Anche in Israele il partito laburista da segni di rovinoso cedimento. Il partito fautore della creazione dello lo Stato ebraico è uscito indebolito dalla ultime elezioni, ottenendo soltanto 6 seggi alla Knesset – nel 2015 ne aveva ottenuti 24. E questo risultato non è distante da quelli registrati dai “compagni” laburisti in Europa negli ultimo trent’anni.
Il laburismo e il socialismo come rappresentanti degli ideali politici non sono al passo con i tempi, complice il mutamento radicale del mondo del lavoro- che mina quel senso di appartenenza che un tempo richiamava alla urne un vasto bacino di elettorato deciso a segnare con la matita i rispettivi partiti del lavoratori strettamente collegati al sottosistema sindacale – e la mancanza di nuove posizioni che si rifacciano alle necessità degli elettori. Questo ha portato al decadimento e alla progressiva scomparsa di partiti e movimenti analoghi in Europa, e di questo passo porterà alla probabile sparizione di questa realtà anche alla Knesset, che contava tra i suoi esponenti di spicco uno dei padri fondatori d’Israele: il primo ministro David Ben-Gurion. Leader più longevo della storia del paese prima dell’ultima rielezione di Bibi Netanyahu, capo della colazione di destra guidata da Likud che ha beneficiato dell’appoggio della destra iperreligiosa ebraica.
Nel nostro paese il partito Socialista, ossia il Psi di Bettino Craxi, è scomparso con dopo lo scandalo di “Mani Pulite” e non è mai risorto, mentre il Partito Comunista, altra realtà storica della sinistra lavoratrice si è smembrato in diverse realtà assai più moderate e distanti dalle vere rivendicazioni di quella che allora era la “classe operaia“. Lo stesso Partito Democratico, nato da parte delle ceneri sparse dal Pci, ha perso una larga parte di consensi – solo nell’ultimo anno sono cinque milioni i voti “persi” che nelle proiezioni lo hanno portato dal 25,43 percento al 18,46 percento. In Germania il destino non è diverso, lì i socialisti di Helmut Schmidt che avevano raggiunto anche il 40 percento adesso sono al 20,5 percento. In Francia il Partito Socialista fondato dal presidenteFrançois Mitterrandè sceso ad un rovinoso 7% ; in Olanda il 5,70%, in Grecia il 6,28. Eppure il partito socialista, che nella storia ha sempre rappresentato le masse, prima rivoluzionarie, operaie e proletarie, poi beneficiare dell’aumento della ricchezza, indi divenute piccolo borghesi – ma sempre lavoratrici – ha sempre rappresentato la vera alternativa alla destra, ma adesso qualcosa sembra essere cambiato, ovunque.
Se è vero che giovani attori politici come Matteo Renzi e Emmanuel Macron avevano individuato questo problema cercano di aprire con la corrente “Renziana” del Pd e il partito En Marche ad un nuovo tipo di consenso politico, il loro cambiamento (per non dire fallimento) è già apparso di breve respiro, riportando l’analisi su quale sia il motivo di questo cedimento nell’area laburista e socialista dei governi europei, che non è in grado di reggere i contraccolpi del cambiamento come il Partito Laburista britannico di Jeremy Corbyn, che invece ha mantenuto un consenso “stabile” nelle ultime 3 elezioni nazionali ed europee (le ultime, forse).
Questa tendenza diffusa di crisi dei partiti socialisti e laburisti ha travalicato il Mediterraneo per raggiungere anche il tessuto sociale dello Stato d’Israele, che ha sempre contato una forte presenza laburista nella Knesset, ma nell’ultima tornata elettorale ha palesato una completa disfatta, con un calo sensibile dei consensi che non hanno portato la sinistra ad avere un vero e proprio ruolo nel confronto politico che ha visto misurarsi due colazioni di destra: quella più “accentuata” di Bibi Netanyahu e quella più moderata di Benny Gantz. I laburisti israeliani aveva trionfato alle elezioni tra il 1992 e il 1999; poi subirono il crollo delle loro politiche. Nel 2005 avevano ottenuto 18 seggi, poi 24 nel 2015, per scendere a soli 6 in questo 2019.
Il Partito Laburista in Israele
Secondo le analisi politiche interne, la classe media e lavoratrice ha abbandonato i partiti della sinistra portando i sui voti alla colazioni “Blu e Bianco” di Gantz, dimostrando come anche in Israele i partiti di accezione socialista e laburista siano destinati a soccombere. Quegli stessi partiti che sotto la leadership di uomini risoluti come David Ben Gurion o il ministro Moshe Dayan, e le donne di ferro come Golda Meir – la prima donna a guidare il governo di Israele – affrontarono momenti difficili per lo Stato Ebraico quali le guerre arabo-israeliane e la strage di Monaco condotta dalle frange estremiste dell’Olp. La vera crisi per il partito laburista israeliano e le sue costole, è da associare alla politica del premier nato in PalestinaYitzhak Rabin, primo ministro dal 1992 che stipulò con l’appoggio dell’allora presidente americano Bill Clinton gli accordi di Pace a Oslo: dove Israele riconosceva ufficialmente l’Olp – l’Organizzazione per la Libertà della Palestina, prima ritenuta un’organizzazione terrorista – di Yasser Arafat come un’interlocutore ufficiale del popolo palestinese, e l’Olp il diritto di Israele ad “esistere”.
Questa politica di rappacificazione – che dimostrò in breve i suoi limiti – scatenò la reazione degli estremisti nazionalisti israeliani e culminò nell’assassinio nel premier, considerato uno dei principali fautori, nel 1995.
Da allora il Partito Laburista Israeliano nato dal Mapai vide una progressiva perdita di consensi senza trovare mai una soluzione reale per frenare la disfatta che forse lo condurrà alla completa sparizione nei prossimi anni. Il rifiuto di qualsiasi programma politico che preveda uno stato binazionale arabo-israelitico ha sempre sollevato le critiche di ampia parte dell’opinione pubblica nazionalista, che poi si è sempre manifestata nelle schiaccianti vittorie della destra, e che hanno portato il premier Bibi Netanyahu ad diventare il leader più longevo nella storia d’Israele – superando anche David Ben-Gurion.
Come vale per le altre parti del mondo che oggi riscoprono i “nazionalismi” e le “destre”, determinate visioni politiche sono destinate ad estinguersi senza la difesa dei veri diritti di quell’elettorato che ha fondato i movimenti socialisti e laburisti e che a differenza di tali realtà rappresentative, continua a esistere.
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