Ieri è andato in scena il XVI atto di protesta dei gilet gialli: oltre 40mila persone sono scese in piazza per protestare contro le politiche del presidente francese Emmanuel Macron. Oggi, Christophe Chalencon, uno dei leader dei gilet gialli, ha annunciato una lista per le elezioni europee: “I miei compagni e io annunciamo oggi (domenica) la creazione di una lista, alla quale invitiamo a unirsi tutte le energie che desiderano ripristinare l’unità e la grandezza del nostro popolo”. Il nuovo partito si chiamerà “Evoluzione cittadina” e non “Gli emergenti”, come era stato affermato qualche tempo fa.
La protesta quindi si istituzionalizza e, come scritto su Gli Occhi della Guerra, fornisce un paradossale aiuto a Macron. In questo modo, infatti, i gilet gialli potrebbero andare a rubare voti ai partiti anti establishment – il Rassemblement National di Marine Le Pen e La France Insoumise di Jean-Luc Melenchon – rinforzando, seppur indirettamente En Marche!.
La scommessa dei gilet gialli
Il movimento cerca così di capitalizzare il consenso della protesta iniziata a novembre dell’anno scorso in seguito alla ventilata ipotesi di un caro del carburante e di un abbassamento dei limiti di velocità lungo alcune tratte tangenziali. Ma questo era solo l’inizio, come affermato a Il Giornale da uno dei leader del movimento, Cédric Guemy: “Non può bastare. La sospensione di sei mesi dell’aumento del prezzo del carburante non è sufficiente. La nostra battaglia nelle strade continuerà”.
Nella stessa intervista Guemy spiegava che il punto di riferimento dei gilet gialli era il Movimento 5 Stelle. Non a caso, a inizio gennaio Chalencon ha incontrato il vicepremier Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, scatenando così le ire di Parigi contro l’Italia. Dopo quell’incontro, il leader dei gilet gialli ha detto: “Volevamo incontrarli. Abbiamo accettato perché volevamo scoprire questo partito e capire bene il suo posizionamento politico rispetto alla Lega. Di Maio ci ha assicurato che ci saranno liste separate alle elezioni amministrative ed europee. E questo ci piace”.
Il rischio futuro
Chi, in questi mesi, ha visto le immagini provenienti dalle manifestazioni organizzate dai gilet gialli ha potuto vedere un po’ di tutto. Bandiere con la faccia di Che Guevara unite a cuori della Vandea, simbolo del tradizionalismo cattolico. Perché queste proteste hanno visto catalizzarsi il malcontento di tutto il Paese, di centro, di destra e di sinistra, senza alcuna distinzione. E pure l’infiltrazione di elementi pericolosi e legati all’islam radicale, come dimostrano gli insulti al filoso francese.
Candidandosi alle elezioni europee, i leader dei gilet gialli dovranno prendere una decisione. Dovranno insomma decidere da che parte stare e a che gruppo appartenere all’interno dell’Europarlamento. Un rischio non da poco. Che spaccherà sicuramente il fronte anti Macron. E l’Eliseo, intanto, ringrazia.
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