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Politica

Egitto, perché Al Sisi vuole governare fino al 2030

Mandato prolungato e maggiori poteri: le riforme costituzionali approvate martedì scorso in Egitto, consegnano all’attuale presidente Abdel Fattah Al Sisi un governo maggiormente incentrato nelle sue mani. Le nuove norme della legge fondamentale egiziana, che devono essere approvate tramite referendum,...

Mandato prolungato e maggiori poteri: le riforme costituzionali approvate martedì scorso in Egitto, consegnano all’attuale presidente Abdel Fattah Al Sisi un governo maggiormente incentrato nelle sue mani. Le nuove norme della legge fondamentale egiziana, che devono essere approvate tramite referendum, conferma l’impianto istituzionale potenziando però il ruolo del presidente e prolungando la durata del suo mandato. Una riforma approvata quasi all’unanimità dal parlamento, ma che solleva polemiche da parte di accusa Al Sisi di portare sempre più l’Egitto verso una dittatura.

Le riforme costituzionali

La prima novità concerne la durata del mandato: attualmente è di quattro anni, un lasso temporale decretato dopo il rovesciamento di Mubarack nel 2011 a seguito delle proteste interne alla cosiddetta “primavera araba”. Con gli emendamenti alla Costituzione proposti dal governo, un mandato invece dovrebbe durare sei anni. E questa è la prima grande novità che, tra le altre cose, dovrebbe essere operativa già dall’attuale presidenza: Al Sisi in pratica, eletto nel 2018 per la seconda volta, può governare adesso fino al 2024 e non più fino al 2022. Nella riforma costituzionale inoltre, viene sancito il divieto di accumulare più di due mandati consecutivi ma, con l’introduzione delle nuove norme, non viene conteggiata la prima esperienza da presidente per Al Sisi. Dunque l’attuale capo di Stato nel 2024 può ripresentarsi e, in linea teorica, potrebbe rimanere leader del paese fino al 2030.

L’altra importante novità riguarda l’introduzione di una nuova camera parlamentare: infatti, a partire dalle prossime elezioni, viene istituito un Senato da 180 membri che va dunque a superare l’attuale monocameralismo. Le novità che forse destano maggior scalpore, sono poi quelle relative ai poteri del presidente. Il capo dello Stato, che detiene il potere esecutivo, può nominare i procuratori dei tribunali più importanti del paese. Inoltre, nella nuova costituzione l’esercito ha il potere di nomina delministro della Difesa, circostanza questa che aumenta il ruolo dei militari all’interno della vita politica dell’Egitto.

Secondo i sostenitori di Al Sisi, tali norme servono per garantire all’attuale presidente un tempo maggiore per introdurre ed elaborare le tante riforme economiche che il governo vorrebbe attuare. Ma non solo: per giustificare le novità costituzionali e convincere gli elettori a votare favorevolmente al referendum, i seguaci dell’attuale presidente puntano sul discorso della stabilità, divenuto centrale nella politica egiziana dopo quanto accaduto ai vicini arabi di recente. Non tutti sono d’accordo, anche se le voci di dissenso non filtrano con molta regolarità ed arrivano soprattutto dall’estero.

Il referendum dall’esito quasi scontato

Gli egiziani sono chiamati ad approvare le modifiche costituzionali tramite un referendum, il quale è stato fissato ad appena cinque giorni dall’approvazione parlamentare degli emendamenti. Le urne sono state aperte già da sabato e fino a lunedì ed ora è in corso lo scrutinio. Ma l’esito non dovrebbe riservare sorprese: gli egiziani si dicono complessivamente pronti a volere le nuove norme della costituzione. L’unico elemento che potrebbe in qualche modo destare grattacapi sotto il profilo politico, è un’eventuale bassa affluenza. Da un punto di vista pratico però, il governo difficilmente potrebbe avere problemi: il quorum per la validità infatti è fissato al 5%, quindi basta soltanto che alle urne vadano il 5%+1 degli egiziani aventi diritto per dare definitivo disco verde alle riforme.





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