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Politica

Adesso Macron cambia linea: confini chiusi e lotta all’islam

E adesso Emmnauel Macron si scopre sovranista. O meglio, fa il sovranista, perché in realtà (sotto sotto) lo è sempre stato. Come tutti i leader europei che continuano a predicare l’unità dell’Ue, l’apertura dei confini, a condannare le destre e...

E adesso Emmnauel Macron si scopre sovranista. O meglio, fa il sovranista, perché in realtà (sotto sotto) lo è sempre stato. Come tutti i leader europei che continuano a predicare l’unità dell’Ue, l’apertura dei confini, a condannare le destre e gli esecutivi accusati di essere oscurantisti rispetto al grande destino che ci prospettano le élite.

Sia chiaro, Macron fa i suoi interessi, quelli della Francia e dell’establishment a cui fa riferimento. Ma adesso fa sorridere vedere imporsi all’interno delle stanze dell’Eliseo idee che fino a poco tempo fa sarebbero state bollate come parte integrante del programma di Marine Le Pen o di qualsiasi altro partito che il presidente francese attacca in tutte le sedi, nazionali ed europee, bollandolo come nemico dell’Europa e della sua idea di Francia. E gli esempi non mancano, a cominciare dal fatto che da qualche mese, nel silenzio generale dei sostenitori anche italiani del capo dell’Eliseo, Parigi abbia chiuso le porte del proprio territorio rendendo del tutto inefficaci le regole dell’Area Schengen. Per il governo francese a guida En Marche tutto è dovuto al pericolo terrorismo, minaccia alla sicurezza dello Stato che non permette di aprire le porte a chiunque. Benissimo: peccato che quando a chiederlo siano gli esecutivi rivali, in primis l’Italia, da Macron arrivano sempre le solite condanne intrise di un europeismo assolutamente privo di contenuti. Non c’è amore per l’Europa né per l’Unione europea. C’è interesse per il proprio tornaconto elettorale. Ed è quello che muove le fila del presidente francese come di chiunque salga al potere.

La sospensione dell’Area Schengen in alcuni Paesi dell’Unione europea è un tema che da tempo agita la corte di Bruxelles. Perché è chiaro che sia una ferita ancora aperta. Se pensiamo che i governi europeisti chiudono le frontiere quando Schengen è uno dei pilastri su cui si fonda l’attuale comunità, si capisce che qualche è andato a storto in questa Commissione che si appresta a finire il mandato. Ma il fatto che ora addirittura En Marche, il partito del gruppo più europeista di tutti a Strasburgo (così si spaccia), a chiedere di rivedere l’area di libero scambio, “lottare contro gli abusi” del diritto d’asilo, evitare che la Francia diventi approdo di tutti perché con un sistema più favorevole di altri, fa sorridere. Fa sorridere perché immaginiamoci cosa avrebbe detto Edouard Philippe, il primo ministro di Macron ,se a chiedere queste cose fosse stata l’Italia o anche la stessa Le Pen. E invece le ha detto lui proprio lui durante un discorso davanti all’Assemblea nazionale che, fra le altre cose, ha toccato anche il tema dell’islam. Un nodo fondamentale per una Francia dove il radicalismo islamico fa leva soprattutto nelle banlieue. E per Philippe il discorso è semplice: “L’Islam francese deve reclutare e formare imam in Francia, deve parlare francese e non deve più essere finanziato da Paesi stranieri”. Insomma, un attacco a tutto tondo nei confronti della politica sull’islam di questi decenni e sui rapporti con le potenze del Golfo e della Turchia. Eppure non sembrava che il suo programma fosse così duro ai tempi in cui serviva criticare Le Pen per il suo essere chiusa.

Cosa può aver influito così tanto da modificare il piano di Macron? La protesta violenta dei gilet gialli? Il successo di Rassemblement National alle europee? Chi può dirlo. Intanto una cosa è certa: ora Macron si scopre ancora una volta sovranista.





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