Tunisi è pronta per ospitare, tra tante misure di sicurezza, un delicato vertice della Lega Araba. I capi di Stato e di governo del mondo arabo si riuniscono in un paese, quale la Tunisia, che in questo 2019 affronta una delle fasi più delicate da quando nel 2011 viene meno il governo di Ben Alì. Crisi economica, lotta al terrorismo e, dulcis in fundo, anche le elezioni legislative e presidenziali previste in autunno: la Tunisia è chiamata ad importanti sfide ed essere paese ospitante della nuova riunione della Lega Araba è una di queste. Forse, a livello di immagine, la più importante.
Siria e Golan: ecco i temi principali in agenda
La stretta attualità si intreccia con la storia recente delle vicende che riguardano il mondo arabo. Le tematiche più spinose destinate ad essere affrontate dai leader arabi sono diverse, alcune più recenti, quali ad esempio le proteste in Sudan ed in Algeria, altre invece più datate. In quest’ultima categoria rientra senza dubbio la Siria. A dicembre si diffondono indiscrezioni circa la partecipazione del presidente siriano Assad al vertice di Tunisi. Questo per diverse circostanze: il summit è ospitato in un paese, quale la Tunisia, che mantiene con la Siria ottimi rapporti anche durante la guerra. Per di più, nelle prime settimane dell’anno nuovo, si assiste ad un certo disgelo diplomatico tra alcuni paesi arabi e Damasco. Il presidente sudanese Bashir è il primo leader arabo ad incontrare Assad dall’inizio del conflitto, Emirati Arabi Uniti e Bahrein aprono a Damasco le proprie ambasciate e ripristinano i voli commerciali verso la capitale siriana.
Passi importanti, specie se si considera che la Siria, pur tra i paesi fondatore della Lega Araba, risulta espulsa dall’organizzazione dal 2011. Ma a Tunisi comunque Assad non atterrerà, anche se il dossier siriano è tra i principali temi in agenda. I leader arabi dovrebbero discutere circa una proposta di reintegro della Siria. Ma, come sottolinea il ministro degli esteri tunisino Mahmoud Khemiri all’agenzia Tap, per il via libera al reinserimento di Damasco occorre l’unanimità: “Il rientro di Damasco non dipende solo dalla Tunisia – dichiara il titolare della diplomazia del paese nordafricano – ma richiede il consenso all’unanimità da parte dei paesi arabi. Se la decisione di sospendere l’adesione della Siria dovesse essere rivista, la Tunisia non potrà che essere d’accordo”. Difficile però che si arrivi ad un accordo: Arabia Saudita e Qatar, divise e rivali su ogni fronte, sono però entrambe le più “scettiche” circa un repentino rientro della Siria nella Lega Araba.
L’altro argomento che potrebbe avere molto risalto negli appuntamenti del summit di Tunisi, è quello relativo al riconoscimento degli Usa della sovranità israeliana sui territori posti sulle alture del Golan. Così come si legge sul The Times of Israel, sembra scontato un documento finale di condanna alla mossa di Washington. Al tempo stesso però, anche su questo fronte non dovrebbero mancare le divisioni: in particolare, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti starebbero provando a far passare una forma di condanna più “blanda”, in linea con le posizioni comuni che i due paesi hanno con Tel Aviv soprattutto in riferimento all’Iran.
Uno sguardo alla Libia
Trattandosi poi di un vertice ospitato in Tunisia, ovviamente non si può non comprendere tra i temi più caldi da trattare quello relativo al dossier libico. Peraltro il summit tunisino prende il via a due settimane esatte dalla conferenza nazionale libica, che è in programma nella città di Ghadames. Un momento cruciale dunque per la Libia, testimoniato dall’incontro tra Al Sarraj ed Haftar dello scorso 27 febbraio ad Abu Dhabi e dal possibile nuovo bilaterale tra i due questa volta in territorio libico. I leader arabi dovrebbero discutere proprio dei prossimi passi relativi al piano Onu il quale prevede, dopo la conferenza nazionale, le elezioni entro questo 2019.
In realtà poco o nulla di concreto dovrebbe uscire da Tunisi, specialmente perché alcuni Stati arabi appaiono in disaccordo e profondamente divisi sul sostegno da dare ai vari attori impegnati nel contesto libico. Ma questo non dovrebbe impedire ai vari governi di trovare già in Tunisia dei punti di contatto in vista, soprattutto, dei prossimi appuntamenti diplomatici.
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