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Cercare la sponda russa per ritrovare “ossigeno” nel turbolento scenario libico. L’Italia deve fronteggiare importanti situazioni, frutto delle più recenti evoluzioni avvenute sul campo a partire dalle avanzate di Khalifa Haftar nel sud della Libia. Roma rischia di perdere terreno, specialmente sulla Francia: dopo la sponda emiratina, con gli sceicchi Abu Dhabi in grado di far incontrare Haftar con Al Serraj, adesso quindi si potrebbe pensare a rinvigorire ulteriormente l’asse con Mosca.

Non disperdere quanto acquisito a Palermo

“L’aspetto più rilevante emerso dal summit siciliano di novembre, riguarda la rinnovata intesa tra Italia e Russia per stabilizzare la Libia”: ad affermarlo ai nostri microfoni è la docente ed autrice del libro “Incognita Libia” Michela Mercuri.

“Mosca a Palermo ha partecipato con una delegazione di alto livello – continua Mercuri – l’unica tra i paesi europei e occidentali ad essere guidata da un capo di governo, il premier Dimitri Medvedev, accompagnato dal vice ministro degli Esteri russo,  Mikhail Bogdanov. La Russia ha contribuito in modo decisivo nell’indurre Haftar a venire a Palermo”. Ed in effetti, proprio quando il summit palermitano sembra in alto mare, una visita del premier Conte al Cremlino sblocca la situazione: Putin assicura una presenza di alto livello a Palermo e media per convincere l’uomo forte della Cirenaica ad essere della partita in Sicilia.

Un episodio che dimostra come la Russia, che ha sempre più interesse nell’essere protagonista di primo piano in Libia, veda di buon occhio il ruolo italiano. Ed anzi, da Mosca potrebbero arrivare altri spunti interessanti volti a stringere un rapporto privilegiato per guidare la delicata fase libica attuale. Il Cremlino, come si sa, è assieme all’Egitto il principale sponsor del generale Haftar, a sua volta supportato militarmente anche dai francesi.

L’Italia, che fino allo scorso anno guarda soltanto ad ovest ed al governo di Al Sarraj, ha sì intensificato negli ultimi mesi i rapporti con la Cirenaica e con il suo generale, ma non può permettersi distrazioni. Specie adesso che Haftar controlla due terzi del paese. Ecco perchè dunque la sponda russa, su questo fronte, è più che mai necessaria e da Roma si cerca di non disperdere per l’appunto l’asse uscito fuori dal vertice di Palermo.

Gli interessi in comune tra Italia e Russia

Anche perché tra Mosca e Roma i rapporti sono storici e, al di là del dossier libico ed al netto delle sanzioni europee che anche il nostro paese applica, spaziano in diversi settori culturali e soprattutto economici.

A partire dall’energia: “Nel dicembre del 2016 – spiega ancora Michela Mercuri – l’Eni ha concordato il passaggio al gigante petrolifero russo Rosneft di una quota del 30% della concessione di Shorouk, nell’offshore dell’Egitto, nella quale si trova il giacimento di Zohr”. Un affare importante e strategico, che consolida la partnership nel Mediterraneo tra Italia e Russia. Ma non è tutto: “Il fondo sovrano qatariota Qatar Investment Authority (Qia) – afferma la docente – ha acquisito, poco più di un mese dopo, il 19,5% del capitale di Rosneft, detenuto in quote simili anche dalla British Petroleum, grazie al sostegno economico di Intesa San Paolo”.

E qui si arriva agli interessi in Libia: “Sempre la Rosneft – prosegue infatti la Mercuri – il 21 febbraio del 2017, ha siglato un accordo di cooperazione con l’ente petrolifero libico Noc. Italia e Qatar, per motivazioni e con modalità diverse, sono vicine a Tripoli, l’Egitto ad Haftar. Tutti hanno però più o meno puntato su Rosneft e hanno dunque interesse che le sue “manovre” abbiano successo.

Putin, facendo perno sulla compagnia russa, diventa il deus ex machina che può muovere i fili della partita. Per mediare con Tripoli, l’Italia è un alleato molto più affidabile del Qatar e questo è un buono inizio”. Ecco quindi la convergenza tra Palazzo Chigi ed il Cremlino sul dossier libico. L’Italia, da questo punto di vista, può spendere sia la sopra citata “eredità” del vertice di Palermo che i richiamati legami storici ed economici con Mosca.

In poche parole, se Roma bussa il Cremlino apre tranquillamente le porte. E, da questa prospettiva, le dune del deserto libico per l’Italia potrebbero apparire molto meno roventi di questi convulsi giorni in cui, tra avanzate e mediazioni politiche, nella nostra ex colonia tutto appare costantemente precario ed in bilico.





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