Il conto alla rovescia per le prossime elezioni presidenziali degli Stati Uniti è iniziato. Al giorno fatidico, il 3 novembre 2020, manca poco più di anno ed esperti, sondaggisti e guru della politica hanno già iniziato a ipotizzare scenari e contro scenari. Ma prima di arrivare al testa a testa decisivo tra Donald Trump e il candidato democratico bisogna prima delineare quest’ultimo profilo. Se nel Partito repubblicano non vi è alcun dubbio che l’uomo da battere sarà l’attuale presidente in carica, tra i dem tira aria di tempesta. Interessante sarà capire chi emergerà dai 23 nomi che si fronteggeranno alle primarie democratiche che inizieranno il prossimo febbraio. Al momento, e presumibilmente anche per il futuro a meno di scossoni clamorosi, sono quattro i candidati di spessore che hanno buone probabilità di presentarsi sul ring dove ad attenderli ci sarà Trump: Bernie Sanders, Joe Biden, Kamala Harris ed Elizabeth Warren.
Le quattro correnti del Partito democratico
Questa analisi introduttiva ci consente di fare una riflessione più approfondita su cosa sta accadendo all’interno del Partito democratico, dilaniato da quattro correnti contrapposte l’una con l’altra, che guarda caso sono proprio quelle dei candidati citati poc’anzi. Se in passato i dem erano soliti incarnare due anime, ovvero moderati centristi e liberal, oggi ospitano almeno quattro visioni differenti, accompagnate da correnti minoritarie e non influenti. Cerchiamo di fare ordine. Il nucleo maggioritario è quello moderato, i cui esponenti, per certi versi, potrebbero anche correre sotto le fila dei Re=)pubblicani; sono feroci sostenitori del liberalismo economico e il loro attuale esponente di punta è Joe Biden. A seguire è rimasta in piedi, anche se un po’ scolorita, l’altra storica corrente tradizionale: il centrismo puro incarnato da Hillary Clinton, la stessa corrente sconfitta alle elezioni del 2016.
Socialisti e liberal-progressisti
Le novità sono due. Da una parte si sono moltiplicati come funghi i socialisti gaudenti di Bernie Sanders, l’esperto senatore del Vermont che ha sdoganato dall’armadio statunitense lo scheletro del “socialismo”. Basti pensare che negli Stati Uniti fino a pochi decenni fa solo nominare l’ideologia socialista era impensabile, mentre oggi sempre più millenials sembrano attratti, almeno a parole, da questa rispolverata visione del mondo adattata forzatamente al contesto americano. L’ultima corrente Dem risponde a quel particolare ibrido tra liberal e progressisti, centristi per quanto riguarda i temi economici, di sinistra per le tematiche sociali. Queste sono le quattro correnti ma chi sono i nomi più caldi? Sempre loro: Bernie Sanders, Joe Biden, Kamala Harris ed Elizabeth Warren. La sensazione è che la sfida possa essere una questione riservata a Biden, capace di attingere allo stesso elettorato di Trump, e Warren, che lentamente sta convincendo un po’ tutti grazie alle sue conoscenze nozionistiche. Sanders e Harris rischiano di riscuotere applausi e consensi, risvegliare i giovani e regalare speranze per il futuro; ma alla prova dei fatti rischiano anche di finire surclassati dalla meglio attrezzata coppia Biden-Warren.
Un’occasione sprecata
E Trump? Il tycoon aspetta di conoscere il suo avversario, dribblando uno scandalo dietro l’altro. Un notevole numero di sondaggi ha fotografato il bassissimo rating di popolarità del tycoon, addirittura uno dei peggiori di sempre mai avuti da un presidente americano. Dunque i Democratici avrebbero l’enorme chance di calciare una sorta di rigore a porta vuota? Non proprio, a causa delle suddette suddivisioni in correnti interne. Già, perché mentre l’elettorato di Trump è rimasto inalterato, salvo qualche nuovo simpatizzante repubblicano, i supporter Dem non sanno ancora dove sbattere la testa. E non sono affatto agevolati dalle correnti interne al loro partito di riferimento.
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