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Politica

La sfida difficile di Al Zurfi, il nuovo premier designato dell’Iraq

Troppo sciita per i sunniti, troppo “americano” per gli sciiti: l’Iraq da mesi cerca un nome che possa mettere d’accordo tutti per guidare il Paese, visto che il premier uscente Mahdi si è dimesso ad ottobre e, da allora, non...
Proteste in Iraq (LaPresse)

Troppo sciita per i sunniti, troppo “americano” per gli sciiti: l’Iraq da mesi cerca un nome che possa mettere d’accordo tutti per guidare il Paese, visto che il premier uscente Mahdi si è dimesso ad ottobre e, da allora, non si è trovato un nuovo primo ministro. Ma il nome verso cui è caduta la scelta del presidente Salih, ha quei “peccati originali” sopra descritti agli occhi di molti: Adnan al Zurfi infatti, 56 anni di Najaf, è stato chiamato a formare un nuovo esecutivo ma la sua figura non appare in grado di accomunare le varie forze politiche irachene. E questo per via sia del suo curriculum che del suo passaporto.

Una vita legata alle insegne del partito Dawa

Al Zurfi, come detto, è nato a Najaf e dunque in una delle città sante sciite dove ai tempi di Saddam l’opposizione all’ex rais era ben radicata. Ed Al Zurfi, nel pieno della guerra con l’Iran, si è iscritto in quella che è da sempre una delle formazioni guida degli sciiti iracheni, ossia il partito Dawa. Per il suo attivismo all’interno di questo movimenti, nel 1988 è stato condannato all’ergastolo: per lui, rinchiuso nel carcere di Abu Ghraib, l’accusa era quella di aver collaborato con militanti e gruppi paramilitari durante il conflitto con Teheran. Il nome di Al Zurfi per tal motivo è diventato tra i più popolari tra gli sciiti e, in particolare, nel mondo dell’opposizione a Saddam Hussein.

Al Zurfi, in seguito, uscirà dal carcere nel 1991 grazie ad un tentativo di evasione andato a buon fine durante le rivolte contro il governo scatenatesi a seguito della sconfitta dell’Iraq nella prima guerra del golfo. Da allora risiederà all’estero e, in particolare, negli Stati Uniti. Tornerà in patria solo nel 2003, alla caduta di Saddam Hussein. Da allora, ha svolto diversi incarichi politici legati sempre al partito Dawa, nel frattempo andato al potere. Spicca, tra le altre cose, la sua esperienza pluriennale come sindaco di Najaf, oltre che come parlamentare da sempre impegnato all’interno del blocco sciita. Ed è forse questo quello che più pesa nella sua immagine ai vari movimenti sunniti, i quali potrebbero non vedere di buon occhio la sua nomina.

La cittadinanza americana

Come detto in precedenza però, Al Zurfi ha vissuto gli anni dell’esilio dall’Iraq soprattutto negli Stati Uniti. Qui ha abitato a Chicago, divenendo uno dei personaggi più noti dell’opposizione irachena a Saddam Hussein. E questo attualmente è l’altro elemento di peso che contraddistingue la sua immagine: Al Zurfi ha infatti la cittadinanza statunitense, caratteristica questa che di certo non è ben vista dalle fazioni sciite più vicine all’Iran.

Anzi, come segnalato dal sito Thearabweekly.com, più volte anche in passato il premier designato è stato accusato dai suoi detrattori di essere una spia americana. Notizie sempre smentite dal diretto interessato, ma che denotano comunque un sentimento non proprio benevolo da parte di una fetta non indifferente del mondo sciita iracheno. Per il primo ministro designato comunque, la strada appare in salita: formare un governo, in condizioni politiche poco stabili e con diverse forze da mettere d’accordo, appare un compito molto arduo. L’unico elemento che potrebbe funzionare come collante tra i vari gruppi, è l’esigenza attuale di frenare la corsa del coronavirus che, specialmente in Iraq, potrebbe far collassare il già fragile e carente sistema sanitario.





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