La Cina si avvicina all’Europa. Il Vecchio Continente, per anni cullato a distanza dagli Stati Uniti, sta iniziando a interrogarsi su quale sia il percorso migliore da seguire. Pechino ha messo in discussione il modello americano, ha un mercato pressoché illimitato e un sistema economico pronto a migliorarsi ulteriormente. Xi Jinping vuole tessere nuove alleanze in Occidente, per farsi nuovi amici ma anche per tagliare i ponti a Washington. Quali saranno le prossime mosse del Dragone nei confronti dell’Europa? È tutto scritto in un report curato dal governo cinese e uscito lo scorso dicembre. Che è utile studiare quanto prima e che fin qui non ha avuto il giusto risalto.
Il China’s Policy Paper on the European Union
Si chiama China’s Policy Paper on the European Union ed è composto da cinque sezioni che trattano argomenti differenti. I principi guida sono piuttosto chiari. Pechino chiede “uniforme rispetto reciproco” e che l’Ue si impegni a riconoscere “il principio di una sola Cina”. Quest’ultimo termine è un riferimento all’isola di Taiwan, considerata dal governo cinese parte integrante dello Stato cinese e non indipendente. A seguire un elenco di punti basilari, come il miglioramento degli scambi commerciali, economici e culturali. Ma il passaggio più interessante è quello in cui si sottolinea come la Cina intenda “costruire un nuovo tipo di relazioni internazionali” per offrire un “contributo alla pace e allo sviluppo del mondo”.
“Sì al dialogo, no allo scontro”
Nonostante l’Unione europea, intesa come istituzione, abbia nel recente passato avuto degli screzi con la Cina, gli stessi cinesi hanno voluto rassicurare il proprio partner. Pechino non ha conflitti strategici aperti con l’Ue, per questo “è importante che le due parti si impegnino in un dialogo invece di uno scontro”. L’ultimo consiglio all’Europa è che dovrebbe smetterla di interferire negli affari interni e nella sovranità giudiziaria della Cina in nome dei diritti umani. Insomma, il tono del paper è conciliante ma prosegue alternando schiaffi e carezze.
Europa divisa
La Cina ha offerto il suo assist ma l’Europa, al momento, non può coglierlo. O almeno, non può farlo in maniera unitaria. Gli Stati dell’Unione ragionano ognuno con la propria testa. La maggior parte dei rapporti che il governo cinese ha con Paesi del Vecchio Continente è figlio di relazioni bilaterali. Di questo passo non ci sarà mai un atteggiamento comune dell’Ue nei confronti del Dragone. Qualcosa potrebbe cambiare dopo le elezioni europee di maggio. Nel frattempo i singoli attori europei cercano il posto migliore per godersi lo spettacolo.
Pechino irritata dagli Us
Sul Global Times, costola del Quotidiano del Popolo, è apparso un articolo in cui Pechino critica il comportamento degli Stati Uniti. “I legami di difesa tradizionali tra gli Usa e i suoi alleati europei – si legge – non si adattano più totalmente alle richieste dell’Europa moderna e del mondo”. Ma soprattutto la Cina è irritata dal tentativo americano di “ostacolare sotto tutti gli aspetti, dal commercio alla tecnologia, gli interessi cinesi in Europa”.
Cina: ancora di salvezza o minaccia?
E lo spettacolo è un partner in grado di offrire due ancore di salvezza a un occidente sempre più frastornato. Primo: l’accesso a un mercato enorme (sia in numeri e quantità) per interi settori economici europei. Secondo: denaro fresco che da Pechino potrebbe ulteriormente riempire le casse sempre più vuote di Stati e imprese. Investimenti e cooperazione strategica in nome della One Belt One Road. Le opinioni sono però contrastanti. A Paesi che si sono già schierati dalla parte della Cina (Ungheria e Grecia), altri stanno per cedere (Portogallo e Italia). E altri ancora sono a metà strada tra restare fedeli al vecchio sistema capitanato dagli Stati Uniti e al nuovo ordine proposto da Pechino (Regno Unito).
I casi di Germania e Italia
Cosa fare quindi con le avances della Cina? Finché l’Europa non adotterà una politica conforme, fra i suoi membri ci saranno vincitori e sconfitti, chi trarrà più vantaggi e chi ci rimetterà maggiormente. Prendiamo il caso di Italia e Germania. A fine marzo il presidente cinese Xi Jinping sarà in Italia per incontrare il premier Conte. Pare sia in arrivo la fumata bianca per l’adesione di Roma al progetto della Nuova Via della Seta. Il che significa che il Belpaese diventerà un hub strategico e geopolitico per Pechino. Aumenteranno i collegamenti infrastrutturali tra i due Paesi, così come il commercio di settori strategici. Attenzione però, perché il governo italiano dovrà essere in grado di predisporre le adeguate misure per proteggersi da un eventuale cannibalismo cinese. Va bene cooperare, ma fino a un certo punto.
Berlino trema
Se l’Italia considera la Cina un’opportunità, la Germania è invece terrorizzata dal Dragone. Berlino ha per anni usufruito della domanda cinese di automobili e attrezzature varie. Tanto per fare un esempio, la Volkswagen vende addirittura un auto su due oltre la Muraglia. Dal 2010 il governo tedesco ha assistito a una crescita ininterrotta dell’economia, ma anche a un pericoloso aumento della sua dipendenza dalla Cina. Oggi i cinesi non sono più clienti ma investitori pericolosi: la situazione si è capovolta. Come se non bastasse la concorrenza sleale della Cina in patria sta danneggiando le industrie tedesche, soprattutto quelle impegnate nella robotica. Intanto il Dragone continua nella sua avanzata verso l’occidente.



