Skip to content
Politica

Anche per l’intelligenza artificiale la Germania corre da sola

Doveva essere la locomotiva d’Europa, lo Stato guida per lo sviluppo dell’intero continente e invece la Germania è diventata presto il simbolo di un’Europa che tende a privatizzare i profitti al nord, socializzando i rischi sui Paesi mediterranei. Non più...

Doveva essere la locomotiva d’Europa, lo Stato guida per lo sviluppo dell’intero continente e invece la Germania è diventata presto il simbolo di un’Europa che tende a privatizzare i profitti al nord, socializzando i rischi sui Paesi mediterranei.

Non più locomotiva, Berlino è ormai un vagone singolo che viaggia per conto proprio e anche per quel che riguarda lo sviluppo delle nuove tecnologie, la tendenza sembra essere sempre la stessa.

La Germania vuole stare al passo con l’intelligenza artificiale

La Germania pare infatti essere in piena corsa per quel che riguarda la strategia d’investimento sull’intelligenza artificiale prevista per i prossimi anni. Dalle parti dell’Europa centrale è infatti iniziato a suonare un campanello d’allarme rispetto a questo settore, verso cui si stanno concentrando ingenti risorse finanziarie da parte delle più grandi potenze al mondo, Cina e Stati Uniti su tutti. “La competizione tra Stati Uniti e Cina per l’Intelligenza Artificiale sarà come la corsa verso lo spazio degli anni ’50”, aveva dichiarato Jim Breyer un paio di anni fa sull’importanza che rivestirà l’AI nel prossimo futuro.

In tal senso la Cina ha infatti messo a disposizione un budget di 147 miliardi di dollari fino al 2030, per garantire al Paese il primato nel settore. Gli Stati Uniti d’altra parte, grazie agli sgravi fiscali approvati dall’amministrazione Trump, potrà contare su un esercito di start up che ha il proprio cuore nella Silicon Valley. Rispetto a questi due giganti, la Germania ha deciso di varare un proprio piano di investimenti nel settore. Si tratta nello specifico di un documento di “Strategia nazionale di Intelligenza artificiale” che è stato approvato lo scorso novembre 2018 e che prevede dodici azioni strategiche per un “ecosistema di Intelligenza Artificiale dinamico, flessibile, interdisciplinare e competitivo”.

Si tratta nello specifico di azioni volte a rinnovare l’apparato di produzione industriale tedesco, cercando di rafforzare allo stesso tempo la conoscenza delle AI per un suo uso etico, legale e consapevole.

Pochi soldi e assenza di una strategia comune

Non sembrerebbe niente di strano e anomalo rispetto a questa legittima volontà di stare al passo con i tempi, non fosse altro per due aspetti che occorre esaminare. Innanzitutto colpisce l’importanza che la Germania attribuisce a questo piano tanto da arrivare a dichiarare con certezza che tutto questo permetterà al Paese di diventare “leader mondiale nel campo dell’Intelligenza artificiale”. Un obiettivo troppo ambizioso se confrontato con il budget messo a disposizione, irrisorio rispetto agli investimenti cinesi. Per l’attuazione del piano, da qui al 2025, la Germania potrà mettere a disposizione 3 miliardi di euro che appaiono davvero come briciole rispetto ai 147 previsti da Pechino fino al 2030.

In secondo luogo risulta evidente come, ancora una volta, la Germania utilizzi la debolezza della struttura comunitaria per allargare il gap esistente con gli altri Paesi. Finora infatti l’Unione europea ha diramato solo delle linee di guida sull’intelligenza artificiale, che in maniera molto generica sostenevano la necessità di “unire le forze, coinvolgendo tutti gli attori degli Stati, delle imprese, della società civile, nell’ambito di una vera e propria “Alleanza europea per l’Intelligenza Artificiale”.

L’Europa è ancora una volta assente

Nel concreto Bruxelles non ha ancora messo a punto un programma per uno sviluppo omogeneo del continente, con un budget all’altezza di quelli messi a disposizione da Cina e Stati Uniti. Come già accaduto in passato, questo vuoto strategico viene colmato dalla Germania unicamente per i propri scopi commerciali.

Sull’argomento ha detto la sua Luciano Floridi, filosofo di Oxford e uno dei massimi esperti di AI, intervistato per Industria Italiana. “Basterebbe l’Europa, che è sufficientemente grande, ricca e con un mercato grande abbastanza da poter dettare le regole del gioco. Ma deve farlo in maniera unitaria. Fintanto che in Europa permettiamo all’Irlanda o al Lussemburgo di fare i propri giochi indipendentemente dalle altre nazioni, è chiaro che le grandi multinazionali andranno a Dublino e non a Milano. Dobbiamo quindi migliorare l’Europa, con maggiore solidarietà per fare fronte comune nei confronti di queste aziende. Vedrei bene un approccio continentale contro le ineguaglianze anche per quanto concerne le tasse”.

Nonostante l’ambizione tedesca, l’Europa rischia quindi di affondare di nuovo nella corsa all’intelligenza artificiale.





Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.