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Politica

Perché l’Italia finanzia il Consiglio d’Europa?

Le istituzioni sovranazionali sono un reticolato che non può essere descritto per mezzo di una mera elencazione. Il Consiglio d’Europa, per esempio, può essere definibile più per quello che non è che per quello che è: un’organizzazione non appartenente all’Unione...

Le istituzioni sovranazionali sono un reticolato che non può essere descritto per mezzo di una mera elencazione. Il Consiglio d’Europa, per esempio, può essere definibile più per quello che non è che per quello che è: un’organizzazione non appartenente all’Unione europea. Non è un dettaglio di poco conto, ma la funzione svolta non perde di valore solo perché il CoE non è dipendente dall’Ue. Il Belpaese, intanto, è una delle nazioni che questo organismo lo hanno fondato. Quindi possiamo ritenerci attori primari. Poi si può approfondire un tema: l’Italiarimpingua le casse di questa organizzazione? E se sì, come? Questioni che non possono non seguire a una domanda di base: qual è il motivo per cui il Coe è stato creato nell’ormai lontano 1947?

Il Consiglio d’Europa ha quattro ambiti d’intervento: diritti umani, democrazia, diritti sociali e cultura europea. Non è aria fritta. Questi sono gli elementi basilari. Poi, come segnalato da un articolo pubblicato da La Verità, esistono i numeri, cioè le cifre economiche. Anche in relazione a queste, di tutto parliamo, tranne che di minuzie. Partiamo dal bilancio: 439 milioni di euro. Nel gennaio del 2019, è arrivato un rapporto del Coe, stilato presumibilmente nella sede centrale di Strasburgo, in cui i politici italiani vengono chiamati in causa per “atteggiamenti razzisti e xenofobi”. Rientra nelle fattispecie d’intervento di questo ente? Torniamo dalle parti dei numeri. Perché la comparazione tra quello che il CoE dice di noi e il quantum del nostro finanziamento potrebbe essere interessante.

Sempre il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro evidenzia come l’Italia, in relazione all’anno scorso, abbia dato una mano, per usare un eufemismo, con 35,3 milioni di euro. Tralasciando le divisioni delle voci di bilancio e le differenziazioni del caso, vale la pena sottolineare qualche attività del Consiglio d’Europa: “integrazione delle popolazioni rom” – si legge ancora su La Verità. Il costo? 13 milioni di euro spalmati su cinque anni. Quindi la promozione, la difesa e la tutela dei diritti Lgbt, ma pure la battaglia culturale almeno contro alcune modalità comunicative proprie di quello che in dottrina politica viene chiamato sovranismo. Sono tutte declinazioni legittime – per carità – ma magari un po’ di parte? Nel rapporto di cui sopra, uno dei virgolettati lancia un monito sul “per le recenti iniziative per impedire alle navi di soccorso di attraccare nei porti italiani”. Arriviamo, per dritto o per rovescio, nel campo della gestione dei fenomeni migratori.

C’è un po’ di tutto in questo CoE, ma sembrerebbero esserci soprattutto istanze cari a quelli che la narrativa sovranista chiama globalisti. Noi – intesi come Italia – ci mettiamo del nostro. Nel senso descritto qualche riga fa.





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