La Repubblica Popolare Cinese, con la Nuova via della seta, sta tornando protagonista delle relazioni internazionali e manifestando la capacità di esprimere una strategia globale a tutto campo. Fondata sul rafforzamento della proiezione politica ed economica a tutto campo sulle rotte dei corridoi commerciali ed infrastrutturali destinati a connettere la massa euroasiatica e le sue propaggini oceaniche per poi raggiungere l’Africa e le Americhe.
La grand strategy di Xi Jinping si presenta come manifestazione della nuova statura di Pechino. Gli investimenti cinesi in infrastrutture di trasporto, porti, autostrade, parchi industriali, imprese estere e reti di telecomunicazione e l’attivazione di strutture finanziarie internazionali come l’Asian Infrastructure Investment Bank e il Silk Road Fund testimoniano la volontà di Pechino di trasformare il progetto in strategia multilaterale e di attrarre i necessari investimenti anche da parte dei Paesi partner per far fronte a costi complessivi che, nei prossimi decenni, potrebbero lievitare fino a 4 trilioni di dollari.
Per ora, la Cina ha dimostrato di voler far sul serio. Hanno firmato memorandum d’intesa per l’ingresso nella Belt and Road Initiative 29 organizzazioni multilaterali e 126 Paesi, tra cui ben otto membri del G20 (Italia, Sudafrica, Russia, Indonesia, Arabia Saudita, Corea del Sud, Turchia). Nel frattempo, si prevede che nel 2019 il commercio tra la Cina e i partner della Belt and Road Initiative crescerà complessivamente di 117 miliardi di dollari rispetto al 2018, in cui aveva raggiunto quota 158 miliardi. Gli export verso i mercati Bri dovrebbero crescere di 56 miliardi, dopo un incremento di 76 miliardi l’anno scorso, facendo si al tempo stesso che lo yuan acquisisca nuovo peso nei mercati finanziari internazionali.
Eppure non è tutto oro quel che luccica. Alla Nuova via della seta manca ancora molto per divenire un sistema omnicomprensivo e il suo sviluppo è messo a rischio da un’ampia serie di fattori di rischio. Giuseppe Gagliano ne ha individuati ben sei, in un’analisi pubblicata per Il Sussidiario. Esse concernono sia questioni interne alla Repubblica Popolare che dinamiche legate al contesto internazionale e agli equilibri geopolitici.
Nel primo campo Gagliano cita le prospettive di stabilità del sistema di potere del Partito comunista cinese e quelle riguardanti il futuro dell’economia del Dragone, che mira a lanciare in orbita i consumi interni e a bilanciare le asimmetrie del credito, del debito degli enti locali e del peso sul bilancio delle imprese inefficienti. Nel secondo campo si citano invece il tema della dipendenza cinese dalle importazioni di materie prime provenienti da aree del mondo in aperta tensione (come Africa e Medio Oriente) e le difficoltà incontrate nel coordinare politicamente l’espansione delle attività cinesi, che in diversi Paesi partner (come il Pakistan e lo Sri Lanka) hanno conosciuto oscillazioni in fase di cambio di governo. Infine, Gagliano cita sotto il profilo geopolitico il tema della minacciosa rivalità Cina-Usa e dei dubbi sulla capacità di Pechino di offrire una sostanziale copertura militare e geopolitica ai suoi progetti geoeconomici.
Si delinea un quadro di sostanziale vulnerabilità, in cui la Cina appare potente e resiliente in campo economico e commerciale ma, al tempo stesso, non potrà offrire garanzie di stabilità durature ai suoi progetti se non sanerà le contraddizioni strategiche destinate a emergere nei prossimi anni. La prima è la natura della Bri di architettura di un sistema di globalizzazione fondamentalmente alternativo, nelle strutture e nella duplice natura continentale e oceanica, al sistema di potere a guida statunitense ma da esso dipendente, in misura fondamentale, per la tenuta delle fondamenta. Se la Bri è in primo luogo proiezione commerciale, la Cina fondamentalmente dipende dalla capacità Usa di tenere aperte le rotte commerciali globali, di presidiarle con la flotta e, in ultima istanza, di vigilare sugli stretti strategici, constatata l’impossibilità di un aggiramento euroasiatico delle rotte oceaniche.
In secondo luogo, è necessario e consequenziale rilevare l’asimmetria tra la grandezza delle ambizioni di Pechino e i piccoli passi compiuti dal sistema “imperiale” di supporto. La Cina ha sinora aperto una sola base militare all’estero, a Gibuti, ma dovrà in futuro saper presidiare apertamente il dispiegamento dei suoi progetti portuali e infrastrutturali e, al tempo stesso, ridurre la sua dipendenza dalle esportazioni come volano di crescita economica. Si nota qui una grande divergenza tra Stati Uniti e Cina, con i primi potenza pressoché indipendente sotto il profilo energetico e importatore di beni di consumo e prodotti finiti e la seconda piattaforma industriale e commerciale in campo manifatturiero ma affamata delle cruciali, e strategiche, risorse energetiche importate da un ampio paniere di fornitori.
Infine, la Cina dovrà sfruttare la Bri e le vie della seta per ottenere il fondamentale obiettivo della coesione interna, portando crescita e sviluppo anche nelle aree periferiche, difficilmente assimilabili e abitate da minoranze che ne rappresentano le periferie (Tibet, Xinjiang) per acquisire quel grado di connettività interna che deve essere necessariamente complementare alla connettività al resto del mondo. Non è un caso che, sfruttando strumentalmente il tema dei diritti umani violati a Hong Kong e nello Xinjiang (dimenticandosi di avere in Portorico e Guam delle vere colonie) e sostenendo velatamente Taiwan gli Stati Uniti mirino a compiere un’azione di disturbo che renda più difficoltoso il necessario compattamento dell’Impero di Mezzo, che nella fase del suo decollo globale deve impegolarsi in questioni di confine e in dispute politico-territoriali. Solo sanando queste contraddizioni la Cina potrà dire di essere divenuta, compiutamente, superpotenza globale. Potendo da allora in avanti contare sulla certezza di una Nuova via della seta destinata a durare. La Cina ragiona sul lungo periodo: ma tra debolezze e contraddizioni, Pechino dovrà vigilare sui suoi progetti per evitarne un deragliamento.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.



