Migranti, terroristi, possibili “esodi” dalla guerra a Tripoli e la paura di infiltrazioni jihadiste a causa degli sbarchi: la battaglia per la presa della capitale libica comporta anche preoccupazioni e timori di questo tenore sulla sponda italiana del Mediterraneo. A gettare benzina sul fuoco anche le dichiarazioni del premier libico Fayez Al Sarraj, il quale nei giorni scorsi parla di 800.000 migranti in Libia pronti a partire: “Il dato è esasperato – afferma la docente Michela Mercuri, autrice del libro “Incognita Libia” – Il problema però non è da sottovalutare”.
I dati dei servizi segreti
“Gli 800.000 di cui parla Al Sarraj si riferiscono forse a tutti i migranti presenti in Libia – prosegue ai nostri microfoni Michela Mercuri – Ricordiamo che prima del conflitto erano un milione e mezzo. Si tratta di africani soprattutto, che lavoravano o lavorano in Libia”. Al Sarraj avrebbe lanciato semplicemente una “provocazione” dunque, un allarme da lui suscitato appositamente per creare un caso politico: “Evidentemente – continua la docente – Vuole anche ottenere appoggio politico e finanziamenti”.
Il problema però non è da sottovalutare: il fatto che il numero di cui parla il premier libico non corrisponda alla realtà, non implica automaticamente che tutto sia da considerare facilmente sotto controllo. Nell’ultimo rapporto dei servizi segreti, si parla comunque di una cifra importante: “L’intelligence – spiega infatti Michela Mercuri – fa riferimento a circa seimila persone che sarebbero pronte a partire, uso appositamente il condizionale. Cioè si parla di coloro che avrebbero già pagato i trafficanti ed aspettano di imbarcarsi con i gommoni”. La preoccupazione del governo italiano è che, a causa della destabilizzazione ulteriore della Libia, queste seimila persone avviare repentinamente un’ondata di sbarchi importante, tale da far dichiarare una situazione di emergenza.
Se la Guardia Costiera libica dovesse diminuire il proprio raggio di operatività per via degli scontri di Tripoli, dalle coste del paese africano si potrebbe riaprire una rotta che nel 2018 risulta ridimensionata dell’80%: “C’è però una situazione di cui bisogna tenere conto e che potrebbe per adesso smorzare il problema – afferma Michela Mercuri – Che riguarda direttamente il conflitto: scafisti e trafficanti hanno bisogno di una certa tranquillità per organizzare i viaggi, la guerra attuale e le battaglie attorno a Tripoli non garantisce loro questa stabilità. I pericoli per l’Italia derivanti dai seimila pronti a partire, sono attualmente limitati proprio dallo stato di guerra”.
Il rischio terrorismo
Assieme al rischio di incremento delle partenze dalla Libia, per adesso ridimensionato, vi è quello dell’approdo di jihadisti da un paese, come la Libia, che soffre la presenza di sempre più numerosi terroristi dell’Isis: “Le stime delle Nazioni Unite – conferma ancora Michela Mercuri – In effetti parlano di 4mila miliziani presenti in Libia. Il loro numero aumenta da quando tra Siria ed Iraq l’Isis perde le roccaforti di Raqqa e Mosul”. Il paese africano anche sotto questo fronte è un’autentica polveriera: lo Stato Islamico risulta sconfitto da Sirte nel 2016, ma appare riorganizzato nel deserto meridionale libico. Fino a pochi giorni fa terroristi jihadisti compiono attentati contro la popolazione civile.
“Ma dobbiamo fare una differenziazione importante – prosegue ai nostri microfoni la docente – Il terrorista si presenta in tante forme: c’è il terrorista che fa parte di una rete di criminalità organizzata ed occupa ruoli di vera e propria manovalanza, poi c’è il terrorista più “operativo” su cui le organizzazioni chiaramente contano di più. Il problema riguarda quindi a quale figura di terrorista noi facciamo riferimento”.
In particolare, sempre secondo la Mercuri, ci può essere quel terrorista che prova a tornare in Europa dopo essere scampato dalla caduta dello Stato Islamico tra Siria ed Iraq: “In questo caso possiamo aspettarci che si imbarchi anche dalla Libia, assieme ad altri migranti”. Caso diverso invece per quei terroristi che fanno parte della cosiddetta catena operativa: “Loro cercano vie più sicure, diverse dalla rotta libica – conclude Michela Mercuri – Questi terroristi è più probabile che sbarchino, come accertato da alcune indagini in Sicilia, dalla Tunisia tramite il fenomeno degli sbarchi fantasma”.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.



