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Politica

La politica estera di Trump può essere il suo boomerang

Le elezioni presidenziali del 2020 si avvicinano e negli Stati Uniti è già iniziata la corsa per sottrarre a Donald Trump le chiavi della Casa Bianca. Tanti sono i temi che verranno affrontati nel dibattito pubblico da qui ai prossimi...
Trump dalla Casa Bianca a Camp David

Le elezioni presidenziali del 2020 si avvicinano e negli Stati Uniti è già iniziata la corsa per sottrarre a Donald Trump le chiavi della Casa Bianca. Tanti sono i temi che verranno affrontati nel dibattito pubblico da qui ai prossimi mesi: dall’immigrazione, vero e proprio cavallo di battaglia di Trump, alla crescita economica, dal lavoro alla politica estera. L’attuale presidente americano, grazie a trovate mediatiche più o meno sorprendenti, era riuscito a far terreno bruciato tra le fila dei suoi oppositori sciorinando dati, numeri, fatti, sottolineando inoltre il divario tra la sua concretezza e l’inadeguatezza degli avversari. Certo, molti assunti o dichiarazioni, se analizzate con dovizia, avrebbero fatto emergere un pavimento a dir poco scricchiolante. Eppure il popolo americano è stato conquistato dalla retorica concreta di Trump.

Ombre in vista delle elezioni presidenziali

La situazione, attualmente, è piuttosto serena per Donald Trump. All’orizzonte non ci sono avversari che danno la sensazione di essere in grado di mettere il bastone tra le ruote all’attuale presidente. Come se non bastasse, Trump può impugnare diverse frecce in sua difesa: l’economia degli Stati Uniti è in continua espansione, e lo fa da 120 mesi consecutivi. Durante questo lasso di tempo il Pil del paese è aumentato del 25% e il tasso di disoccupazione è sceso al 3,6%, il più basso dal 1969. L’immigrazione continua a essere contrastata con controlli a tappeto, e addirittura pare che Trump stia pensando di cancellare lo ius soli. C’è poi l’ampio faldone riguardante la politica estera: qui, a parole, The Donald ha ottenuto importanti riconoscimenti. Ma alla prova dei fatti, ovvero nella realtà, non ha raggiunto alcun obiettivo rilevante. Ecco, questi rischiano di essere gli ostacoli che potrebbero inceppare la macchina elettorale trumpiana.

La realtà diversa dalla narrazione

Ci sono vari eventi che sfidano la tenuta di Trump alla prova delle presidenziali 2020. Il tycoon si vanta di vittorie senza precedenti e ritiene che siano arrivate per suoi meriti. L’economia è in crescita, ma nell’aria c’è il rischio di una recessione che spezzerebbe le gambe agli Stati Uniti; la disoccupazione è irrisoria, ma nel settore siderurgico continuano i licenziamenti; la guerra dei dazi sta annichilendo la Cina, ma anche i consumatori statunitensi, vessati da una pressione fiscale sempre più elevata. La politica estera, passando attraverso la prova dei fatti, smentisceancora di più la narrazione di Trump.

Le spine nel fianco di Trump

Il tycoon aveva annunciato che l’Isis era stato sconfitto, cancellato per sempre dalla faccia della terra; così non è, perché secondo gli ultimi rapporti l’organizzazione terroristica sarebbe pronta a scendere nuovamente in campo. Trump ha dato l’impressione di aver fatto amicizia con Kim Jong Un, lo ha incontrato più volte, ha passeggiato in Corea del Nord, ha annunciato che l’accordo sulla denuclearizzazione della penisola sarebbe arrivato presto e tante altre belle cose. Risultato: i test sono proseguiti e nessun accordo è stato ancora firmato. La citata guerra dei dazi è un’altra spina nel fianco di The Donald: Trump vuole vincere il braccio di ferro con la Cina, ma più inasprisce le tariffe e più ci rimettono i suoi elettori. Capitolo Iran: Washington, in poche parole, non ha una strategia precisa e ragiona giorno per giorno, quasi senza uno straccio di logica. Finché il giochino regge, Trump ha buone chance di accreditarsi agli occhi del popolo americano come il salvatore della patria. L’importante è non svelare il trucco.





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