L’India si blinda: il paese, con 1.3 miliardi di cittadini, non solo ha una densità di abitanti molto elevata ed in cui potrebbe essere facile far trasmettere il virus, ma deve fare i conti con un sistema sanitario nazionale non così diffuso capillarmente e ritenuto non molto affidabile nelle aree rurali. Per questo il governo di New Delhi ha imposto misure straordinarie a livello federale mentre, all’interno della federazione, ogni singolo Stato ha risposto implementando ulteriormente le misure stringenti a seconda delle esigenze riscontrate. L’India ha paura, ma non solo lei: se il Covid-19 dovesse far breccia qui, le ripercussioni sanitarie sarebbero drammatiche anche a livello internazionale.
Il Paese messo in quarantena
Per un mese intero l’India è destinata, così come buona parte oramai delle varie nazioni dell’area, ad essere chiusa al mondo esterno. Il 13 marzo scorso il governo ha decretato l’inizio di un periodo di chiusura delle frontiere, che andrà avanti almeno fino al 15 aprile. Si entra e si esce dal Paese solo per casi estremamente eccezionali. Questo vale per i cittadini indiani, ma vale anche per i turisti che approderanno con le navi da crociera programmate per le prossime settimane, così come per molti lavoratori stranieri residenti nella seconda nazione più popolosa al mondo. L’India al momento conta ufficialmente un centinaio di contagi accertati, di questi 16 sono i turisti italiani provenienti dal lodigiano rintracciati nello Stato del Rajasthan. E sono proprio le persone provenienti dall’estero ovviamente ad essere viste con sospetto.
Alcuni casi di positività sono stati registrati a persone provenienti da Dubai, così come dal Qatar. C’è anche una donna che di recente era passata dal Texas. Dunque per l’India appare fondamentale vigilare sia lungo i confini terrestri che negli aeroporti e nelle stazioni: chiunque entri, potrebbe rappresentare un potenziale vettore del virus nel Paese. Chi arriva da Cina, Italia, Iran e Corea del Sud, anche per motivi stringenti, deve rispettare un periodo di quarantena di 14 giorni. Nel frattempo, molti governi locali hanno chiuso scuole ed uffici, nel Kerala meridionale si è andati oltre, applicando il modello cinese di totale chiusura delle attività. Nella capitale New Delhi, gran parte dei massimi rappresentanti del governo federale hanno usato il termine “risposta nucleare” in riferimento alle misure stringenti messe in atto. Questo rende bene l’idea di quanto il problema sia sentito e di come in India si proverà a non lasciare nulla al caso per prevenire il contagio da coronavirus. In una nazione che ha una densità media abitativa di 420 persone per chilometro quadrato, un singolo focolaio potrebbe rappresentare un’autentica sciagura. E adesso tutti gli indiani sono stati chiamati a fare sforzi importanti per salvaguardare la salute, così come le prospettive future di sviluppo del Paese.
L’allarme sul sistema sanitario
Solo la Cina conta più abitanti dell’India nel mondo e, allo stesso tempo, solo il “dragone asiatico” condivide con l’immenso “subcontinente” indiano il primato di sforare il miliardo di cittadini. Ma, a differenza di quanto visto in Cina, qui il sistema sanitario nazionale appare meno sviluppato. E, soprattutto, assolutamente non in grado di dare risposte immediate in caso di diffusione dell’epidemia. Molti ospedali nelle grandi città vengono descritti come sovraffollati già in tempi ordinari, secondo diversi analisti se dovesse subentrare l’emergenza Covid-19 allora la situazione potrebbe farsi disperata. E non va certamente meglio nelle zone rurali: lontano dalle grandi città, sono poche le strutture ospedaliere esistenti ed in grado di offrire un servizio adeguato alla popolazione.
Per dare un’ulteriore idea della differenza tra il sistema indiano e quello del Paese in cui si è sviluppata l’epidemia da coronavirus, occorre considerare che in Cina in media esistono 3.8 posti letto ogni 1.000 abitanti, in India invece questo numero si abbassa a 0.7. Per New Delhi dunque, la parola d’ordine è prevenire in quanto curare potrebbe essere impossibile in molti casi. La guerra del gigante asiatico contro il coronavirus è partita da qui: isolarsi ed evitare l’aumento di contagi, prima che la situazione dovesse diventare particolarmente complicata.
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