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Terrorismo

Milano, un nuovo tipo di terrorismo? Il pm: “Voleva punire l’Europa”

Il procuratore di Milano Francesco Greco e il pm Luca Poniz hanno contestato al senegalese Ousseynou Sy i reati di strage e sequestro di persona con l’aggravante del terrorismo. Accuse più che consone considerato il modus operandi del soggetto in...

Il procuratore di Milano Francesco Greco e il pm Luca Poniz hanno contestato al senegalese Ousseynou Sy i reati di strage e sequestro di persona con l’aggravante del terrorismo.

Accuse più che consone considerato il modus operandi del soggetto in questione che ha chiaramente pianificato l’attacco, come dimostrano le fascette di plastica portate appositamente per immobilizzare i ragazzini all’interno del pullman e le due taniche di benzina che aveva con sé, coperte da dei sacchetti neri.

Del resto è stato Sy stesso ad annunciare i suoi piani all’interno del pullman, dichiarando di voler andare all’aeroporto di Linate per fare una strage: “Andiamo a Linate, da qui non scende più nessuno”. Tutto ciò mentre minacciava i ragazzini di dare fuoco al mezzo con loro all’interno annunciando di volersi uccidere per vendicare i morti nel Mediterraneo. In che modo? Non lo possiamo sapere. Forse bruciando vivi 51 ragazzini intrappolati all’interno del pullman. O chissà cos’altro aveva in mente di fare a Linate. Come riportato dalle testimonianze dei ragazzini, Sy continuava a dire che le persone in Africa muoiono per colpa di Matteo Salvini e Luigi Di Maio. E a questo punto è doveroso chiedersi in che modo l’attentatore sia giunto a tali folli conclusioni.

Il pm antiterrorismo di Milano, Alberto Nobili, del resto è stato chiarissimo: “Sy Voleva punire l’Europa per la politica che sta seguendo inaccettabile contro i migranti. Ha sostanzialmente ammesso la sua condotta e la premeditazione, lo aveva ponderato da qualche giorno”.

Probabilmente Sy aveva pienamente abbracciato quel brodo ideologico che punta il dito contro chi vuol porre un freno all’immigrazione di massa e senza regole. Quel calderone di pensiero che afferma di voler tutelare “gli ultimi” ma paradossalmente rema nella medesima direzione dei trafficanti di esseri umani e di quella criminalità organizzata che lucra sugli irregolari.

Il limite era già stato superato da tempo con le varie minacce e gli auguri di morte nei confronti del ministro dell’Interno Matteo Salvini, accusato di aver posto un freno all’immigrazione clandestina proveniente da sud. Poco importa se le morti in mare sono drasticamente diminuite da quando i porti sono chiusi e se i trafficanti e la criminalità organizzata non lucrano più come prima.

Oggi però, con l’attentato al pullman, si è varcata la linea di non ritorno in quanto l’attentatore ha pensato bene che fosse giunto il momento di passare all’azione e ha pianificato la sua “vendetta” che doveva compiersi coinvolgendo 51 ragazzini considerati come target da colpire per la “causa”. Ed è stato solo grazie all’eccezionale intervento dei Carabinieri e al coraggio di alcuni dei ragazzi se non si è qui a piangere vittime.

Boaz Ganor, esperto di terrorismo a capo dell’International Institute for Counter-Terrorism di Herzliya, Israele, definisce come terrorismo l’”uso deliberato di violenza, diretta contro civili, volta a terrorizzare per raggiungere obiettivi politici”. Esattamente ciò che ha messo in atto quest’oggi Sy, solo che stavolta non ha urlato “Allahu Akbar”, non si è trattato di un attentato islamista e neanche di stampo suprematista come l’orrore di Christchurch. Questo è un nuovo terrorismo, che, se vogliamo, potrebbe essere definito di stampo terzomondista.

Elemento ancor più inquietante di tale tipologia di terrorismo è che il potenziale attentatore può essere un qualsiasi individuo avvolto nel più totale anonimato, distaccato da “gruppi sensibili” o a rischio, non collegato a reti radicalizzanti o a soggetti a loro volta segnalati. Un individuo pronto a caricarsi emotivamente con la retorica ideologica per poi decidere di colpire secondo possibilità e opportunità.





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