Barack Obama non può ricandidarsi, ma sta in qualche modo prendendo parte alla corsa per la Casa Bianca. Soprattutto perché a vincere le primarie democratiche è stato Joe Biden, l’uomo che Obama aveva scelto come vice-presidente per due mandati consecutivi. Biden ha una personalità mite ed è in grado di interpretare al meglio la parte del numero due. Questo gli è stato riconosciuto da più parti. Ora si tratta di convincere gli americani che Biden è adatto anche per fare il numero uno. L’operazione non è semplice.
C’è stato un momento in questa campagna – un momento anche abbastanza lungo – in cui Bernie Sanders sembrava essere riuscito a far dimenticare al popolo degli asinelli la nostalgia per gli anni di Obama. Ma è andata in maniera molto diversa. E il trionfo di Biden coincide con la vittoria interna della corrente che fa riferimento al primo presidente afroamericano della storia degli Stati Uniti. La corrente moderata ma anche in grado di cavalcare, almeno in parte, le istanze liberal. In queste ore, Barack Obama è intervenuto su Twitter sulle polemiche relative al voto in Wisconsin, ha detto la sua sulle “fake-news”, ha chiesto di tutelare la democrazia da una possibile compressione dovuta alla pandemia da Covid-19 ed ha anche comunicato alla stampa, mediante un suo portavoce, di essere pronto a sostenere in maniera in diretta il suo ex vice. Obama scenderà in campo per la campagna elettorale, dopo essere rimasto nascosto per un po’.
Sul perché l’ex presidente non abbia sostenuto Biden sin da subito gli opinionisti si dividono: c’è chi sostiene che Barack Obama non fosse troppo convinto che Biden potesse vincere e chi racconta come l’ex inquilino della Casa Bianca abbia voluto evitare di influenzare troppo la contesa. Fatto sta che i Democratici adesso devono trovare una sintesi capace di evitare che le preferenze destinate al “vecchio leone” del Vermont si disperdano tra Trump ed il non voto. L’America profonda di Sanders sta chiedendo a gran voce a Joe Biden di inserire nel suo programma elettorale la Medicare for all, la riforma sanitaria che guarda alla garanzia pubblica. Biden per ora ha nicchiato, mentre Donald Trump ha stabilito delle tutele federali alle persone che si sono ammalate o che si ammaleranno per via del nuovo coronavirus. La sanità e la natura delle misure di contenimento rappresentato in questi giorni i due principali piani di scontro.
Donald Trump, nel frattempo, sta rimarcando come veda impossibile un’alleanza che preveda Alexandria Ocasio Cortez e Joe Biden andare a braccetto. Le distanze tra la “nuova sinistra” e la piattaforma programmatica di Biden sono siderali. Obama, nella strategia degli asinelli, deve sanare quelle differenze, mischiando il tutto con la sua narrativa immaginifica, che doveva funzionare anche nel 2016. Joe Biden non è Hillary Clinton, ma i Dem hanno già schierato l’intera famiglia Obama durante i comizi elettorali. Sappiamo com’è andata a finire.
Barack Obama può rientrare dalla finestra? La domanda circola. Michelle potrebbe essere un buon nome per la vice-presidenza. L’ex first lady non è stata disposta a candidarsi alle primarie e difficilmente accetterà un ruolo diverso da quello della protagonista. Biden ha dichiarato che Obama sarebbe un buon giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti, ma anche questo scenario rimane del tutto improbabile, per quanto la nomina spetti al Commander in Chief ed al Senato.
Nel momento in cui scriviamo, appare probabile che Obama stia preparando il terreno per il 2024: se Biden dovesse perdere contro Trump, i Dem avrebbero in Michelle l’unica carta giocabile in prospettiva. Almeno per quel che riguarda la corrente moderata. Poi c’è la “nuova sinistra” dei Sanders e delle Cortez, che sono rimasti minoritari nonostante alcuni elementi suggerissero il contrario.
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