Sono passati sei mesi dalle elezioni amministrative in Turchia, ma gli effetti di quest’ultima, importante tornata elettorale continuano a farsi sentire. Durante la campagna elettorale, il presidente turco nonché capo del partito Akp aveva minacciato di usare il pugno duro contro qualsiasi sindaco che si fosse macchiato di collaborazione con i “terroristi”, aka membri del Pkk. L’avvertimento era diretto in maniera ben poco velata contro i candidati dell‘Hdp (partito filo-curdo) su cui, ancora prima di venire eletti o rieletti nelle proprie città, pendeva la spada di Damocle della rimozione coatta a cui diversi di loro erano già stati condannati nel 2016. Dopo soli sei mesi il presidente Recep Tayyip Erdogan ha tenuto fede alle promesse fatte all’apertura delle urne: a fine agosto il leader turno ha rimosso forzatamente dal loro incarico di primi cittadini i sindaci di Dyiarbakir, Van e Mardin. Tutti e tre in quota Hdp. “La decisione del Governo non si basa su un processo giudiziario ed è assolutamente anti-democratica”, ha dichiarato a InsideOver il primo cittadino di Dyiarbakir, Adnan Mızraklı. “L’Akp, che ha subito una pesante sconfitta a marzo, non rispetta il volere del popolo e le sue azioni avranno delle conseguenze sulla democrazia turca. Noi siamo scesi in piazza per protestare contro la decisione del Governo insieme ai cittadini. Le persone sono determinate a resistere contro la rimozione dei sindaci e continueranno nella loro battaglia finché la democrazia non sarà ristabilita”.
Legami con il Pkk
Tanto la decisione di rimuovere i sindaci quanto le accuse mosse contro di loro non sono nuove e anzi rispecchiano con precisione le mosse già adottate dal Governo in risposta al fallito golpe del 2016, a cui fece seguito una capillare repressione di qualsiasi forma di dissenso. Una repressione che vide tra le sue vittime anche la popolazione curda e i suoi rappresentanti politici e che questa volta rischia pericolosamente di estendersi anche a chi ha stretto alleanze – se pur meramente tattiche – con l’Hdp. “Il Governo turco usa facilmente le accuse di avere legami con il Pkk non solo contro il nostro partito, ma anche contro il Buon Partito e altri gruppi di opposizione”, ci spiega Mızraklı. “Ha dato il via a una caccia alle streghe e si è trasformato in una specie di inquisizione”. Il rischio quindi è che i sindaci di Dyiarbakir, Van e Mardin siano solo i primi di una ben più lunga lista di primi cittadini rimossi forzatamente dai loro incarichi. La stessa sorte, come confermato anche dalle parole di Mızraklı, potrebbe toccare anche a Istanbul, città strappata per ben due volte all’Akp nonostante il palese tentativo del partito di Governo di minare i risultati elettorali in suo favore. Persa la via delle elezioni, l’unica carta che Erdogan può ancora giocarsi per rimettere la mani sulla più importante città a livello economico del Paese passa proprio per la destituzione coatta del ben poco gradito Ekrem Imamoglu.
Lo scenario siriano
Mentre le rimozioni del 2016 erano state presentate come diretta conseguenza del fallito colpo di Stato e come soluzione per riportare ordine e sicurezza nel Paese, questa volta la sostituzione coatta dei sindaci curdi non trova la stessa giustificazione ma può essere collegata con la situazione nella vicina Siria. Il presidente Erdogan da mesi minaccia di intervenire militarmente nel Paese limitrofo per imporre una safe-zone lungo il confine e allontanare le Ypg, considerate da Ankara un’organizzazione terrorista strettamente legata al Pkk turco. Porre degli uomini fedeli all’Akp in regioni particolarmente sensibili e in cui il Partito dei lavoratori può contare su un forte sostegno popolare è quindi una mossa strategica nel più ampio scenario geopolitico regionale, anche in vista di una ulteriore destabilizzazione dell’area nei prossimi mesi. “È chiaro che l’atteggiamento del Governo mette a rischio le prospettive di stabilità della Turchia, della Siria e dell’Iraq. La sua posizione peggiora nei confronti dei curdi di Turchia, ma non tollera nessuna vittoria dei curdi in generale”, ha spiegato Mızraklı. “La rimozione dei sindaci è chiaramente legata anche all’intolleranza verso i curdi siriani”.
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