Il comandante in capo delle forze navali americane in Medio Oriente ha affermato d’essere pronto a inviare la portaerei USS Abraham Lincoln nel bel mezzo dello Stretto di Hormuz . La nave da guerra, che ha attraversa ieri lo stretto di Suez per raggiungere il Golfo Persico , avrebbe dovuto incrociare in acque mediorientali come “chiaro messaggio” della ferma intenzione degli Stati Uniti di fronteggiare ed essere pronti a rispondere ad ogni tipo provocazione lanciata da Teheran. Ora, in seguito alle ultime analisi dell’intelligence, il vettore potrebbe essere schierato proprio in mezzo alle acque più “calde” del Golfo Persico – già teatro nel 1988 di un gravissimo incidente che segnò duramente i rapporti tra Stati Uniti e Iran.
Il vice ammiraglio Jim Malloy, comandante in capo della Quinta Flotta del’Us Navy con base nel Bahrein, ha dichiarato all’agenzia d’informazione Reutersche “se necessario” è pronto a schierare la portaerei USS Abraham Lincoln e il suo gruppo da battaglia nel bel mezzo dello stretto strategico dell’Iran – crocevia di massima importanza internazionale attraverso il quale passa un quinto del petrolio consumato a livello globale. Lo stretto, d’importanza vitale per l’Iran come per il resto mondo, è soggetto in parte al controllo di Teheran, che nel confronto con gli Stati Uniti ha più volte minacciato di chiuderlo imponendo un embargo.
Allo “Strike Group” della Marina americana in transito nel Mar Mediterraneo è stato impartito dal Pentagono l’ordine di velocizzare le operazioni e portarsi immediatamente nel Golfo come segnale della risolutezza del presidente Donald Trump a rispondere ai moniti preoccupanti – secondo l’opinione dell’ambasciatore John Bolton – lanciati dall’Iran. “Se devo portarlo all’interno dello stretto, lo farò”, ha dichiarato il comandate della Quinta flotta che ha preso nelle scorse ore il comando del gruppo da battaglia. In un’intervista rilasciata per telefono dal suo quartier generale ha dichiarato al corrispondente di Reuters:”Non sono limitato in alcun modo, non sono in alcun modo sfidato a gestirla ovunque nel Medio Oriente”.
Secondo quanto riportato, l’intelligence statunitense avrebbe segnalato possibili preparativi da parte di Teheran per mettere in atto attacchi contro forze o interessi degli Stati Uniti. Tali preparativi si riferirebbero all’aver caricato su alcune unità navali di piccolo cabotaggio “missili” che potrebbero essere impiegati in funzione “anti-nave”, rendendoli un nuovo campo di applicazione della tecnologia offensiva schierata dall’Iran. “Questo è abbastanza per me … per dire che abbiamo visto questa come una minaccia”, ha commentato il vice Ammiraglio Malloy.
Lo stretto di Hormuz
Lo Stretto di Hormuz è uno dei tratti di mare più importanti e strategici del mondo. Largo poco meno di 34 chilometri, separa il Golfo Persico dal Golfo dell’Oman e dall’Oceano Indiano. Sullo stretto si affaccia dal versante orientale l’Iran, che controlla l’isolotto di Hormoz, quello di Larak e la più grande isola di Qeshm. Sul versante occidentale – che culmina in un corno – si affacciano invece gli Emirati Arabi Uniti e l’Oman. Attraverso questo stretto strategico converge tutto il traffico navale dalle nazioni del Golfo, comprese dunque le esportazioni di petrolio e di gas liquido provenienti da Iran, Kuwait, Bahrain, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Ossiail 30% del petrolio mondiale. Schierata in questo Stretto durante le tensioni del luglio 1988, la nave da battaglia americana USS Vincennes, incrociatore classe Ticonderoga, lanciò per un errore di target due missili Ageis che abbatterono il volo passeggeri Iran Air 655 . Gli americani credevano si trattasse di una coppia di F-14 dell’aeronautica iraniana. A causa di questo errore persero la vita tutti i 290 passeggeri.
Le tensioni tra Iran e Stati Uniti e la minaccia di embargo
L’uscita dall’accordo sul nucleare iraniano da parte degli Stati Uniti lo scorso anno ha provocato una serie di tensioni tra Teheran e Washington, accentuante dalla decisione dell’amministrazione Trump di imporre delle sanzioni che rallentassero l’economia della Repubblica Islamica al punto da scoraggiarla nel prosegue il suo programma nucleare, che secondo l’intelligence americana potrebbe pesantemente destabilizzare l’equilibrio del Medio Oriente. La Casa Bianca si è impegnata a frenare il programma che avrebbe portato la potenza islamica a poter “arricchire l’uranio” in modo da poter sviluppare, all’occorrenza, un’arma nucleare. Nonostante l’Iran abbia dichiarato che gli scopi del suo programma nucleare fossero pacifici, gli Stati Uniti si sono ritirati dall’accordo, provocando l’ira degli ayatollah che hanno iniziato a lanciare una serie di pensati moniti e minacce alla Casa Bianca nel caso non revocasse le sanzioni internazionali. Di tutta risposta il presidente Trump, che ha in mente di annunciare una nuova lista di sanzioni, ha dichiarato la Guardia Rivoluzionaria Iraniana, forza armata del paese, un’organizzazione terroristica.
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