La Siria inquieta e non poco il sonno di Emmanuel Macron. L’operazione turca nel nord-est siriano incide sensibilmente sulla strategia francese in Medio Oriente. E Parigi, che è un attore che non va mai sottovalutato in quello scacchiere del mondo, guarda con affanno agli ultimi sviluppi di Sorgente di Pace. Una campagna militare che, tra il ritiro strategico Usa verso Sud, i movimenti dell’esercito di Damasco a nord e l’avanzata di Erdogan per annientare i curdi e imporre la sua autorità in una fascia di 35 chilometri, va a colpire proprio l’area dove operano da sempre le forze speciali francesi. Una scelta precisa, quella degli strateghi francesi, che ha sempre avuto dei lati oscuri, bui come la politica mediorientale dell’Eliseo.
Le operazioni in Siria
Le operazioni della Francia in Siria sono sempre state particolarmente complesse e per di più legate all’impiego di reparti speciali e uomini dell’intelligence. La missione siriane è stata da sempre combattuta da due braccia: il Cos e il Dgse. Il primo, il Commandement des opérations spéciales, raggruppa le forze speciali francese, tra cui quelle che operano nel nord-est siriano. Il secondo, Direction générale de la sécurité extérieure, racchiude invece gli uomini dei servizi segreti francesi che lavorano all’estero. C’erano anche loro a Manbij, la città controllata dall’esercito siriano e da cui la Coalizione internazionale anti-Isis ha appena annunciato di essersi volontariamente ritirata. E sono sempre loro adesso a essere al centro dei pensieri di Macron: loro e i jihadisti francesi che, in massa, si sono arruolati tra le file del Califfato per combattere la guerra del terrore nel Siraq.
In queste settimane, con l’annuncio da parte degli Stati Uniti del ritiro dalla Siria, la Francia ha già annunciato di voler prendere alcuni provvedimenti. Il governo di Parigi ha detto che monitora molto da vicino la situazione: e non potrebbe fare altrimenti. I suoi uomini, attivi nel nord-est, sono ancora lì, divisi tra la fedeltà all’Alleanza atlantica, l’appartenenza alla Coalizione a guida Usa, la partnership con i curdi che la Francia non ha mai rinnegato. E allo stesso tempo, i francesi hanno sempre avuto anche un occhio di riguardo nei confronti della Turchia e di molte milizie i cui legami con l’Isis e sigla qaediste non sono mai state chiarite del tutto. Come ha raccontato anche Le Monde in un suo approfondimento sulla partita delle forze speciali francesi in Siria, non va dimenticato che i reparti d’Oltralpe hanno combattuto al fianco dei curdi in diverse operazioni (dalla conquista di Raqqa alla resistenza di Kobane), ma hanno sempre avuto contatti con quelle milizie che oggi hanno proprio i curdi nel mirino dei loro fucili. Del resto la diplomazia è stata sempre molto più complessa di quanto vogliano far credere alcune prese di posizione nette nei confronti di Recep Tayyip Erdogan. E la Francia non ha mai voluto scatenare reazioni eccessive da parte dei turchi.
Le preoccupazioni francesi
La Francia è preoccupata. L’Eliseo, all’inizio di questa settimana, ha detto che prenderà misure “per mettere in sicurezza il personale civile e militare presente nella zona come parte della coalizione internazionale contro lo Stato islamico e per progetti umanitari”. E gli stessi vertici della Difesa francesi hanno chiarito che il ritiro Usa comporta, inevitabilmente, il ritiro del contingente francese. Poiché in larga parte si basano sul supporto logistico degli americani. E secondo Reuters, fonti diplomatiche transalpine hanno annunciato di preparare il ritiro degli uomini delle forze speciali dalla Siria.
Ma è soprattutto sotto il profilo interno che Parigi è preoccupata. E in questi problemi di sicurezza interna rientrano, inevitabilmente, i foreign fighter. Non è un mistero che la Francia abbia sfruttato la guerra che ha sconvolto Iraq e Siria per colpire lì i jihadisti coltivati in patria. Lo rivelò lo stesso ministro della Difesa, Florence Parly, quando disse che la morte degli islamisti a Raqqa non sarebbe stata un problema. Lo Stato islamico ha raccolto centinaia di francesi radicalizzati che oggi sono ancora nelle prigioni curde o che provano a scappare con l’avanzata turca. E le parole del portavoce dell’esecutivo, Sibeth Ndiaye, non lasciano dubbi. Parigi ha chiesto alla Turchia di “terminare al più presto il suo intervento”. Ed è preoccupata dal fatto che almeno 800 terroristi dell’Isis siano pronti a fuggire dalle carceri che erano in mano delle Ypg. Un allarme lanciato anche da Jean-Yves Le Drian, ministro degli Esteri di Parigi, che in un’intervista a Le Figaro ha detto che l’avanzata di Erdogan “mette in discussione cinque anni di lotta contro lo Stato islamico” e che i terroristi “non sono scomparsi”. “La nostra priorità è quella di preservare la coalizione che ha permesso di combattere l’Isis e di non permettere che la situazione offra a questa organizzazione terroristica una possibilità di ritornare”, ha continuato il capo del Quai d’Orsay. E del resto fu lo stesso Macron a voler rafforzare il lavoro delle forze speciali in Siria.
Il vaso di Pandora
Il pericolo per la Francia è molteplice. C’è un problema legato alla sicurezza interna e internazionale, come abbiamo detto. C’è un problema legato alla giustizia, perché se la Turchia conferma la sua minaccia di rilasciare i jihadisti questi tornano in Francia con il rischio che il sistema giudiziario francese sia tramortito dal fatto che potrebbe non condannare gli imputati e soprattutto con il rischio che le prigioni d’Oltralpe si trasformino in covi di terrorismo come già avvenuto in passato.
Infine, non va dimenticato un altro punto: che la Francia ha sempre mantenuto un interesse attivo ma sottotraccia rispetto alla Siria e adesso, volente o nolente, rischia di andarsene lasciando dietro di sé una scia di azioni e di errori messi in atto in Medio Oriente. La guerra oscura di Parigi potrebbe rivelarsi in tutti i suoi lati se le informazioni o alcuni siti entrano in possesso di potenze avversarie. E non è un caso che in questi mesi Macron abbia avuto sempre un occhio di riguardo verso Vladimir Putin e verso l’Iran, così come non è causale che Macron abbia condannato la Turchia ma senza voler esagerare. Parigi ha troppi interessi, troppi jihadisti, troppi segreti (vedi il caso mai risolto del cementificio Lafarge e dei soldi all’Isis) e troppi timori. Se la Turchia avanza, la Francia esce dalla Siria. Ma è soprattutto a rischio una strategia che doveva servire a Parigi per imporsi in Medio Oriente e per spostare lì il pericolo jihadista. il vaso di Pandora di Parigi potrebbe aprirsi per mano turca. E Macron ne potrebbe essere travolto.
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