Oltre a non essere un esempio di democrazia, l’Unione europea è anche campionessa indiscussa di sprechi inutili. Lo spreco per eccellenza è quello della tripla sede del Parlamento, come ricorda Business Insider: 436 sono i chilometri che separano Bruxelles – dove si riuniscono le commissioni, si radunano partiti e funzionari – da Strasburgo, la città francese nel cuore dell’Alsazia. Oltralpe si tengono le sessioni plenarie, una volta al mese. In mezzo c’è Lussemburgo, il Granducato che ospita la terza sede dell’Europarlamento. Un’altra incredibile fonte di sprechi, come riporta un’inchiesta de La Verità, ammonta a 1,8 miliardi di euro l’anno ed equivale a quanto l’Ue spende solo per supportare i bilanci dei Paesi extraeuropei. Dove finiscono questi soldi?
Nel 2018, scrive La Verità, oltre un quarto del totale (488 milioni) degli importi stanziati per il sostegno al bilancio è finito nelle tasche dei Paesi dell’Africa centro-occidentale. Seguono nell’immaginario podio l’Asia (302 milioni) e gli Stati interessati dallo Strumento europeo di vicinato (Eni) dell’area Sud (280 milioni), ovvero Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Libia, Marocco, Palestina, Siria e Tunisia. A seguire l’Africa sudorientale (247 milioni), l’America Latina (102) e i territori d’Oltremare (93). Il problema è che di tutti questi milioni non si conosce bene qual è il loro destino.
I revisori “bacchettano” la Commissione
La relazione della Corte dei conti europea (ECA) ha pubblicato un dossier speciale dedicato al tema della qualità dei dati utilizzati per il supporto al bilancio, per ciò che riguarda le quote variabili.Il rilascio di quote variabili è teoricamente subordinato ai risultati dei paesi partner in base a specifici indicatori di prestazione; e la distribuzione dell’UE di questo tipo di sostegno ammonta in media a 1,7 miliardi di euro all’anno.
I revisori hanno scoperto che gli obiettivi e gli indicatori di prestazione utilizzati dall’Ue per determinare il rilascio di quote variabili di sostegno al bilancio sono sì “ampiamente coerenti con le strategie generali dei paesi beneficiari”; e “hanno generalmente agito come incentivo funzionale”. Tuttavia, è stato riscontrato che gli indicatori di prestazione si concentrano maggiormente sul breve termine rispetto a qualsiasi obiettivo a lungo termine e molti degli indicatori valutati per la relazione “non avevano obiettivi quantificabili”; inoltre, circa un terzo dei Paesi non ha acconsentito alla misurazione obiettiva dei risultati conseguiti. A questo si aggiunge il fatto che “i revisori hanno scoperto che la Commissione europea non ha in genere tratto conclusioni relative alla capacità dei paesi partner di generare dati precisi sulle proprie prestazioni”.
Hannu Takkula, membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione, ha spiegato che “Ll’Ue è la principale fornitore di sostegno al bilancio a livello globale per aiutare i paesi partner nei loro sforzi di riforma e nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite ; ma prima che venga versato del denaro, la Commissione dovrebbe prestare maggiore attenzione al fatto che dispone dei dati corretti per determinare se sono stati compiuti progressi sufficienti”. In buone parole, l’Unione europea sborsa un sacco di soldi a Paesi come Giordania, Georgia, Bolivia, Etiopia, Moldavia, Ruanda, Vietnam e Pakistan senza sapere dove queste risorse vadano esattamente a finire e senza accertarsi che le nazioni menzionate facciano gli sviluppi richiesti al fine di ottenere questi aiuti. E molti Paesi non permettono all’Ue nemmeno di controllare.
Gli aiuti non servono all’Africa
Questi aiuti senza capo né coda, peraltro, finiscono spesso per non aiutare concretamente le popolazioni bisognose. Nel suo complesso, il continente africano riceve ogni anno circa 50 miliardi di dollari di assistenza internazionale (Unione europea compresa). Tuttavia, invece di migliorare drasticamente le condizioni di vita dei 600 milioni di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà, queste risorse rendono i ricchi più ricchi, i poveri più poveri e ostacolano la crescita economica nella regione, oltre ad alimentare il circolo vizioso della corruzione. Il denaro non viene distribuito equamente tra la popolazione o utilizzato per promuovere la crescita e aiutare i poveri, ma viene invece impiegato per spese militari. Lo scriveva, già nel 2009, il Wall Street Journal. Da allora, nulla sembra essere cambiato e l’inefficacia degli aiuti europei è sotto gli occhi di tutti, persino della Corte dei conti europea.
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