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Politica

Libia, Al Sarraj torna a chiedere aiuto ai suoi alleati

Nuova mossa da parte del governo di Fayez Al Sarraj, il quale dopo aver dato il via libera nella giornata di giovedì all’applicazione del memorandum con la Turchia e, in particolar modo, alla parte riguardante la richiesta di aiuti militari...

Nuova mossa da parte del governo di Fayez Al Sarraj, il quale dopo aver dato il via libera nella giornata di giovedì all’applicazione del memorandum con la Turchia e, in particolar modo, alla parte riguardante la richiesta di aiuti militari ad Ankara, nelle ultime ore ha inviato una lettera a cinque governi considerati alleati. Tra questi c’è ovviamente la Turchia, con Erdogan che oramai è sempre più protagonista nel paese nordafricano. Ma c’è anche l’Italia, assieme a Gran Bretagna, Stati Uniti ed Algeria. Secondo Tripoli, i cinque paesi sono quelli più vicini alla causa del governo di Al Sarraj, a loro è stato dunque chiesto un supporto maggiore contro Khalifa Haftar.

Il perché della richiesta di aiuto

L’esecutivo stanziato nella parte occidentale della Libia, è tornato quindi a premere su interventi volti ad aiutare sul campo le forze rimaste vicine ad Al Sarraj. Un messaggio dunque molto chiaro: il generale Haftar, da aprile impegnato ad avanzare verso Tripoli con il suo Libyan National Army, non può essere un interlocutore. Di conseguenza, ed è questo il segnale principale che si vuol far filtrare dalla capitale libica, chi afferma di sostenere il governo riconosciuto dall’Onu deve mettere in campo tutto l’aiuto possibile. Il consiglio presidenziale ha voluto mostrare ancora una volta di non gradire particolarmente la politica dei due forni: quello che per alcune cancellerie può rappresentare una mera strategia diplomatica, per il governo di Tripoli altro non è che pura “ambiguità“. Non certo una bella notizia per l’Italia, che invece aspira ad essere forza mediatrice e, nella recente visita del ministro Di Maio, ha rivendicato la possibilità di Roma di poter parlare con tutti gli attori in campo.

Ma nella missiva inviata da Al Sarraj ai cinque governi sopra citati, potrebbe celarsi anche un altro intento. A Tripoli ci si sta rendendo conto di apparire oramai troppo sbilanciati verso Ankara. Da qui l’esigenza da un lato di mostrarsi propensi alla collaborazione con tutti i paesi considerati alleati, dall’altro anche la volontà di togliere ogni possibile argomentazione a chi accusa Al Sarraj di voler trasformare la Libia in un protettorato turco. Nella capitale libica sanno bene che, dei cinque paesi invitati a dare maggior sostegno, soltanto la Turchia risponderà positivamente. Quando (e se) si riapriranno i tavoli, Al Sarraj potrà per l’appunto giocarsi questa carta e mostrare a chiare lettere che soltanto da Ankara sono arrivati gli aiuti necessari al suo esecutivo. E che quindi le possibile scelte filo turche sono per questa regione da ritenersi “giustificabili”.

Tra i cinque paesi manca la Francia

Non può passare inosservato poi il fatto che, tra i governi considerati alleati da Al Sarraj, non c’è quello di Parigi. L’Eliseo manca all’appello, nonostante la Francia ufficialmente riconosca l’esecutivo stanziato a Tripoli. Appena pochi giorni fa il vice premier libico, il misuratino Ahmed Maitiq, si era recato nella capitale francese dando l’impressione di un avvicinamento tra Al Sarraj e Macron. Tuttavia, poco dopo, da Parigi è arrivata la notizia di un indietreggiamento francese dalla promessa di fornire sei motovedette alla Guardia Costiera libica. Un episodio quello che ha rappresentato un vero e proprio campanello d’allarme per i rapporti bilaterali tra i due paesi.

Una relazione che però già da tempo appare segnata dall’appoggio ufficioso dato dall’Eliseo al generale Haftar. Quest’ultimo per anni è stato visto come un “uomo della Francia”, per via dei legami molto stretti tra il suo entourage e Parigi. Una ricostruzione per la verità rivelatasi sbilanciata, in quanto Haftar ha trovato negli anni sponsor a lui ancora più vicini, a partire da Egitto, Emirati e Russia. Ma i sospetti di Al Sarraj sul governo francese sono sempre stati molto elevati. Tanto da rendere oggi, per l’appunto, la Francia non considerabile tra i principali suoi alleati.





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