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Politica

Israele teme un attacco cyber da parte di Cina e Russia

Israele lancia uno strano allarme: teme attacchi cyber da parte di Cina e Russia. Come scrive il Jerusalem Post, il Consiglio di sicurezza nazionale israeliano (Nsc) sta per presentare un “rapporto speciale” al gabinetto di sicurezza di Benjamin Netanyahu sullo...

Israele lancia uno strano allarme: teme attacchi cyber da parte di Cina e Russia. Come scrive il Jerusalem Post, il Consiglio di sicurezza nazionale israeliano (Nsc) sta per presentare un “rapporto speciale” al gabinetto di sicurezza di Benjamin Netanyahu sullo spionaggio informatico. E il testo fa un esplicito riferimento a Mosca e Pechino come competitor della difesa e dell’intelligence dello Stato ebraico.

Secondo i media israeliani, l’iniziativa sarebbe opera di Meir Ben Shabbat, consigliere per la sicurezza del primo ministro. L’idea è quella di proporre una “strategia di controspionaggio” che abbia come scopo quello di affrontare “in modo specifico lo spionaggio cibernetico russo e cinese”. Anche Netanyahu ha voluto puntare tutto sugli investimenti in questo settore. E, a detta degli uffici governativi israeliani, gli sforzi dell’Unità Idf 8200, che rappresenta l’agenzia per la Sicurezza nazionale di Israele, del Mossad e dello Shin Bet, hanno “evitato in Israele le massicce violazioni cibernetiche sperimentate in anni recenti negli Stati Uniti”.





Tuttavia, come scrive il Jerusalem Post, adesso “anche i funzionari dell’intelligence e della difesa di Israele sono diventati più consapevoli del fatto che il settore privato israeliano e altri apparati della difesa potrebbero non tenere il passo con la velocità degli investimenti esteri e le profonde sfide del cyber-spionaggio che potrebbero rappresentare la Russia e la Cina”. 

La notizia è particolarmente interessante perché fa capire la direzione intrapresa dallo Stato ebraico dal punto di vista delle relazioni internazionali. E non può non destare scalpore questa scelta di puntare il dito contro Israele e Cina, che tendenzialmente hanno rappresentano Paesi partner dei governi israeliani. La stesa guerra in Siria ha dimostrato che, pur con momenti di altissima tensione, Netanyahu e Vladimir Putin hanno sempre dialogato. E la stessa cosa vale per gli stati maggiori delle forze israeliane e russe. Idem per la Cina, che, anche se più dal punto di vista commerciale, ha riaffermato spesso rapporti positivi con lo Stato ebraico, dimostrati per esempio negli investimenti nei porti israeliani.

Ma è proprio da uno di questi progetti, e cioè l’investimento nel porto di Haifa, che si può partire per comprendere gli sviluppi delle relazioni diplomatiche di Israele con la Cina. E indirettamente anche con la Russia. Perché da qualche tempo, molti analisti israeliani, così come think tank e militari vicini all’alleato americano, hanno lanciato l’allarme nei confronti della Cina, che si considera eccessivamente presente negli asset strategici israeliani e del Mediterraneo. In particolare nei porti.

L’idea dell’amministrazione americana è quella di inserire anche Israele nel blocco anti-Cina. L’impressione è che Washington voglia provare a evitare che il gigante asiatico riesca a penetrare in maniera eccessiva in Medio Oriente, nel Mediterraneo e quindi in Europa. Israele, quale alleato strategico degli Stati Uniti in Medio Oriente, non può sganciarsi da questa logica. E proprio per questo motivo, la Casa Bianca, che ha legami fortissimi con l’attuale governo israeliano, ha chiesto a Netanyahu e agli apparati di sicurezza un deciso cambio di passo. Perché si teme che i cinesi, presi i porti, possano mettere a repentaglio la riservatezza e la sicurezza dei dati dell’intelligence americana e di tutti gli alleati di Israele. Ma soprattutto possano rubare il know-how tecnologico e di cyberwarfare delle forze della Stella di David.

Più complesso il discorso per la Russia. Mosca non è mai apparsa nel mirino di Israele. Soprattutto perché in Siria non solo cooperano ma hanno anche necessità di non andare allo scontro. Netanyahu sa perfettamente che soltanto le capacità russe hanno saputo tenere a freno gli iraniani e le forze di Hezbollah e le hanno mantenute lontane dal confine dello Stato ebraico. Putin rappresenta da anni il metronomo del Medio Oriente. E Netanyahu, così come lo Stato maggiore israeliano, sanno perfettamente di non poter lanciare troppe accuse nei confronti della Federazione russa.

E questa dei presunti pericoli cyber è una mossa che stupisce ma che getta anche alcune ombre nei rapporti fra governo israeliano e Cremlino. L’impressione è che questa sia una mossa per blindare l’asse con gli Stati Uniti anche nella sfida del deep State alla Russia. Il tutto con un occhio alle prossime elezioni che decideranno il futuro premier dello Stato ebraico.

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