L’Unione Europea ha finalmente messo il dossier Africa ai primi posti della sua agenda politica ed economica. Potrebbe ormai essere troppo tardi sperare di controbilanciare, o per lo meno limitare, l’avanzata della Cina nel Continente Nero, ma Ursula von der Leyen ha comunque intenzione di fare un tentativo. D’altronde, poco dopo avere ereditato la guida della Commissione europea, la tedesca ha preparato i bagagli per volare proprio in Africa. Nome della meta: Addis Abeba, capitale dell’Etiopia. Scopo ufficiale del viaggio: incontrare il primo ministro etiope, nonché fresco premio Nobel per la pace, Abiy Ahmed. No, non c’era soltanto solidarietà nella visita di Von der Leyen, quanto piuttosto l’esigenza – per troppi anni repressa – di potenziare i legami fra Ue e Africa. Una relazione che per troppi anni è stata relegata ai margini di ogni dibattito e riesumata di tanto in tanto solo per affrontare lo spinoso tema dell’immigrazione.
Contenere la Cina in Africa
Adesso Bruxelles ha intenzione di voltare pagina sull’Africa. Già, perché i tecnocrati europei, come non manca di sottolineare Il Sole 24 Ore, si sono accorti che questo continente può contare su un mercato che si espande a ritmi vertiginosi. E che, se sfruttato a dovere, potrà portare numerosi vantaggi all’intera Europa. Certo, bisognerà poi capire se l’Ue avrà intenzione di ragionare unita o se, come fin qui ha sempre fatto per quasi tutte le questioni, premierà i soliti due Paesi (Germania e Francia) a discapito degli altri. In ogni caso la strategia della Commissione europea passa attraverso l’instaurazione di partnership capaci di offrire ai vari Stati africani maggiore qualità rispetto ai rischiosi prestiti a pioggia concessi dalla Cina. I due modelli, insomma, sono completamente opposti: investimenti sostenibili che rispondano a sensati criteri di debito contro soldi a valanga.
La strategia di Bruxelles
Ma cosa cerca l’Europa in Africa’ E soprattutto, come ha intenzione di insediarsi nel continente? Intanto l’Ue, almeno sulla carta, è il primo partner commerciale degli Stati africani, visto che nel commercio dei beni l’incidenza europea sulle esportazioni supera quella cinese (36% contro il 9%). Eppure, se nel 2016 gli investimenti esteri provenienti dall’Europa e destinati nello scenario africano incidevano sul 40% del totale (otto volte in più rispetto al 5% della Cina), oggi la situazione è ben diversa. Colpa dell’ascesa di Pechino, che nel periodo compreso tra il 2000 e il 2017 ha riversato nei pressi dell’equatore la bellezza di 130 miliardi di euro in prestiti a governi e aziende statali africane. Nello stesso lasso di tempo, il Dragone è arrivato a controllare anche il 20% del debito pubblico estero del continente.
Il primato dell’Europa, dunque, sta pericolosamente scricchiolando. Ed è per questo che Bruxelles ha deciso di rimettersi in gioco. Von der Leyen ha spiegato che “la sua Europa dovrà sviluppare una strategia comprensiva sull’Africa”. Tra il 2014 e il 2020 l’Ue ha messo sul tavolo un totale di 42 miliardi di euro in fondi e finanziamenti “per lo sviluppo” del Continente Nero. La nuova Commissione Ue ha intenzione di proseguire lungo questo percorso: proponendo aiuti economici da investire in progetti di qualità (da menzionare quelli inerenti alla sanità digitale e alla “resilienza al cambiamento climatico”) piuttosto che su infrastrutture issate su due piedi. Ancora più nel dettaglio, Bruxelles spinge sulla leva del cosiddetto capacity-building, cioè sulla creazione di competenze e sviluppo sul territorio. Meglio un uovo oggi o una gallina domani? Non tutti i governi africani hanno le idee chiare.
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