Parlare di fazzoletto di terra è oramai eufemismo: lo Stato islamico risulta confinato in un territorio poco più grande di un isolato della periferia di Baghouz, piccolo villaggio sulla sponda orientale del fiume Eufrate. Le bandiere nere, che ad un certo punto tra Siria ed Iraq negli anni passati sono capaci di controllare in un territorio di 88.000 km quadrati, oramai vivono le ore di vigilia della loro capitolazione. Ma le battaglie non sono finite, al pari delle sofferenze per i civili.
Ostaggi dell’Isis
Circa duecento famiglie vivono ancora sotto le insegne del califfato. Per loro la vita è molto dura: bombardamenti, colpi di artiglieria contro le proprie case, mancanza totale di contatto con l’esterno e dunque niente viveri e rifornimenti. Sono vite sequestrate dall’Isis, persone costrette loro malgrado ad essere le ultime vittime di una follia ideologica che nel 2014 porta un pugno di jihadisti a proclamare la nascita di un vero e proprio Stato. I terroristi rimasti a Baghouz sono circa 600, nessuno si vuole arrendere: si tratta dei più fanatici, di chi non vuole cedere il passo e preferisce farsi saltare in aria o lanciare un ultimo razzo piuttosto che alzare la bandiera bianca al posto di quella nera. Così facendo, diversi civili oramai sono intrappolati nell’ultima piccola enclave dello Stato Islamico.
Chi riesce a fuggire si ritrova sfollato in alcuni campi nelle zone in mano all’Sdf, le milizie filo curde che stanno conducendo l’ultimo assalto al califfato. Testimoni parlano di tendopoli improvvisate, poca acqua e poco cibo al momento ma le forze locali non sembrano avere la possibilità di migliorare la situazione. Pur tuttavia, nessun civile vuole rimanere intrappolato nell’ultima porzione di territorio in mano alle milizie islamiste. Meglio aspettare giorni migliori per i soccorsi in alcuni campi dell’entroterra della provincia di Deir Ezzor, piuttosto che vivere sotto lo spettro della barbarie dell’Isis e dei colpi di mortaio che arrivano sulle proprie case. Ma non tutti riescono a fuggire ed in tanti rimangono in queste ore nell’inferno di Baghouz.
“Rallentare la battaglia per salvare i civili”
Alla Bbc intanto, un comandante dell’Sdf si sbilancia sulle sorti dell’ultima battaglia contro lo Stato Islamico: “Ancora poche ore, qualche giorno al massimo, ed anche questo villaggio sarà libero”. Sul perchè le sue forze da giorni annunciano la possibilità di vincere sull’Isis senza però poi proclamare la definitiva vittoria, lo stesso comandante non ha dubbi: “Se proteggere la vita ai civili vuol dire rallentare di qualche giorno la battaglia contro il califfato, allora così sia”. La difficoltà sta nel fatto che i civili, come in tante e troppe altre occasioni durante la guerra civile in Siria, vengono usati come scudi umani. Dunque si deve combattere casa per casa, evitando di utilizzare l’impiego massiccio di armi pesanti altrimenti i civili coinvolti sarebbero molti di più.
Lunedì si diffonde la voce che i miliziani asserragliati a Baghouz sono pronti a trattare un loro passaggio indisturbato verso nord, ma tutto viene smentito. In realtà sono pochi i terroristi pronti ad arrendersi, chi voleva farlo già si è mimetizzato tra i civili in fuga oppure è scappato verso altre mete. Quelli di Baghouz sono i più restii ad arrendersi. Si procederà dunque metro per metro, con i civili costretti a subire ancora per qualche giorno l’incubo di una guerra che sembra infinita.
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