(Da Agrigento) “Sapete chi ha fondato la più grande capitale del mondo arabo?”, chiede Hisham Badr agli studenti presenti in una sala del Palacongressi di Agrigento. Una domanda che introduce la principale tematica affrontata dall’ambasciatore egiziano nella città dei templi: “A fondare Il Cairo è stato un siciliano. Basta questo per comprendere le ragioni dell’importanza del dialogo tra i vari Paesi del Mediterraneo”.
Badr ci raggiunge quindi poco fuori dalla sala, in un atrio dove il sole siciliano già primaverile illumina tutte le pareti: “Anche questo posto mi ricorda l’Egitto”, nota l’ambasciatore. Dialogo, ma anche questione immigrazione, rapporti con l’Italia ed il dossier libico: sono questi gli argomenti toccati durante il colloquio tenuto ad Agrigento dal rappresentante del governo di Al Sisi a Roma.
“L’immigrazione è un problema comune”
Hisham Badr non è soltanto l’ambasciatore egiziano in Italia, ma è anche un profondo conoscitore del nostro Paese e della nostra lingua. Il suo ruolo, come quello del resto di ogni capo missione diplomatica, non è semplice ma al tempo stesso è testimone del riavvicinamento tra Italia ed Egitto: “I nostri rapporti – afferma Badr ai nostri microfoni – Sono ottimi, io sono molto contento del rapporto tra i due governi. Ma del resto tra noi esistono contatti che durano da 3mila anni, condividiamo lo stesso mare, è impossibile che Italia ed Egitto non abbiano rapporti”. Ed in effetti, anche nel suo colloquio con gli studenti agrigentini, sottolinea più volte questo aspetto: tra Roma ed Il Cairo l’asse è di natura politica ma anche culturale ed economica. Il caso di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano ucciso nella capitale egiziana nel 2016, non è superato ma al tempo stesso i due governi negli anni guardano oltre.
Uno dei temi su cui subito si concentra l’attenzione dell’ambasciatore Badr riguarda l’immigrazione: “Un problema comune – sottolinea il diplomatico – Italia ed Egitto devono cooperare”. Non soltanto perché diversi egiziani arrivano sulle nostre coste mentre alcuni vengono scoperti nel ruolo di scafisti, ma anche perché secondo Badr lo stesso Egitto ha al suo interno un problema di gestione dei flussi: “Nel nostro Paese – sottolinea l’ambasciatore – Abbiamo cinque milioni di rifugiati. Vengono dal Sudan, ma anche dalla Siria. Abbiamo 600mila siriani, li accogliamo nonostante la nostra economia non sia ancora del tutto forte. È logico quindi che quello dell’immigrazione è un problema sentito sia dall’Italia che da noi. E non possiamo non collaborare”.
La “ricetta” di Badr riguarda gli investimenti in pace e sviluppo in Africa: “Solo così riusciremo ad arginare il fenomeno. Tanti africani scappano, il 90% di chi emigra va verso altri Paesi del nostro continente, solo il 10% in Europa. L’immigrazione è una sfida comune”.
“Italia ed Egitto impegnati assieme sulla Libia”
Le partenze dei barconi avvengono, soprattutto negli anni passati, dalla Libia. Qui le condizioni di instabilità del Paese determinano l’aumento di sbarchi verso l’Italia: “Stabilizzare la Libia è un obiettivo sia nostro che vostro – sottolinea Badr – Per noi è importante, ma sappiamo quanto è importante anche per voi”. Il governo de Il Cairo sostiene il generale Haftar, uomo forte della Cirenaica e recentemente in grado di conquistare anche gran parte del Fezzan. L’Italia, che nell’ultimo anno riprende in mano il rapporto con il presidente egiziano Al Sisi dopo il momento buio dovuto al caso Regeni, proprio grazie alla mediazione de Il Cairo riesce a riavvicinarsi ad Haftar. E l’Egitto, in tal senso, si mostra fondamentale interlocutore per riaprire i canali con l’est della Libia. Un’alleanza che mostra i suoi frutti soprattutto in occasione del vertice di Palermo, quando dall’Egitto arriva direttamente lo stesso presidente Al Sisi il quale, assieme alla Russia, convince Haftar ad essere presente in Sicilia.
“Sì è vero, Italia ed Egitto sulla Libia collaborano – risponde subito ad un’apposita domanda Badr – Anzi, proprio tre o quattro giorni fa a Roma è arrivata una delegazione egiziana che alla Farnesina ha discusso di Libia. Continuiamo la nostra collaborazione perché la Libia è importante. Lo è per noi, perché abbiamo 1.200 km di frontiera con questo Paese, ma so che è anche importante per voi. Quindi credo che questo dialogo tra Italia ed Egitto sulla Libia sarà molto importante per il futuro del popolo libico”. Dunque, dall’ambasciatore arriva la conferma dei contatti tra Roma ed Il Cairo sul dossier libico. Contatti importanti e sempre attivi, intensificati negli ultimi mesi. Del resto, l’Italia non può non rivolgersi ad un Paese strategico del medio oriente come l’Egitto sulla Libia e, viceversa, Il Cairo non può non interloquire con Roma sul fronte della sicurezza e della lotta ad immigrazione e terrorismo. L’asse quindi è solido ed anche i tour che l’ambasciatore egiziano organizza in giro per l’Italia ne danno una piccola ma significativa testimonianza: “In ballo – conclude Badr – C’è la stabilità ed il futuro dell’intero Mediterraneo”.
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