In Cina la politica del figlio unico è rimasta in vigore dal 1979 al 2015, un lungo lasso di tempo in cui la disposizione attuta dal governo cinese per contrastare l’incremento demografico del paese ha cambiato per sempre il volto di quella che tutt’ora è la nazione più popolosa al mondo. Qualche settimana fa il Wall Street Journal è tornato a parlare dell’argomento riferendosi al documentario intitolato “One Child Nation”, che analizza a fondo le drammatiche conseguenze che ancora oggi segnano il volto della Cina. La pianificazione familiare è stata fin dalla sua approvazione considerata una norma lesiva nei confronti dei diritti individuali dei singoli cinesi, impossibilitati a programmare liberamente il proprio futuro.
La politica del figlio unico: 1979-2015
Nel 1979 scattò la prima fase di questa politica introdotta da Deng Xiaoping, che ricorse a una semplice disposizione che vietava alle donne di avere più di un figlio. In pochi anni la popolazione del paese subì un drastico dimezzamento, che rallentò però a causa dell’allungamento della vita media degli individui per via del miglioramento delle condizioni economiche cinesi. Arriviamo così ai primi anni ’90, quando il governo modificò la legge: il divieto di avere più di un figlio si trasformava in una sanzione pecuniaria. I genitori che volevano un secondogenito avrebbero dovuto solo pagare un’ammenda. La pianificazione familiare proseguì minuziosamente fino al 2015, quando la Corte Suprema cinese abolì la politica del figlio unico. Attualmente le coppie cinesi possono avere fino a due bambini senza incorrere in sanzioni.
Gli effetti negativi
I motivi che hanno spinto il governo ad abolire la pratica del figlio unico sono molteplici. Prima di tutto la gestione statale delle famiglie ha provocato un aumento dell’anzianità, senza considerare l’abbassamento del livello di fertilità e la riduzione della popolazione, in cui prevale un netto divario tra le nascite di maschietti e femminucce. Secondo alcune stime in Cina ci sarebbero quasi 40 milioni di uomini in più rispetto alle donne: un gap che potrebbe presto creare gravi problemi sociali alla tenuta del paese. Per nascondere i figli ed evitare le sanzioni, poi, molte famiglie non hanno registrato all’anagrafe i secondogeniti, cresciuti quindi senza documenti e oggi impossibilitati ad usufruire dei servizi pubblici nazionali.
Le testimonianze dell’epoca
Tornando al documentario, la politica del figlio unico ha traumatizzato così tanto la società cinese da compromettere il futuro della nazione. Negli anni ’80 il governo agiva con metodi brutali per controllare le famiglie e arrivava spesso a praticare sterilizzazioni forzate e aborti, per proseguire in un esperimento sociale folle. La pellicola fa poi luce su singoli episodi che aiutano a rivivere quel periodo cupo. C’è, ad esempio, la storia di un’ostetrica responsabile di oltre 50 mila fra sterilizzazioni e aborti, ma anche quella di chi sostiene di aver visto morire per strada, ogni giorno, dai quattro ai cinque bambini. Bambini, va da sé, abbandonati perché non primogeniti. Molti di loro hanno perso la vita, altri sono finiti in una tratta di esseri umani. Gli orfani venivano venduti agli orfanotrofi statali, che li acquistavano a una cifra irrisoria, modificavano i loro documenti e li rivendevano all’estero a prezzi gonfiati.
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