Il ministro della Difesa Amir Hatami ha dichiarato che le forze armate di Teheran sono in possesso di tre droni da combattimento. I velivoli hanno un raggio d’azione di 1500 chilometri, sono in grado di trasportare ordigni e missili, possono monitorare i movimenti nemici da una distanza considerevole ed operano ad un altezza di circa 13mila metri. I droni, che sono stati realizzati dall’industria bellica iraniana con la partecipazione di università locali, sono vitali per la difesa dei confini del Paese, in particolare nel Golfo Persico e nell’area dello Stretto di Hormuz. La mossa di Teheran è destinata a suscitare l’ira di Riyadh e Washington, alleati e nemici dell’Iran.
I rapporti con Washington
Le tensioni nel Golfo Persico sono già alte: undici unità delle forze navali dei Pasdaran hanno infatti accerchiato, alcuni giorni fa, alcuni mezzi navali della US Navy e della Coast Guard operanti nella zona. Le manovre dei barchini iraniani, come riferito da Washington e riportato dal sito Formiche.net, sono state “pericolose e provocatorie” ed hanno aumentato il rischio di possibili “errori di calcolo e collisioni”. Ci sono poi le dichiarazioni di Donald Trump che ha affermato che Teheran e le milizie alleate hanno pianificato un attacco contro gli interessi americani in Iraq. Non sarebbe, peraltro, una novità dato che l’Iran ha già condotto, prima e dopo l’assassinio del Generale Qassem Soleimani, una serie di operazioni in loco miranti ad espandere la propria influenza nella regione grazie all’impiego di milizie fedeli. I rapporti tra Teheran e Washington sono comunque stati danneggiati, in maniera probabilmente irrimediabile, dalla decisione americana di ritirarsi dall’Accordo sul Nucleare Iraniano siglato dall’Amministrazione di Barack Obama. La “massima pressione” esercitata da Donald Trump ha portato a nuove sanzioni contro l’Iran che ne hanno danneggiato l’export petrolifero e l’economia.
I rapporti con Riad
Il Golfo risente delle tensioni tra Iran ed Arabia Saudita, su posizioni opposte in tutto il Medio Oriente. I focolai di tensione sono molti: dalla Siria, dove Teheran sostiene il governo di Bashar al-Assad mentre Riyadh è più vicina alle fazioni radicali che gli si oppongono allo Yemen dove, invece, l’Iran è schierato con i ribelli Houthi, rivali strategici dell’Arabia Saudita. C’è, poi, il caso del Qatar: Doha è stata isolata da Riyadh, Manama, Dubai ed Il Cairo perché considerata troppo vicina a Teheran e ciò ha portato ad un vero e proprio embargo nei confronti del Qatar da parte dei Paesi confinanti. In Bahrein, invece, l’Arabia Saudita è già intervenuta, anni fa, per impedire che i dimostranti sciiti rovesciassero la monarchia sunnita degli Al-Khalifa, alleati proprio con Riyadh. Uno scontro diretto tra le due nazioni rivali sembra però improbabile, anche perché si rivelerebbe distruttivo tanto dal punto di vista delle perdite umane quanto di quelle economiche. La pandemia di Covid-19, che ha colpito duramente l’Iran e che è destinata ad avere effetti recessivi anche sull’Arabia Saudita, potrebbe congelare la situazione sul campo.
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