La vittoria elettorale del Partito Conservatore di Boris Johnson e la definitiva conferma della Brexit hanno contribuito a stabilizzare lo scenario politico inglese e ad introdurre maggiore chiarezza nel confuso ginepraio che era venuto a crearsi, nel corso dei mesi, dalle parti di Londra. La priorità, al momento, è quella di negoziare e finalizzare un nuovo accordo commerciale ma permangono, in ogni caso, delle difficoltà e delle divergenze in materia. Il Presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen, ad esempio, ha recentemente dichiarato come Bruxelles sia pronta ad iniziare il percorso negoziale che possa portare ad un accordo commerciale che eviti dazi ma ha anche aggiunto che le relazioni con il Regno Unito non potranno più essere le stesse rispetto a quelle del periodo pre-Brexit.
Una certa freddezza
I tempi stretti potrebbero costituire un ostacolo significativo alla stipula dell’intesa: il primo ministro inglese Boris Johnson, infatti, ha già reso noto come non vi sarà alcuna estensione al periodo di transizione che terminerà con la fine del 2020 e che pertanto l’accordo commerciale dovrà essere concordato e ratificato entro la fine dell’anno. La Von Der Leyen ha però affermato che senza un’estensione non ci si può aspettare un’intesa dettagliata e che è praticamente impossibile portare a termine l’intero processo nei tempi di Johnson. Il rischio è che, qualora non si raggiunga un accordo soddisfacente per entrambi, si materializzi una Brexit senza accordo che potrebbe portare alla reintroduzione dei dazi nel commercio bilaterale e segnare una profonda battuta di arresto alle futura cooperazione tra le parti. Johnson, però, non dovrebbe cedere e la sua determinazione ha tratto linfa e sostegno dal voto popolare che lo ha confermato come Primo Ministro garantendogli una salda maggioranza di seggi alla Camera dei Comuni.
Le prospettive
Il futuro delle relazioni tra Londra e Bruxelles è legato ad una serie di variabili non necessariamente prevedibili con facilità. L’atteggiamento delle parti in merito alle negoziazioni, infatti, si rivelerà fondamentale per superare eventuali ostacoli e per consentire la formazione di un clima di concordia che possa favorire il dialogo ed appianare le eventuali divergenze. L’Unione Europea ha interesse nel mantenere un buon rapporto con il Regno Unito anche dopo la sua uscita dall’organizzazione ma non può, al tempo stesso, piegarsi eccessivamente alla volontà di Londra rinunciando alle proprie priorità e punti di vista. Il successo dei negoziati, come avviene in ogni trattativa commerciale, non è di certo assicurato malgrado la volontà di entrambi gli schieramenti di pervenire ad una qualche forma di riavvicinamento dopo il trauma della Brexit. Sullo sfondo ci sono anche i possibili problemi politici che potrebbero colpire Londra nel corso dell’anno: lo Scottish National Party, che ha il saldo controllo sul Parlamento scozzese, ha già espresso l’intenzione di portare i cittadini di Edimburgo ad un nuovo voto sull’indipendenza della regione e ciò ha provocato il netto rifiuto espresso da Boris Johnson. Un eventuale appoggio di Bruxelles alle mire dello Scottish National Party, che mira ad integrare una Scozia indipendente nell’Unione Europea, potrebbe far deragliare le trattative con il Regno Unito e sancire la morte prematura dell’accordo commerciale bilaterale.
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