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Politica

Diritti umani, anche l’Italia attacca la Cina. Ma 37 Paesi sostengono Pechino

La questione della presunta violazione dei diritti umani in Cina torna a infastidire i sogni di gloria di Pechino. Il governo cinese ha impiegato anni per costruire di se l’immagine di Stato moderno, sviluppato, efficiente e paladino del multilateralismo, sia...

La questione della presunta violazione dei diritti umani in Cina torna a infastidire i sogni di gloria di Pechino. Il governo cinese ha impiegato anni per costruire di se l’immagine di Stato moderno, sviluppato, efficiente e paladino del multilateralismo, sia in ambito economico che in quello politico. Tuttavia quanto sta accadendo nello Xinjiang potrebbe danneggiare il lavoro fin qui fatto. Pochi giorni fa, gli ambasciatori di 22 Paesi hanno spedito una lettera alle Nazioni Unite in cui condannavano le modalità adottate dalla Cina nella regione autonoma patria degli uiguri, la minoranza etnica turcofona e musulmana. Nel mirino dell’opinione pubblica ci sono pratiche utilizzate dalle autorità locali nei confronti di cittadini accusati di essere stati contagiati dal virus dell’estremismo islamico, fra cui la detenzione in appositi campi di rieducazione, la separazione dei bambini dalle rispettive famiglie e l’utilizzo massiccio delle nuove tecnologie per tracciare ogni spostamento degli abitanti. Nella lista dei Paesi firmatari della prima versione della lettera non comparivano né gli Stati Uniti, né l’Italia, la Grecia e il Portogallo, questi ultimi interessati particolarmente a progetti inerenti alla Nuova Via della Seta.

l’Italia punta il dito contro Pechino

Roma è tuttavia apparsa in una seconda versione della lettera. L’inserimento dell’Italia implica l’ingresso del governo italiano all’interno del coro di quei Paesi che chiedono alle Nazioni Unite di intervenire sulle detenzioni in massa degli uiguri nello Xinjiang. In molti pensavano che il nome dell’Italia non comparisse sul documento in quanto Roma,firmataria di un memorandum d’intesa sulla Nuova Via della Seta, non intendeva prendere posizione su un tema altamente sensibile per Pechino come quello riguardante i diritti umani: ipotesi smentita dai fatti. Resta da capire se quest’azione comprometterà in qualche modo il rapporto commerciale tra Italia e Cina, faticosamente rinforzato nei mesi scorsi, o se niente cambierà dal momento che, stando a quanto riportato dalla Reuters, non sono state presentate dichiarazioni formali al Consiglio dei Diritti Umani né è stata proposta alcuna risoluzione. La Comunità internazionale, se da un lato punta il dito contro la Cina, dall’altra teme la sua reazione politica ma soprattutto economica.

Una lettera a sostegno della Cina

La lettera della discordia, intanto, ha provocato la stesura di una contro lettera, firmata dagli ambasciatori di 37 Paesi di Asia e Medio Oriente, in cui si lodano le politiche della Cina nello Xinjiang. In particolare, la missiva indirizzata al Consiglio dei Diritti Umani sottolinea l’importante contributo di Pechino alla causa internazionale dei diritti umani e la necessità da parte del governo cinese di applicare certe attività per combattere separatismo e terrorismo islamico. Stando a quanto riportato da fonti cinesi, tra i firmatari comparirebbero, tra gli altri, Russia, Pakistan, Arabia Saudita, Egitto, Cuba, Algeria, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Oman, Nigeria, Angola, quindi Togo, Tagikistan, Filippine, Bielorussia, Zimbawe, Bahrein, Kuwait, Venezuela, Siria, Myanmar e Corea del Nord.

Blocchi a confronto

Nel frattempo il Consiglio ha adottato una risoluzione presentata dalla Cina intitolata “Il contributo dello sviluppo al godimento di tutti i diritti umani”, la quale ribadisce il significativo contributo di Pechino allo sviluppo e godimento dei citati diritti umani da parte di chiunque. Appare evidente come in seno all’Onu sia iniziata una sorta di battaglia sulla definizione dei diritti umani: da una parte il blocco occidentale, con alcune eccezioni asiatiche come Giappone e Australia, dall’altro il blocco alternativo formato da Stati asiatici e medio orientali.





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