Un cambio di governo delicato, ma al tempo stesso molto atteso: in Algeria si procede a tappe spedite per evitare un’ulteriore crisi interna ad una società che da giorni vede i propri giovani in piazza contro la ricandidatura di Abdelaziz Bouteflika. Il quinto mandato del presidente in carica dal 1999 è scongiurato, l’anziano e malato capo di Stato nei giorni scorsi comunica la decisione di ritirarsi dalla corsa.
Ma al tempo stesso, il rinvio delle consultazioni previste il prossimo 18 aprile pone molti interrogativi. A partire dalla costituzionalità della proroga del mandato di Bouteflika, prevista dalla legge solo in casi eccezionali che riguardano, in primis, la dichiarazione di stato di guerra. Intanto, per placare le acqua, il presidente (o chi per lui) dà il via al giro di vite interno al governo: via il primo ministro Ouyahia, al suo posto viene chiamato Noureddine Bedoui.
“Non faremo la fine di Siria e Libia”
Non si conoscono ancora i dettagli del nuovo esecutivo, sono tre le certezze al momento rivelate: la nomina di Bedoui quale primo ministro, quella dell’ex ministro degli esteri Ramtane Lamamra quale suo vice e, soprattutto, la natura tecnica della nuova compagine governativa. A dichiararlo è lo stesso premier designato: “Stiamo formando il governo – dichiara Bedoui in una conferenza stampa – Sarà un esecutivo composto da tecnocrati ed aperto a tutte le parti politiche”. Un esecutivo quindi che ha tra i suoi obiettivi quello di mostrarsi più aperto ai contributi della società civile. La speranza dell’entourage del presidente uscente è quella di sedare ulteriormente gli animi dopo le proteste degli ultimi giorni. “Il governo rimarrà in carica fino all’elezione di un nuovo capo di Stato”, prosegue poi Bedoui. Dovrebbe quindi essere il nascente esecutivo a guidare l’Algeria alla conferenza nazionale, appuntamento annunciato da Bouteflika assieme alla sua marcia indietro sulla candidatura.
La conferenza, nelle intenzioni del presidente e del nuovo premier, ha tra i suoi intenti il coinvolgimento di tutte le parti politiche e sociali ed elaborare una nuova Costituzione. Tutto questo con Bouteflika come presidente ad interim, per un periodo di transizione che dovrebbe culminare poi con delle nuove elezioni presidenziali. Intanto in un’intervista riportata dall’AdnKronos, il vice primo ministro designato Ramtane Lamamra parla del prossimo esecutivo e rassicura gli algerini: “Eviteremo di finire come Siria e Libia”, alludendo dunque a quanto accaduto in quei paesi a seguito delle destabilizzazioni operate nel 2011 dopo l’inizio delle manifestazioni. “L’Algeria – prosegue Lamamra – È in grado di resistere ad ingerenze esterne, gli algerini sono patriottici”.
Le nuove manifestazioni previste
Ma la piazza non si svuota. Già in questo venerdì sono previste nuove proteste sia ad Algeri che in altre importanti città del paese. La convocazione è ad opera di alcuni partiti e di alcuni gruppi social, i quali vedono negli annunci di Bouteflika un potenziale “bluff”. La preoccupazione, da parte dell’opposizione che è attesa nuovamente in piazza, riguarda la proroga del suo quarto mandato: c’è chi punta il dito contro la sua incostituzionalità e c’è chi, pur intravedendo la necessità di una transizione più serena, teme che la permanenza al potere dell’attuale capo di Stato sia destinata a durare ancora a lungo.
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