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L’entrata di Berlino in una fase di stallo politico per via delle dimissioni di Annegret Kramp-Karrenbauer, che si è dimessa dalla presidenza della Cdu e, soprattutto, ha rinunciato alla corsa per la cancelleria, aprendo così la corsa alla successione, avrà pesanti conseguenze anche sul fronte politico comunitario. Come l’ha definita il sociologo tedesco Wolfgang Streeck, dopo tutto che cos’è l’Unione europea se non “un impero liberale, o meglio, neoliberale: un blocco strutturato gerarchicamente e formato da Stati nominalmente sovrani la cui stabilità si mantiene grazie a una distribuzione del potere dal centro verso la periferia”?

E se al centro “si trova una Germania che cerca, più o meno, con successo, di dissimularsi all’interno del nocciolo duro dell’Europa (Kernereuropa)” e quest’ultima è entrata, di fatto, in una fase di crisi politica, a farne le spese è di conseguenza tutta l’Europa. In questa fase complessa, complici le dimissioni di Akk, come nota IlSole24Ore, la Germania assumerà il 1°luglio la presidenza di turno dell’Unione. Sono in programma discussioni importanti, legate al bilancio comunitario 2021-2027, al Green Deal, e anche al prossimo patto migratorio. E la Germania molto probabilmente non sarà in grado di gestirle.

“La crisi della Germania lascia l’Europa senza guida”

Come nota il New York Times, le dimissioni Annegret Kramp-Karrenbauer “non faranno altro che intensificare le domande su dove sta andando la Germania”. L’incertezza su chi succederà ad Angela Merkel, osserva il Nyt, estenderà “il senso di paralisi che sta frustrando gli alleati della Germania nell’Unione Europea e Washington”. Guntram Wolff, direttore dell’istituto di ricerca economica di Bruegel a Bruxelles, ha affermato che con l’incapacità della Merkel di realizzare una transizione ordinata, “le principali iniziative dell’Unione europea non andranno da nessuna parte fino all’autunno del prossimo anno.

Jana Puglierin, a capo dell’ufficio berlinese dello European Council on Foreign Relations, ha affermato: “Non mi aspetto elezioni anticipate, ma temo una paralisi in politica estera ed europea della coalizione al potere. Da Berlino non giungeranno nuove e grandi idee. Nei prossimi mesi, la Germania rischia di guardarsi l’ ombelico”. Lo sguardo di molti osservatori, sottolinea IlSole24Ore, è rivolto al processo di riforma della zona euro. Sul tavolo c’ è ancora il completamento dell’unione bancaria, in particolare la creazione di una assicurazione in solido dei depositi, e altre forme di condivisione delle risorse. Ma come spiega Eric Maurice, rappresentante a Bruxelles della Fondation Schuman, “in questa fase, e a ridosso di una prossima incertissima campagna elettorale, Berlino sarà restia a fare scelte su questo fronte”.

La crisi dalla Turingia

La goccia che ha fatto traboccare il vaso e minato la leadership già incerta di Akk è arrivata dalla Turingia. Il primo ministro Thomas Kemmerich, presidente del Partito liberaldemocratico (Fdp) nel Land, era stato eletto grazie ai voti di Afd, battendo il governatore uscente, Bodo Ramelow della Linke. Kemmerich ha vinto per un solo voto, 45 a 44. Come riporta il settimanale Der Spiegel, Kemmerich avrebbe dovuto presiedere un governo di minoranza formato da Fdp e Unione cristiano-democratica (Cdu). L’avventura di Kemmerich, tuttavia, è finita ancora prima di cominciare. Come riporta Der Taggespiegel, l’Fdp della Turingia aveva presentato la richiesta dello scioglimento del parlamento statale, al fine di chiedere nuove elezioni. Il neopresidente ha annunciato di dimettersi definendo il passo “inevitabile”.





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