La Cina ha un grosso problema con il Pakistan. In ballo c’è la realizzazione di un progetto strategico per la Belt and Road Initiative. Tutto sembrava in discesa, con Islamabad disposta in un primo momento ad accettare l’intesa per la costruzione di una centrale a carbone. Poi l’improvvisa retromarcia che potrebbe cambiare le carte in tavola.
Il Corridoio Economico Cina-Pakistan
Intanto c’è da dire che il Pakistan rappresenta uno Stato chiave per i piani economici della Cina. Una parte della Nuova via della Seta terrestre collegherà la città cinese di Kashgar a Gwadar e Karachi, due porti pachistani posizionati sull’Oceano Indiano. L’accordo tra i due governi è del 2013, e prevede la costruzione congiunta del cosiddetto Corridoio Economico Cina-Pakistan (CPEC). In cambio di uno sbocco sul mare – e bypassando lo Stretto di Malacca – Pechino propone a Islamabad infrastrutture di ogni tipo. Il costo stimato si aggira sui 60 miliardi di dollari.
Il progetto Rahim Yar Khan a rischio
La partnership non fa una piega. Almeno, fino a pochi mesi fa. Con l’avvento presidenziale di Imran Khan la cooperazione inizia a traballare, così sussurrano alcune voci. Il Pakistan tentenna e avanza dubbi sulla convenienza reciproca dell’accordo. Pechino rassicura l’alleato ma non basta. Già, perché il governo pachistano ha congelato il progetto di Rahim Yar Khan, una centrale a carbone da 1320 Megawatt, dal valore di circa 2 miliardi di dollari. Troppi soldi per Islamabad, che vorrebbe che la considerevole somma fosse investita altrove, sempre all’interno della CPEC.
Visioni contrapposte?
Pechino spinge per la centrale a carbone, il Pakistan preferirebbe rinforzare il porto di Gwadar o la via occidentale che collega Balucistan e Khyber. Non solo: l’idea del Rahim Yar Khan è stata bollata come costosa e inutile. Dunque sono due le criticità che potrebbero incrinare ulteriormente il legame tra Cina e Pakistan: l’allocazione delle risorse e la poca convenienza del governo di Islamabad. La sensazione del Pakistan è che a guadagnarci, alla fine, sarà in realtà soltanto la Cina. A cominciare dai posti di lavori creati, sempre più in mano a cinesi che non ai locali.
La Cina minimizza
La Xinhua, agenzia di stato cinese, minimizza il caso della centrale e riporta le parole di Un Imran Khan raggiante. Il Primo Ministro pachistano ha sottolineato una netta accelerazione nell’edificazione dei vari progetti della CPEC. Non solo. Khan ha anche parlato di “enormi vantaggi socio economici per la popolazione e tutto il Pakistan”. Ufficialmente, dunque, Pechino e Islamabad si definiscono “amici di ferro”. Eppure dietro il sipario non sembra esserci la stessa armonia.
Attentati e separatisti
Oltre a mantenere stabile il rapporto con il Pakistan, la Cina deve fare i conti con un altro problema. La piaga del terrorismo islamico e dei separatisti pachistani. Questi ultimi hanno recentemente minacciato di voler prendere di mira i progetti della Belt and Road Initiative che sorgeranno in territorio pachistano. La pace avverrà soltanto quando Pechino smetterà di sfruttare il Pakistan per i suoi scopi. La Cina è ormai considerata una potenza neocolonialista da alcuni gruppi locali, e gli attentati alle nuove infrastrutture sono all’ordine del giorno. Ecco perché il Dragone, da queste parti, dovrà rimboccarsi ulteriormente le maniche.
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