Skip to content

Una maxi-area di libero scambio sta per nascere in Asia

I lunghi negoziati tra gli Stati membri ( Thailandia, Laos, Cambogia, Vietnam, Malesia, Singapore, Birmania, Brunei, Indonesia e Filippine) dell’Association of Southeast Asian Nations (Asea), la Cina, l’India, la Corea del Sud, il Giappone, l’Australia e la Nuova Zelanda per...
Xi Jinping al 70esimo anniversario della fondazione della Repubblica popolare cinese (LaPresse)

I lunghi negoziati tra gli Stati membri ( Thailandia, Laos, Cambogia, Vietnam, Malesia, Singapore, Birmania, Brunei, Indonesia e Filippine) dell’Association of Southeast Asian Nations (Asea), la Cina, l’India, la Corea del Sud, il Giappone, l’Australia e la Nuova Zelanda per la stipula di un maxiaccordo di libero scambio (Regional Comprehensive Economic Partnership o Rcep) si sono finalmente conclusi , in Thailandia e gli Stati contraenti si sono impegnati a siglare l’intesa nel 2020. Nuova Delhi, però, ha deciso di non prendere parte all’intesa commerciale a causa delle sue tendenze protezioniste: hanno pesato i timori dell’India nell’aprire il proprio mercato interno ad una possibile invasione di merci cinesi a basso costo ed ai prodotti agricoli provenienti da Canberra e Wellington. Il Rcep porterà, infatti, le nazioni partecipanti ad abolire i dazi sui prodotti provenienti da altri Paesi dell’area di libero scambio che si verrà a creare e che comprenderà alcune delle economie mondiali più prospere: tra cui Cina, Giappone, Singapore ed Australia.

Uno sviluppo significativo

Le incertezze manifestate da Nuova Delhi hanno rischiato di far fallire trattative ed hanno provocato una divisione tra i  negoziatori: da un lato, infatti, Pechino premeva per concludere, indipendentemente dall’inclusione dell’India o meno, i colloqui e finalizzare l’accordo mentre altri Stati preferivano che il gigante dell’Asia Meridionale non venisse lasciato fuori dal RCEP. Diverse nazioni, infatti, temono che l’esuberante economia cinese possa finire per dominare le dinamiche interne al Rcep e che, pertanto, sia assolutamente necessaria la partecipazione dell’India come contrappeso. La nascita del Regional Comprehensive Economic Partnership è probabilmente stata facilitata dalla decisione presa dall’amministrazione Trump, nel 2017, di far uscire gli Stati Uniti dal Partenariato Trans-Pacifico (Tpp) che avrebbe dovuto dar vita ad un’area di libero scambio comprendente Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda Perù, Singapore e Vietnam. Il Tpp non ha potuto vedere la luce, a causa del ritiro di Washington e ciò potrebbe aver dato maggior vigore agli sforzi per istituire il RCEP nel quale, a questo punto, Pechino potrà assumere una posizione preponderante.

Le prospettive

La finalizzazione dell’accordo di libero scambio rappresenta un successo per tutte le parti in causa. Pechino potrà rinforzare ulteriormente la sua presa sull’area del Pacifico e proiettarsi verso l’Oceania: le merci cinesi a basso costo, in assenza di dazi, potrebbero risultare piuttosto appetitose per i mercati interni degli altri Stati. Le nazioni dell’Asean, invece, consolideranno la statura ed il peso internazionale della propria organizzazione regionale.

L’India, invece, si è trovata ad un bivio: la partecipazione al Rcep avrebbe potuto favorire un’apertura della sua economia anche ad altri accordi di libero scambio, come quello con l’Unione Europea, da lungo tempo in fase di stallo. Nuova Delhi, però, ha naturali tendenze protezioniste e manifesta molte resistenza ad aprirsi maggiormente al commercio con l’estro. Dovrebbe, probabilmente, agire con maggiore determinazione sullo scenario regionale per provare a contrastare quello che rischia di divenire un retroterra strategico di Pechino.

Gli Stati Uniti, dopo aver scelto di abbandonare il Tpp, rischiano di essere minacciati dall’emergere di questo gigantesco blocco economico e dovranno pianificare con attenzione le prossime mosse per pianificare una strategia alternativa vincente, in pieno stile Donald Trump. Un’eventuale cambio di presidenza alla Casa Bianca, in caso di sconfitta repubblicana alle consultazioni del 2020, potrebbe anche causare un mutamento nell’approccio di Washington al multilateralismo. Il prossimo futuro si rivelerà dunque decisivo per le dinamiche del Rcep.





Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Tassonomie

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.