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Guerra

I mercenari del jihad

"Buongiorno, sono un giornalista italiano. Vorrei intervistarvi. È possibile?". Inizia così la nostra avventura nel mondo dei contractors jihadisti di Malhama Tactical. La risposta - un messaggio in russo che viene inviato automaticamente - ci lascia (a torto) ben sperare: "Grazie per il tuo messaggio. Cercheremo di risponderti subito. Ti contatteremo a breve". Passano meno di 24 ore e arriva la risposta, quella vera, questa volta in inglese e inviata da chi si occupa delle pubbliche relazioni dei jihadisti: "Purtroppo ora non possiamo rilasciare interviste. Forse tra un po' potremo. Mi auguro che tu riesca a comprenderci...". C'era da aspettarselo. Malhama Tactical è attivissimo sul web. Si divide tra Facebook, Twitter e Instagram. I social sono un po' la sua vetrina, lo spazio usato per vendere un prodotto - l'addestramento militare - agli estremisti sunniti di mezzo mondo.

“Buongiorno, sono un giornalista italiano. Vorrei intervistarvi. È possibile?”. Inizia così la nostra avventura nel mondo dei contractors jihadisti di Malhama Tactical. La risposta – un messaggio in russo che viene inviato automaticamente – ci lascia (a torto) ben sperare: “Grazie per il tuo messaggio. Cercheremo di risponderti subito. Ti contatteremo a breve”. Passano meno di 24 ore e arriva la risposta, quella vera, questa volta in inglese e inviata da chi si occupa delle pubbliche relazioni dei jihadisti: “Purtroppo ora non possiamo rilasciare interviste. Forse tra un po’ potremo. Mi auguro che tu riesca a comprenderci…”. C’era da aspettarselo. Malhama Tactical è attivissimo sul web. Si divide tra Facebook, Twitter e Instagram. I social sono un po’ la sua vetrina, lo spazio usato per vendere un prodotto – l’addestramento militare – agli estremisti sunniti di mezzo mondo.

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