In Italia ci siamo abituati ad avere accoppiate di governo sarebbero state impensabili fino a pochi anni prima. Tuttavia, spesso siamo portati (erroneamente) a pensare che certe cose possano accadere soltanto all’interno del nostro Paese. Le cose, invece, non stanno affatto così e, al contrario, è molto facile che in altri Paesi accada qualcosa di diverso rispetto alle solite dinamiche politiche. Per comprenderlo, basta gettare uno sguardo sull’Austria, senza governo dalle elezioni dello scorso 29 settembre. Nella tornata elettorale, il partito popolare di Sebastian Kurz vinse le elezioni con il 39,5% delle preferenze, senza riuscire ad aggiudicarsi la maggioranza dei seggi in parlamento. Da allora e fino ad oggi, nessuna possibilità di alleanza si era presentata, lasciando Vienna col fiato sospeso.
Una pista verde per Kurz
Dopo le dichiarazioni rilasciate a due grandi quotidiani austriaci, si è fatta strada l’ipotesi che un governo a guida popolare possa nascere all’inizio del prossimo anno, verso la metà di gennaio. L’accordo preliminare che può portare il leader del partito di destra a ricoprire la carica di primo ministro sarebbe stato trovato con i Verdi; l’unione dei seggi dei due partiti darebbe una forte governabilità al Paese. Tuttavia, è lecito porsi una domanda: sulla base di quali punti i due partiti si potrebbero accordare?
Se si seguono le rispettive campagne elettorali, i punti di contatto si possono davvero contare sulla punta delle dita e, anche in quel caso, non si dovrebbe comunque addentrarsi all’interno delle scelte per la risoluzione dei problemi. Come può il partito dei verdi ad allearsi con colui che sostenne la reintroduzione della possibilità di fumare all’interno dei luoghi pubblici? Tuttavia, al momento sono questioni che ancora rimangono aperte, non essendoci stati comunicati ufficiali da nessuna delle fazioni; probabilmente per permettere di limare le (troppe) differenze lontano dagli occhi dei riflettori. Le uniche indiscrezioni sono state pubblicate dal quotidiano austriaco Kurier, che ha indicato come possibili contatti la tassazione sui combustibili fossi e l’incentivo all’utilizzo dei mezzi pubblici. Queste misure fortemente volute dai Verdi avrebbero trovato il favore di Kurz, a patto che le imposte si riversino sui produttori e sulle società di servizi, non gravando sui consumatori finali.
Senza accordo, si tornerebbe al voto
L’indecisione politica che ha caratterizzato l’Austria negli ultimi tre mesi ha reso necessaria un’accelerata nelle trattative, per allontanare lo spettro di un nuovo giro di consultazioni popolari. In questo scenario, entrambi i partiti avrebbero facilmente perso consensi, rischiando di rimanere esclusi dalla formazione del prossimo governo del Paese. Tanto sarebbe bastato per avvicinare le proprie posizioni e per provare a sedersi ad un tavolo per trattare.
Nei prossimi giorni si capirà meglio se il governo fortemente voluto da Kurz possa avere qualche possibilità di vedere la luce, oppure se il suo discioglimento avverrà anzitempo. Facilmente però almeno un tentativo verrà compiuto, per la gloria dei partiti e per la gloria dell’Austria, con il nuovo impasto sperimentale che presenterà la sua compagine al direttivo di Bruxelles, sempre più abituato ormai a singolari mix di differenti visioni politiche.
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