Per diventare una grande potenza globale a tutti gli effetti alla Cina manca ancora qualcosa. Certo, i principali indicatori economici raccontano di un Paese in perenne ascesa, di un Pil in aumento e di un benessere sempre più diffuso all’interno della popolazione. La linea politica di Xi Jinping ha poi garantito armonia ed equilibrio, anche di fronte a eventi inattesi quali la guerra dei dazi con gli Stati Uniti e i fatti di Hong Kong. Se dal punto di vista della concretezza al Dragone non manca niente per rivendicare il trono, è altrettanto vero che fin qui il soft power cinese si è basato soltanto sulla promessa di garantire ai partner l’accesso al proprio, immenso, mercato interno. Ma gli accordi economici da soli non bastano per creare una solida sfera d’influenza ben riconoscibile nel mondo; serve qualcosa in più, una sorta di Hollywood cinese, un personaggio famoso che attiri anche il popolo occidentale, un tema che susciti l’interesse di chi vive oltre la Muraglia.
Creare brand internazionali
Xi aveva pensato di potenziare il settore calcistico per trasformare la Cina nella nuova terra del calcio; il problema è che per un piano simile serve tempo: anni, se non decenni. Molto meglio allora continuare a puntare sull’industria cinematografica, che ha sfornato pellicole allettanti anche in Occidente e serie televisive apprezzate da un vasto pubblico. Ma il governo cinese aspira a qualcosa di più grande, ad esempio un brand in grado di spopolare in tutto il mondo: Huawei poteva essere l’azienda perfetta attorno al quale creare una narrazione cinese da esportare in ogni angolo della terra. L’idea è però svanita dopo che gli Stati Uniti hanno ridimensionato l’immagine del colosso di Shenzen colpendolo con provvedimenti economici. E allora come risolvere l’enigma?
Jianjiang: la città delle scarpe
L’aiuto può arrivare direttamente da Jinjiang, una città che conta poco meno di due milioni di abitanti situata nella provincia sud orientale del Fujian. Jinjiang è soprannominata la “capitale delle scarpe cinese” per via dell’enorme produzione di scarpe sportive presente in questa zona. Un reportage del South China Morning Post spiega come nel corso degli ultimi quarant’anni, la città sia passata da essere un centro anonimo e poco appariscente a un centro fondamentale per l’economia del Paese. I brand presenti a Jinjiang non sono ancora noti a livello globale, ma adesso che la Cina ha cambiato paradigma industriale – accantonando la quantità per la qualità – in tanti scommettono che l’Adidas o la Nike con caratteristiche cinesi nascerà proprio qui.
Sfidare Nike e Adidas
I marchi presenti a Jinjiang hanno piani ambiziosi e intendono espandersi anche in Occidente, diventando così brand internazionali. Il processo è lento, complicato e ricco di ostacoli; anzi, non c’è neppure la certezza che qualche azienda possa riuscire nell’impresa, eppure le realtà locali sono pronte a sfidare colossi come Nike e Adidas. Già, perché negli anni ’80 le firme occidentali più note delocalizzavano qui la loro filiera produttiva. Ora i produttori del posto hanno appreso il know how necessario per camminare con le proprie gambe, anche se delle circa 5.000 aziende di scarpe presenti a Jinjiang, poche riusciranno a sfondare.
I marchi cinesi del futuro: il caso Xtep
In zona ci sono le sedi di alcuni fra i brand di scarpe sportive più famosi della Cina: Anta, Xtep e 361. Xtep ha a Jinjiang una sede moderna in cui sviluppa gli ultimi modelli di scarpe all’interno del cosiddetto Running science laboratory, un laboratorio in cui i tecnici dell’azienda registrano dati, fanno prove e usano stampanti 3d per disegnare le suole più comode. Il prezzo medio? Intorno ai 380 yuan, cioè meno di 50 euro al paio. La sfida ai colossi occidentali di scarpe sportive è già iniziata.
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