La vittoria di misura di John Bel Edwards, il governatore democratico della Louisiana che si è ripresentato per un secondo mandato, sullo sfidante repubblicano Eddie Rispone non è un buon segnale per l’amministrazione presidenziale di Donald Trump. Il presidente, infatti, si era recato ben tre volte nello Stato per supportare la candidatura di Rispone, cercando di lanciarlo verso la vittoria: uno sforzo che, però, che si è rivelato inutile. Lo smacco per i Repubblicani giunge a poche settimane di distanza da un’altra sconfitta significativa: nel Kentucky, Stato vinto da Trump con oltre 30 punti percentuali di vantaggio su Hillary Clinton nel 2016, il democratico Andy Beshear si era imposto sul governatore repubblicano uscente Matt Bevin ed anche in questo caso Trump si era lungamente speso per cercare di far vincere il suo candidato.
Il bicchiere mezzo pieno
L’Amministrazione Trump potrebbe cercare di vedere il proverbiale bicchiere mezzo pieno: in Kentucky Beshear ha vinto con appena il 49.2 per cento dei consensi contro il 48.8 per cento del rivale, una percentuale striminzita ed un segnale che la base di consensi nello Stato non è crollata. Bevin, inoltre, aveva sofferto a causa di indici di approvazione piuttosto bassi e non era dunque considerato un candidato molto popolare. Per quanto riguarda la Louisiana, invece, Edwards è un democratico atipico rispetto alla svolta a sinistra compiuta dal partito su scala nazionale ed espone posizioni conservatrici su temi etici come l’aborto ed il diritto a possedere armi. Edwards era anche il governatore uscente e questo lo ha di certo aiutato nel consolidare il suo livello di popolarità. Le legislatura della Louisiana, ad esempio, è saldamente sotto il controllo dei Repubblicani e non ci sono dubbi sul fatto che l’ex tycoon si riuscirà ad imporre con facilità in tutto il Deep South nel 2020. Quest’area, infatti, ormai da decenni è monopolizzata dai Conservatori alle elezioni presidenziali.
Cattivi presagi
Un’analisi più equilibrata potrebbe però mettere in evidenza alcuni rischi legati alle imminenti elezioni del 2020. L’impeachment contro Donald Trump è chiaramente destinato al fallimento: in Senato, infatti, mancano i due terzi dei voti necessari a finalizzare la procedura è non è immaginabile pensare ad una defezione di massa dei Repubblicani verso il campo democratico. Il procedimento, però, potrebbe intaccare parte del bacino elettorale del presidente, logorandolo e rendendo i votanti più sensibili ai richiami del futuro candidato dello schieramento progressista. La vera partita si giocherà qui: Joe Biden, che può contare su un profilo moderato, sembra l’uomo giusto per intercettare i voti dei delusi e degli scettici e per dare del filo da torcere all’inquilino della Casa Bianca. Al contrario Elizabeth Warren e Bernie Sanders sembrano troppo radicali per poter pensare di impensierire, sullo scacchiere nazionale, Donald Trump. I passi indietro registrati nelle sfide elettorali locali, per quanto legati anche a fattori territoriali e dinamiche specifiche, non devono essere trascurati dai Repubblicani che devono sperare, paradossalmente, nell’affermazione, alle primarie democratiche, di un esponente ultra progressista ed incapace di sedurre i delusi e gli sconfortati elettori conservatori. Il cammino verso le elezioni presidenziali è comunque ancora lungo e non mancheranno, di certo, ulteriori sorprese e possibili nuove candidature tra i Democratici.
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