La Corte costituzionale tedesca sta marciando in direzione spedita verso una data clou: il calendario dei lavori prevede che il prossimo 5 di maggio i giudici teutonici si pronuncino sul rapporto che intercorre tra uno strumento economico sovra-istituzionale, ossia il quantitative easing, e il sistema giuridico tedesco.
Trattasi di comprendere se esiste o meno una compatibilità tra un singolo istituto di politica economica e un complesso di fonti nazionali. E questo passaggio è destinato ad influire sulle sorti delle trattative che si stanno tenendo in seno alla Unione europea. Ma non solo: è possibile che la stessa Ue, e dunque di rimando la Bce, subiscano qualche contraccolpo. E questo sarà vero solo nel caso in cui la Corte dovesse optare per la mancata conciliabilità.
Gli “strumenti straordinari” che le nazioni del Sud del Vecchio continente domandano in relazione alle conseguenze economiche dovute alla pandemia del Covid-19, del resto, dovrebbero poter contare, per essere disposti sul piano della concretezza, sulla elasticità di opinione di Germania, Olanda, Austria e Finlandia, che per ora non sembrano intenzionate a rivedere le loro posizioni in materia. L’ostruzionismo delle quattro nazioni avversarie delle richieste italiane persiste. La Banca centrale europea ha da poco sfoderato il suo “bazooka”: il nuovo quantitative easing, che dovrebbe servire anche a coprire le insolvenze delle aziende europee in questo periodo. I soldi dovrebbero provenire da ogni Stato. Così come dovrebbe avvenire con il Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, che servirebbe quasi come ultima istanza salvifica.
Ma i giudici della Corte costituzionale tedesca, e questo è il fulcro del ragionamento, potrebbero considerare il “bazooka” della Bce incompatibile con i loro pilastri giuridici nazionali. Sulla scia di quanto riportato da Italia Oggi, peraltro, vale la pena sottolineare come la disputa possa interferire anche con un altro grande oggetto di discussione odierna, appunto il Mes, che leader europei come Giuseppe Conte ritengono ormai desueto, almeno così com’è stato immaginato, per contrastare l’eccezionalità delle condizioni odierne.
Sul Mes, però, si dovrebbe decidere dopo la sentenza della Corte Costituzionale tedesca sul quantitative easing, che servirebbe invece ad acquisire titoli pubblici delle nazioni in crisi. L’incastro – si vede bene – è davvero complesso. Ma il responso dei giudici tedeschi sarà in grado di definire l’andazzo. Quantitative easing e Mes sono due istituti diversi, ma sembrano essere legati da un destino comune, che poi è quello dell’Unione europea e della Banca centrale guidata oggi da Christine Lagarde.
La partita ha anche uno sfondo ideologico: l’ultimo articolo scritto da Mario Draghi, un esponente fautore di quello che si chiama pure “allentamento quantitativo”, è apparso sul Financial Times. E in quella disamina, l’ex presidente della Bce è stato piuttosto chiaro: “È già chiaro che la risposta deve comportare un aumento significativo del debito pubblico”. Quella di Draghi è una delle due visioni in campo. L’altra è appunto quella delle quattro nazioni che di elasticità sugli strumenti non vogliono sentir parlare.
Esiste un precedente, che la fonte sopracitata ha ben rimarcato: “Rapido ripasso: dopo le sentenze della Corte europea a favore dell’ Omt e del Qe, nel 2016 anche la Corte costituzionale tedesca aveva riconosciuto anch’ essa la legittimità del Quantitative easing, ma a patto che la Bce si attenesse a limiti molto stringenti, primo fra tutti che il volume degli acquisti di titoli di Stato fosse limitato e preordinato”, si legge su Italia Oggi. Quello che sta accadendo in Europa per via della pandemia da Covid-19, però, potrebbe suggerire di allargare le maglie dei vincoli previsti all’epoca. Risulta possibile che la Corte costituzionale tedesca si soffermi, e parecchio, proprio questo aspetto dei “limiti”.
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