La cancelliera Angela Merkel ha dichiarato che la Germania bloccherà ogni vendita di armi alla Turchia di Recep Tayyip Erdogan, sostenendo la mozione allargata a tutta l’Unione che verrà presto discussa in seno al Consiglio europeo. Ma questo fioco tentativo di salvare la faccia non deve lasciarci dimenticare che è stata proprio lei a innescare la “bomba” turca.
In risposta all’invasione del nord della Siria ordinata dal sultano Erdogan, Norvegia, Finlandia, Svezia, Olanda, Francia e Germania hanno subito annunciato a gran voce l’embargo sulle armi che dovrebbe lanciare un qualche tipo di segnale alla Turchia – che dopo aver stretto già accordi di alto livello per comperare dalla Russia – procede imperterrita nella avanzata entro i 35 chilometri della “fascia cuscinetto” che vuole conquistare. Questa azione dimostrativa e tardiva della Cancelliera, oggi abbracciata anche dall’Italia, non può cancellare il passato che ha sempre visto la Germania in prima linea per aprire all’alleato turco, che oggi si rivela irresponsabile e inadeguato quale membro “strategico” dell’Alleanza Atlantica e rappresentante degli interessi europei.
L’ipocrisia dell’Unione europea e dei “democratici” di tutto il mondo sta lasciando cadere la scure sulla testa di Donald Trump, che nel rispetto della sua campagna elettorale, ha deciso proprio al preludio dell’invasione turca di porre fine all’impegno militare statunitense in quelle cosiddette “guerre senza fine” che l’America ha intrapreso in Medio Oriente. Partendo proprio da quell’inserimento in Siria per combattere allo stesso tempo l’Isis e Bashar al Assad: leader da sempre sgradito alla Casa Bianca.
Ma il tradimento dei curdi, avvenuto attraverso la ritirata dei mille uomini delle forze speciali che stazionavano dell’area interessata dall’offensiva turca, non deve distogliere l’attenzione da chi ha sempre lasciato fare a Erdogan ciò che desiderava: la democratica Germania della cancelliera Angela Merkel che ha sempre “aperto le porte” a Erdogan lì dove c’erano porte e portoni da aprire. Come ricorda La Verità, è stata proprio la Germania, durante l’apice della crisi siriana nel 2015, a proclamare l’apertura delle frontiere senza riserva per consacrarsi come Paese delle “opportunità” di americana memoria. E in questo modo, ha aperto anche le frontiere a tutti i foreign fighters e jihadisti che poi si è scoperto fare su e giù per il Medio Oriente propria attraverso la Turchia. Quella stessa Turchia che oggi minaccia l’Unione europea con l’immigrazione e l’abbandono del suo ruolo di frontiera d’Europa. E fu sempre la Germania che nel 2016 impose all’Europa la ratifica dell’accordo che sotto lo scacco del Sultano versava nelle casse di Ankara ben 6 miliardi di euro per risolvere – in maniera democratica o meno – la questione dei migranti siriani che oggi è diventata l’arma del ricatto per giustificare la sua operazione di “pace” in chiave anti-curda.
La cancelliera Merkel ha sempre protetto, come e dove poteva, Erdogan e gli accordi stretti con Ankara riguardo la scabrosa questione dei migranti. Proprio in queste settimane, il ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer, insieme con al commissario Ue all’ immigrazione, il greco Dimitri Avramopoulos, si erano recati in Turchia per rinegoziare la prosecuzione del patto sulla gestione dei migranti generati dalla guerra civile in Siria e dalla guerra allo Stato islamico. E proprio mentre i generali di Ankara pianificavano l’attacco sul territorio siriano da terra e dall’aria, Erdogan stringeva la mano agli emissari europei chiedendo altro denaro per tenere lontani dal Vecchio Continente quei tre milioni di immigrati siriani, mettendo in guardia l’Europa sulla possibilità di aprire quelle frontiere se si dovesse verificare qualche tipo di ritorsione che non si limiti “all’invettiva” nei confronti dell’operazione militare turca.
Una manovra militare che a primavera potrebbe non essere ancora terminata, e che fino ad allora potrebbe servare una nuova crisi umanitaria, una pericolosa pulizia etnica nei confronti della popolazione curda, e un bagno di sangue per i civili e per tutte le fazioni che manterranno le posizioni sotto le bombe dei cacciabombardieri turchi.



