono stati sempre più tesi, soprattutto dopo l’acquisto a luglio da parte di Ankara del sistema di difesa russo nonostante le forti rimostranze espresse da Washington. Con quel gesto Recep Tayyip Erdogan ha mosso un passo in più verso Vladimir Putin a discapito delle relazioni con l’alleato atlantico, sfruttando un periodo di intesa con la Russia sul dossier siriano. A meno di un anno dall’acquisto degli S-400, la Turchia sembra stia riconsiderando le sue alleanze e nel fare ciò sta usando anche l’emergenza causata dalla diffusione del coronavirus nel mondo.
La Turchia in soccorso degli Usa
Il presidente turco Erdogan ha di recente inviato negli Usa 500 mila mascherine chirurgiche, duemila litri di disinfettante, 500 protezioni per il volto e 1.500 occhiali da usare nella lotta al coronavirus. Insieme al materiale sanitario, secondo quanto riportato dai media turchi, il capo di Stato ha anche fatto recapitare al suo omologo americano una lettera in cui esprimeva la vicinanza della Turchia agli Stati Uniti. “Può star certo che noi, in quanto partner affidabile e forte, continueremo a dimostrare la nostra solidarietà in ogni forma possibile”, è una delle frasi più importanti contenute nella missiva. Il presidente turco ha sottolineato quanto importanti siano le relazioni con gli Stati Uniti anche in una successiva conferenza stampa in cui dava conto ai media dell’invio di aiuti umanitari negli Usa. “Un aereo militare turco è atterrato alla Joint Base Andrews per fornire materiale sanitario e altri prodotti agli Stati Uniti, nostri amici e alleati Nato, per aiutare il popolo americano nella lotta contro il coronavirus”.
La Turchia si è particolarmente distinta nel corso dell’epidemia per il numero di Paesi a cui ha fornito il proprio aiuto, rivolgendo la propria attenzione ai Balcani e agli Stati dell’Asia centrale per espandere la propria influenza verso aree del mondo strategicamente importanti – approfittando anche dell’assenza dell’Europa. Ma nel caso dell’invio di materiale verso gli Stati Uniti la posta in gioco è ben altra. Dopo un periodo di turbolenza nei rapporti con gli Usa e un cauto avvicinamento verso la Russia, Erdogan sembra pronto a cambiare nuovamente alleato. Non è un caso che il presidente turco nella lettera al suo omologo americano e nelle dichiarazioni alla stampa abbia fatto riferimento alla comune appartenenza all’Alleanza atlantica, presentando la Turchia come amica e alleata degli Stati Uniti. Va inoltre considerato che l’invio di materiale sanitario è solo l’ultima mossa che fa sempre più pensare a un riavvicinamento tra Ankara e Washington. A inizio mese infatti il Governo turco ha deciso di rinviare l’attivazione dei tanto discussi S-400. Secondo alcune fonti interne, la decisione sarebbe stata presa a causa dell’emergenza sanitaria che il Paese sta affrontando e si tratterebbe per tanto di un semplice ritardo rispetto alla tabella di marcia precedentemente concordata. Ma diversi analisti ritengono che la vera motivazione sia un’altra. La Turchia si starebbe riavvicinando sempre più agli Stati Uniti e perché ciò sia possibile è indispensabile rinunciare al sistema di difesa russo. È in questo contesto quindi che si inserisce tanto il recente invio di materiale medico negli Usa quanto le parole – di certo ben ragionate – che il presidente turco ha utilizzato nella lettera indirizzata a Trump.
Ciò non vuol dire tuttavia che Erdogan abbia voltato le spalle alla Russia per tornare nelle braccia degli Stati Uniti. Le ultime mosse del presidente turco fanno ben sperare in una nuova intesa Ankara-Washington, ma molto dipende anche dalla piega che gli eventi prenderanno in Siria e in Libia, così come da ciò che gli Usa saranno disposti ad offrire alla Turchia per convincerla ad allontanarsi dalla Russia.
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