Lunedì ad Aosta sono stati spiccati sei mandati d’arresto per sei iracheni dediti all’organizzazione del traffico di esseri umani verso la Francia e altri Paesi europei. Non a caso, la polizia ha denominato il blitz “Connecting Europe”. I sei arrestati altro non erano che “passeur“, il nome che da queste parti si dà a coloro che favoriscono il passaggio dall’Italia verso il nord Europa di cittadini sbarcati nel nostro paese. L’operazione condotta ad Aosta, ha permesso di svelare un’altra trama dell’intricata rotta cosiddetta “orientale”, quella cioè che parte dai porti della Turchia.
I dettagli dell’operazione
Questa volta, nel mirino degli investigatori italiani, è finita l’immigrazione che avviene via terra, sfruttando cioè i confini terrestri e non marittimi del nostro Paese. I sei iracheni sono risultati ben ramificati nel nord Italia e non solo ad Aosta, tanto che alcuni degli arrestati sono stati scovati in Piemonte e in provincia di Venezia.
Ognuno aveva un ruolo ben definito: chi procurava i soldi, chi i documenti, chi gli alloggi dove nascondersi, chi guidava i tir
Quest’ultimo aspetto, poi, è apparso agli inquirenti drammaticamente simile a quello riscontrato nei giorni scorsi in altre parti d’Europa, in primis in Gran Bretagna. Qui, come si sa, ha fatto scalpore il ritrovamento di 39 cadaveri di cittadini vietnamiti morti asfissiati mentre provavano ad arrivare nel Vecchio continente a bordo di un camion. L’organizzazione formata da cittadini iracheni, permetteva per l’appunto l’attraversamento delle frontiere grazie a tir e mezzi simili in cui i migranti venivano stipati.

Senza aria, con solo qualche bottiglia a disposizione per espletare i bisogni fisici, le persone venivano caricate in camion di solito usati per trasportare frutta e, attraversando sia il traforo del Monte Bianco che quello del Frejus, oltre che altri passi secondari, giungevano in Francia. Da qui poi o raggiungevano le più importanti città francesi oppure proseguivano verso il nord Europa. Ogni viaggio costava in media più di mille dollari, negli ultimi mesi i sei trafficanti di esseri umani erano riusciti a mettere illecitamente di lato grosse somme.
Il collegamento con la rotta orientale
I migranti trasportati in tal modo verso il nord Europa erano quasi sempre cittadini del Medio Oriente: iracheni, iraniani, siriani, afghani, bengalesi o pakistani. Ed è qui che ad emergere è un primo collegamento con la rotta orientale. Da diversi anni, con un aumento significativo nell’ultimo, tra Calabria ionica e Puglia si notano sbarchi effettuati con barche a vela o con veri e propri yacht di cittadini provenienti dal Medio Oriente. Si tratta di approdi autonomi, che non sempre vengono scoperti. In alcuni casi le forze dell’ordine intercettano migranti e scafisti, in altri invece chi arriva in Italia non lascia traccia.
Andando a confrontare il fenomeno della rotta orientale con i dettagli dell’operazione di lunedì, gli elementi sembrano incastrarsi perfettamente. Evidentemente, chi sbarca in Calabria ed in Puglia riesce poi a risalire la penisola, servendosi di organizzazioni composte, come in questo caso, da altri cittadini originari del medio oriente per andare verso il nord Europa. C’è quindi un lungo filo che unisce i porti turchi da dove partono le imbarcazioni dirette nel sud Italia, con i corridoi viari che conducono in Francia e nei paesi settentrionali del vecchio continente.
Con la chiusura nel 2016 della rotta balcanica, a seguito degli accordi tra Bruxelles ed Ankara, chi vuole provare ad andare nel nord Europa potrebbe scegliere nella maggior parte dei casi la via della rotta orientale del Mediterraneo. Si percorre cioè il tratto di mare tra Turchia e Calabria per sperare poi, via terra, di risalire la nostra penisola ed arrivare almeno in Francia. La rotta orientale del Mediterraneo, si conferma dunque canale di sblocco della rotta balcanica. Quest’ultima, sbarrata anche grazie ai maggiori controlli in vigore in molti paesi dell’est Europa, non è del tutto azzerata ma appare comunque ridimensionata rispetto agli anni del boom che hanno portato, solo in Germania, più di mezzo milione di siriani.
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