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Politica

Gli Stati Uniti puntano all’Etiopia per dominare il Corno d’Africa

Dopo la visita del Segretario di Stato americano Mike Pompeo ad Addis Abeba, i rapporti tra i due Paesi sembrano essersi avvicinati ulteriormente oltre ai grandi passi in avanti fatti negli ultimi anni, come riportato dall’agenzia di stampa Reuters. Gli...
Etiopia-Stati Uniti: segretario di Stato Pompeo ad Addis Abeba

Dopo la visita del Segretario di Stato americano Mike Pompeo ad Addis Abeba, i rapporti tra i due Paesi sembrano essersi avvicinati ulteriormente oltre ai grandi passi in avanti fatti negli ultimi anni, come riportato dall’agenzia di stampa Reuters. Gli Usa si sarebbero infatti impegnati a sostenere economicamente il piano di riforme sociale e politico del governo in carica di Abiy Ahmed e che dovrebbero – almeno nel progetto – accrescere le libertà del popolo etiope e allontanarlo dalle paure degli scorsi anni.

Secondo quanto dichiarato dallo stesso Pompeo, la pacificazione con l’Eritrea, la liberazione dei detenuti politici ed il piano di riforme già messe in atto rispecchiano un Paese che desidera il cambiamento e nel quale fondamentale è stata l’iniziativa popolare. Tuttavia, dalla stessa chiusura al resto del Mondo del Paese sino al 2018 e dalla sostanziale nazionalizzazione delle principali industrie deriva anche l’interesse americano di entrare prepotentemente sul mercato, al momento ancora slegato da vincoli commerciali con le altre grandi potenze mondiali.

Gli interessi americani nel Corno d’Africa

Il panorama economico dell’Etiopia non è ancora in linea con gli standard della regione, soprattutto a causa della cattiva gestione economica e politica del Paese negli scorsi governi. Tuttavia, le potenziali fornite dal territorio sono molto interessanti, se si considera in modo particolare come al momento si possa ancora operare nella quasi totale assenza di avversari. In questo scenario, offrendo in cambio il proprio sostegno economico gli Stati Uniti mirano ad ottenere delle condizioni di favore per i futuri e probabili investimenti nella regione, con molti settori che devono ancora essere adeguatamente sviluppati. Tra questi sono presenti gli ambitissimi giacimenti di oro e di platino della regione sulla quale le società americane avrebbero un sicuro interesse d’investimento; specularmente alle industrie del petrolio, considerando la ricchezza di combustibili fossili del Corno d’Africa.

Le aperture e gli elogi degli americani celano quindi un fine economico nella regione, considerando anche come l’Etiopia possa essere considerato allo stato attuale l’ultimo dei mercati ancora grezzi della regione; in uno scenario decisamente appetibile per le grandi cordate statunitensi e per lo stesso governo americano. Tutto ciò, con il placet governativo locale, che dalla collaborazione con la Casa Bianca otterrebbe importanti finanziamenti in grado di sostenere gli ingenti piani di riforme sociali di cui necessita il Paese.

L’Etiopia come punto di osservazione del Corno d’Africa

Data la conformazione geografica del territorio, l’Etiopia darebbe agli Stati Uniti un altro grandissimo vantaggio che probabilmente è proprio il fine primario di Pompeo: un punto di osservazione sui movimenti che avvengono nel Corno d’Africa. Con la presenza di interessi della Russia, della Cina e dell’Arabia Saudita in Kenya e in Somalia, una base di controllo in Etiopia permetterebbe di capire maggiormente le dinamiche dei mercati e come si sviluppa la presenza asiatica nella regione; minandone al tempo stesso l’efficienza. Inoltre, dopo la dichiarazione di Recep Tayyip Erdogan riguardante la scoperta di un possibile giacimento petrolifero al largo della Somalia che Ankara si vorrebbe accaparrare, la necessità di entrare di prepotenza sul mercato del Corno d’Africa si è palesata anche nei palazzi di Washington, cui funzionari non si sono voluti far cogliere impreparati.

Come osservato dall’analista africano Antwi-Danso e riportato da Deutsche Welle, gli interessi americani sarebbero proprio da analizzare in un piano anti-cinese, nel tentativo di arginare la presenza di Pechino nel Continente. Infatti, oltre alla missione in Etiopia, Pompeo ha visitato anche Dakar e Luanda, nel tentativo di spingere verso una maggiore collaborazione con il Senegal e l’Angola. E in Etiopia, in fondo, l’analisi di base è pressoché la medesima.

Nonostante il ritiro dalla missione congiunta con la Francia in Sahel, gli Stati Uniti non hanno perso il proprio interesse verso l’Africa, come evidenziato dagli ultimi movimenti di Pompeo. Tuttavia gli Usa hanno preferito concentrare le proprie forze verso quei mercati che ancora avessero qualcosa da offrire: condizione che infatti non riscontrabile nel Sahara occidentale, dove Parigi possiede già la quasi totalità degli interessi economici e dei giacimenti minerari. Operatività che, in fondo, è riscontrabile in tutte le mosse estere che sono state attuate sotto l’attuale presidenza di Donald Trump.





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