È partito in questo lunedì mattina da Tripoli l’aereo, con destinazione Roma, in cui a bordo figura Franco Giorgi. Si tratta dell’intermediario di armi che dal 2016 risulta ricercato per via di un grosso quantitativo di armamenti e munizioni fatti arrivare in Libia nel pieno degli sconvolgimenti militari e politici che investono il paese africano nel dopo Gheddafi. Le autorità libiche optano per l’espulsione nelle scorse ore ed adesso Giorgi è atteso in Italia.
L’annuncio ufficiale
A confermare il buon esito della trattativa con la Libia, è lo stesso ministro della giustizia Alfonso Bonafede: “Un buon viatico – dichiara Bonafede in un lancio dell’agenzia Agi – per i prossimi negoziati con la Libia e un altro successo nella cooperazione giudiziaria”. L’esponente del governo gialloverde sottolinea l’importanza della collaborazione tra le forze di sicurezza italiane e quelle di altri paesi: “Le stesse indagini – aggiunge infatti Bonafede – che avevano portato all’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Giorgi, sono state svolte in concerto con l’autorità giudiziaria britannica, l’Onu e la Repubblica di Slovenia, in una proficua collaborazione internazionale”.
L’aereo con a bordo Giorgi lascia Tripoli nelle prime ore del mattino, la destinazione è lo scalo romano di Ciampino. Tutto inizia nel marzo del 2015, quando l’intermediario di armi viene fermato a Tripoli. Su di lui pendono accuse molto gravi circa il coinvolgimento di un traffico di armi dal valore di diversi milioni di Euro. Un’accusa che parte da lontano, anche da un’inchiesta delle Nazioni Unite che alcuni anni addietro individua Giorgi come principale referente italiano del gruppo di Abdurraouf Eshati, un libico ritenuto a capo di un’associazione internazionale volta a far arrivare nel suo paese grandi quantitativi di armi. Addirittura, secondo un’inchiesta condotta in Gran Bretagna che determina la detenzione di Eshati a sei anni di galera, il valore delle armi contrabbandate dal libico equivale a qualcosa come 28.5 milioni di Dollari.
Giorgi, per l’appunto, viene dunque individuato come referente italiano. Per questo motivo viene arrestato in Libia, dove si trova probabilmente per discutere di un problema verificatosi in Italia: al trafficante d’armi vengono rubati i soldi proventi della sua attività illecita di intermediario. Il 30 agosto 2016 il gip di Ascoli Piceno emette un’ordinanza di custodia cautelare. Da qui le richieste dell’Italia di espulsione di Giorgi dalla Libia e successiva consegna del trafficante al nostro paese, che soltanto in queste ore vengono esaudite. Il nome del trafficante comunque non è nuovo in questo ambito: alcune inchieste su giri di armi nell’ex Jugoslavia durante le guerre degli anni ’90 portano a lui. Nel 1998 viene assolto da un’inchiesta avviata a Napoli, a distanza di quasi vent’anni però emerge nuovamente la sua figura.
Adesso la possibilità di essere giudicato in Italia e poter portare avanti ulteriori indagini volte a comprendere meglio l’entità del fenomeno del contrabbando di armi verso la Libia, elemento che negli anni contribuisce a destabilizzare ulteriormente in guerra da 8 anni.
L’importanza dell’espulsione sotto il profilo politico
La decisione di Tripoli di espellere Giorgi ed acconsentire al suo trasferimento in Italia, ha indubbiamente anche uno spiccato significato di natura politica. Implica infatti, in primo luogo, la fine positiva di un’intensa azione di collaborazione tra Tripoli e Roma. Un elemento questo che, vista l’instabilità del quadro libico, non è di poco conto. In vista della conferenza nazionale e dei prossimi appuntamenti fissati dal piano di pace per la Libia, l’espulsione di Giorgi e la sua consegna alle autorità del nostro paese segna un punto a favore di Roma.
In vista di ulteriori possibili casi analoghi futuri, che potrebbero riguardare possibili collaborazioni sull’individuazione di sospetti jihadisti o di scafisti, il precedente dato dall’espulsione di Giorgi verso l’Italia appare importante. Vi è poi un altro significato, tutto interno al nostro paese questa volta, che ha anch’esso il sapore politico. In particolare, come si può evincere dalla nota di Bonafede, il governo può esibire un altro colpo nella cattura di persone ricercate all’estero. ed anche questo, in vista delle europee, non appare elemento solo si contorno nella vicenda.



