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L’Italia chiede aiuto al Mes? Attenzione al tranello tedesco

La firma per riformare il Meccanismo europeo di stabilità (Mes) doveva essere messa nero su bianco lo scorso 16 marzo. Alla fine, complice la pressione di numerosi governi europei, impegnati in una drammatica lotta contro il Covid-19, l’Eurogruppo ha rimandato...
Gualtieri Mes

La firma per riformare il Meccanismo europeo di stabilità (Mes) doveva essere messa nero su bianco lo scorso 16 marzo. Alla fine, complice la pressione di numerosi governi europei, impegnati in una drammatica lotta contro il Covid-19, l’Eurogruppo ha rimandato la fumata bianca. I burocrati di Bruxelles sono tuttavia stati chiarissimi: non appena la crisi provocata dal nuovo coronavirus sarà un lontano ricordo, il Mes si finalizzerà.

Nel frattempo, in questi giorni concitati, è spuntata un’ipotesi allettante riguardante proprio il Fondo salva-Stati. Dal momento che il Mes ha una potenza di fuoco di 410 miliardi di euro, la proposta gettata sul tavolo è quella di utilizzare questi soldi per far fronte all’emergenza sanitaria ed economica in corso in gran parte d’Europa. In altre parole, si tratterebbe di attingere ai soldi del Mes togliendo però tutti i vincoli, Troika e obblighi vari compresi.

I 410 miliardi del Mes

Come ha scritto Il Fatto Quotidiano, l’Italia sta trattando in sede europea proprio le modalità attraverso le quali coinvolgere il Mes nella guerra contro il Covid-19. In questo momento, infatti, chiedere l’aiuto del Fondo salva-Stati sarebbe l’unico modo per poter accedere alle cosiddette Omt (Outright monetary transactions) della Banca centrale europea, ovvero alle operazioni di acquisto illimitato di titoli di Stato.

Detto altrimenti, nei prossimi mesi i Paesi dell’Eurozona spenderanno centinaia di miliardi per contenere uno choc economico senza precedenti. Il problema è che alcuni Stati membri, tra cui l’Italia, hanno un debito elevato. Nel caso del nostro Paese, Roma ha un enorme debito pubblico che viaggia intorno al 150% del pil: una mina – temono da Bruxelles – che potrebbe deflagrare da un momento all’altro affossando tutta l’Ue. Solitamente a garantire la stabilità del sistema dovrebbe scendere in campo una banca centrale: la Bce lo ha fatto, in ritardo, ma i dubbi restano. Da qui l’eventualità di ricorrere ai denari del Mes.

L’Italia ha sollecitato il capo dello stesso Mes, Klaus Regling, il quale – scrive sempre Il Fatto Quotidiano – ha suggerito “che tutti gli Stati potrebbero richiedere il sostegno dell’Eccl al fine di ridurre il possibile effetto stigma”. Ricordiamo che l’Eccl è una porta di accesso all’aiuto della Bce soggetta a particolari condizioni “rafforzate”. Ciò significa che il Mes può percorrere questa strada solo dietro “condizionalità”. Da questo punto di vista il Paese che fa una richiesta del genere deve firmare un memorandum in cui si impegna ad attuare misure per rientrare dall’esposizione, tra cui tagli e tasse.

L’altra faccia della medaglia

Dall’altra parte è pur vero che dare un ruolo al Mes nella gestione della crisi potrebbe essere pericoloso. La Verità, ad esempio, sostiene che chiedere aiuto al Fondo salva-Stati equivale a stringere un cappio attorno al collo dell’Italia. Due sono i motivi a sostegno della citata posizione.

La prima è che il Meccanismo europeo di stabilità impone condizionalità, e quindi il fatto di essere pronti, in un secondo momento, a ingoiare la medicina amara dell’austerità. La seconda riguarda invece la carenza effettiva di soldi sui quali può contare il Mes; questi soldi, come se non bastasse, dovremmo prima versarli e poi richiederli, autodenunciandoci di fatto come un Paese a rischio.

Ma ci sono altre due possibili negatività da prendere in considerazione. Intanto la richiesta italiana necessiterebbe di una riforma dello statuto e non sappiamo se i tempi potrebbero consentirlo. Dopo di che, visto e considerando che solo la Bce può risolvere la crisi, potrebbe essere un’idea migliore fare in modo che sia la stessa Banca centrale europea a rilevare le quote del Mes, così da restituire a ciascun Paese quanto speso. In tal caso l’Italia riceverebbe quasi 60 miliardi.

Il capo delegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo, Carlo Fidanza, e il co-presidente del gruppo Ecr Raffaele Fitto, sostengono in una nota che “’intervento straordinario da 750 miliardi annunciato dalla Bce rappresenti “l’unica via da seguire per garantire agibilità al sistema produttivo e ai suoi meccanismi di finanziamento”. Tralasciando “la linea tedesca sposata dalla Lagarde con le sue improvvide dichiarazioni”, Fidanza e Fitto aggiungono che il bazooka della Bce, da solo, non asta. A questo, infatti, “si devono affiancare misure nazionali più incisive di quelle previste dal decreto “cura Italia” per garantire liquidità straordinaria alle imprese ed evitarne la chiusura”. Bocciate senza appello le altre ipotesi sul tavolo, tra cui “l’utilizzo dell’attuale MES” o “il lancio di coronabond”, i quali rischiano di “avere un effetto limitato e di porre agli Stati più indebitati come l’Italia delle condizioni capestro assolutamente inaccettabili”.





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